Silent Friend
di Ildikó Enyedi
In un’università tedesca dalle architetture medioevali, ai tempi del Covid Tony Leung è un neuroscienziato di Hong Kong che valuta le risposte del cervello dei bambini (sempre vicini a uno stato lisergico rispetto al tipo di attenzione degli adulti) e riesce ad auscultare le piante dalle radici e a decodificare le loro emozioni. La prima studentessa ammessa nel 1908 in quell’università supera l’ostilità maschilista e frustrata dei baroni che tentano di scandalizzarla: lei sa tutto su Linneo e loro la provocano con paragoni che credono imbarazzanti tra gli amori delle piante e quelli degli umani. Riesce anche a diventare una fotografa professionale. Nel 1972 una studentessa ironica e uno studente imbranato e tenero vivono a cavallo della liberazione del rock e delle droghe leggere una curiosa storia d’amore per interposti segnali captati da un geranio color ciclamino. Ma chi racconta queste belle storie? Di chi è il punto di vista? Dell’amico silenzioso: un gigantesco albero Ginkgo Biloba dalla foltissima chioma che osserva nel tempo e nello spazio i nostri -ammettiamolo- buffi tentativi di comunicare, registrare le emozioni e riprodurci. I tempi del film, simpatico, sono però più vegetali che animali, ma con un po’ di pazienza… Regia femminile dell’ungherese Ildikó Enyedi






































