Venezia 82. Elisa

Cosa passava nella testa di Elisa quando uccise sua sorella?

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Elisa
di Leonardo di Costanzo

Elisa (Barbara Ronchi) vive in una villetta con due letti in un centro svizzero di riabilitazione per detenuti. È una strana cella in un bosco. Gira vestita con abiti rosso scuro e lavora al bar interno. Arriva il criminologo Alaoui (Roschdy Zem) a tenere lezioni sulla psicologia che sta dietro certi crimini. Quello di Elisa è strano: ha ucciso e bruciato la sorella e ha tentato di fare altrettanto con la madre. Poi ha perso la memoria. Ed era la beneducata figlia di un imprenditore della falegnameria e stava per prendere le redini amministrative dell’azienda. Il criminologo le chiede se è disposta a sottoporsi a una serie di colloqui esplorativi. L’andamento dei colloqui e il ritorno progressivo della memoria cambiano l’umore e le risposte esistenziali di Elisa. Sapremo forse cosa la turbava, il senso di responsabilità che l’opprimeva, il calcolatissimo progetto di eliminazione dei famigliari vissuto quasi come una necessità. Ma è tutto vero o è una verità che Elisa ha dedotto dalle fasi del processo? Oppure: Elisa sta recuperando la memoria o non l’ha mai persa e l’ha ignorata? Cos’è la verità? Di Costanzo considera Elisa una sorta di “continuazione del suo precedente film carcerario Ariaferma

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