Venezia 82. Un film fatto per Bene

Franco Maresco racconta le disavventure di chi cerca Franco Maresco

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Un film fatto per Bene
di Franco Maresco

Carmelo Bene era apparso alla Madonna, Maresco frequenta tutt’ora i santi, anzi ai tempi s’era beccato  pure una censura per  Totò che visse due volte (vilipendio alla religione). Che fine ha fatto il regista che con Ciprì trasformò la Rai con Cinico tv? Preparava un lavoro su Carmelo Bene (con il titolo a doppia combinazione del film fatto “per Bene” e “per bene”) e abbiamo esempi di come imponga la recitazione alla Carmelo Bene ai suoi terrificati commedianti. Più lo cerchi Maresco e  meno lo trovi, perché chi lo cerca (l’amico Umberto Cantone che riferisce al vituperato produttore Occhipinti della Lucky Red) finisce in giri viziosi per Palermo con tassisti che ascoltano Radio Maria e pregano alla guida, poi si perde in una miriade di ricordi – esilaranti- su come Maresco richiami le sue vecchie glorie mostruose e nuovi mostri, e il tono è sempre quello della follia, ma è una follia con un metodo molto stratificato: intanto c’è il girato demenziale su San Giuseppe da Copertino che vaga come un poverello di Assisi e chiacchiera col suo somaro quando non si alza in cielo per levitazione, in quello splendido bianco e nero da pellicola alla John Ford. Si parla molto del passato di Maresco anche con Ciprì, in realtà si parla del futuro (ma è il presente) di un uomo che sente affini per fama disastrosa il nostrano Tanio Boccia e il terribile Ed Wood e cita Céline: Maresco è nascosto (e dove se no…) in un convento, ma anche lì è sfuggente. Insomma inafferrabile, godibile, mostruoso e molto critico nei confronti del cinema nostrano.

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