In The Hand of Dante
di Julian Schnabel
Se un pittore anche regista come Julian Schnabel (Basquiat, Lo scafandro e la farfalla, Prima che sia notte) ritiene che tutto sia un eterno presente in cui il passato può ripresentarsi per essere emendato, e vuole farne un film va bene. Curioso. Se il pittore anche regista ritiene che un certo Nick Tosches (Oscar Isaac) scrittore sfortunato e studioso ossessivo di Dante venga incaricato da un boss mafioso di recuperare la prima stesura autografa (sul serio?) della Divina Commedia, fa sorridere ma ci può stare. Se lo scrittore viene accompagnato da un massacratore (Gerard Butler) e nel contempo non solo crede ma vuol convincere noi (avanti e indietro nel tempo) di essere Dante reincarnato con strani viaggi tra Beatrice e Gemma (Gal Gadot) allora è un inferno (e anche un purgatorio) ma non un paradiso per lo spettatore a cui sembra di assistere a uno scherzo (colto?) tra amici che si travestono per una recita (c’è anche Martin Scorsese con barba finta da profeta) ma uno scherzo scappato di mano, oltre il kitsch: dopo un po’ lo spettatore scalpita perché non bastano le citazioni dantesche a rendere un inferno le sequenze di teste che esplodono alla maniera degli action movie. Soprattutto la commedia non è divina, viene tirata per tre ore e non ha neppure le note sotto per capire tutti i riferimenti. In the Hand of Dante può essere tradotto “ posseduto da Dante” nel senso di anima posseduta?





































