Nuhai (Girl)
di Shu Qi
Ogni scena del film si apre con un oggetto e un suono, di solito amplificato. Gli oggetti sono sonori, i sentimenti ottusi e silenziati. Due ragazzine, una madre con molti lavori disperati e tanti rimpianti, un padre che torna sempre ubriaco a cavallo di un moto che sembra destinata al disastro. La maggiore Li si prende cura della minore, la mamma prende spesso a sberle Li, il padre picchia e a volte violenta la madre. Il suo concetto è “siete mie e faccio di voi quello che voglio”: mostro alcolizzato un altro disgraziato pieno di rancori? L’impressione generale è deprimente (è la Cina di Taiwan? Le ragazzine vestono a scuola divise, come i giapponesi e i coreani ma non è vero che le divise annullano le differenze di classe). Li a scuola fa amicizia con Lili, che si fa chiamare Lily all’americana. Si attirano per i nomi. Scopre cose come marinare la scuola, uscire con ragazzi, tornare tardi, sempre avvolta da una nuvola di indifferenza condita di sberle. Le sberle sono crudeli? Nel finale i sentimenti riusciranno ad uscire. Era ora, anche per lo spettatore






































