Roberto Vecchioni chiude il tour ad Aquileia: il racconto

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roberto vecchioni

Non poteva esserci una cornice più suggestiva di Piazza Patriarcato ad Aquileia per la chiusura del tour Tra il silenzio e il tuono di Roberto Vecchioni, in un live organizzato da da Assoeventi e Zenit srl, in collaborazione con Comune di AquileiaRegione Friuli Venezia Giulia e PromoTurismoFVG.

Ad accompagnarlo sul palco ci sono Lucio Fabbri (pianoforte, violino, mandolino), Massimo Germini (chitarra acustica), Antonio Petruzzelli (basso) e Roberto Gualdi (batteria).

Per un professore che ha insegnato per 40 anni latino e greco nelle scuole, trovarsi a cantare nel cuore della seconda città più grande d’Italia ai tempi dei romani è un’occasione imperdibile, e infatti ne approfitta per raccontare, ancor prima di cantare la prima canzone, la storia di Aquileia per sommi capi dalla fondazione del 181 a.C. al medioevo.

Ecco, forse è proprio questo il grande valore aggiunto di assistere ad un concerto di Roberto Vecchioni: il potersi nutrire di qualche briciola della sua sterminata cultura nei discorsi tra un brano e l’altro.
E se dal palco punta il dito contro i tempi moderni, dove non ci sono più quei magister da seguire, ascoltare e rispettare, lui ne veste i panni e ci porta per mano nel suo mondo e nella sua vita, per lasciarci (è il caso di usare le parole di Fabrizio De André, che verrà citato più volte durante la serata) “una goccia di splendore, di umanità, di verità”.

Il concerto

La vita privata e le storie degli altri si intrecciano, si rincorrono fino a confondersi, come nel caso di Vincent, canzone sotto forma di lettera scritta da Paul Gauguin per Van Gogh, ma nella cui presentazione Vecchioni fa riferimento, anche se in maniera velata e senza nominarlo mai, al figlio Arrigo, suicidatosi un anno e mezzo fa a soli 36 anni.

E ancora, Signor giudice (un signore così così), che racconta con ironia i cinque giorni passati in carcere in quel di Marsala in attesa di giudizio, mentre chi doveva giudicarlo era partito per le ferie subito dopo la sua incarcerazione.
Oppure Figlia, scritta per Francesca ormai 50 anni orsono, o la celeberrima Sogna, ragazzo, sogna, lasciata come eredità ai ragazzi nel suo ultimo giorno di insegnamento al liceo.

Un universo fatto di amore

Ma il filo rosso che corre lungo tutto il concerto è sicuramente quello che riguarda l’amore. Non solo quello «tra uomo e donna, tra donna e donna, tra uomo e uomo», ma inteso come sentimento universale. E nelle due ore e mezza di spettacolo sono costanti gli inviti ad amarsi, a pensare che le cose cambieranno, perchè il bene deve per forza trionfare sul male, e alla fine non può che vincere l’amore.

E questo amore può essere declinato in tanti modi: può essere quello per la propria donna (Ogni canzone d’amore, La mia ragazza), quello per un ideale (El bandolero stanco, Velasquez) o quello per la propria terra (Cappuccio rosso).
Proprio la storia di Ayse Deniz Karacagil e quella di un popolo senza terra come quello curdo dà lo spunto a Vecchioni per fare un parallelo col popolo palestinese e mostrare il proprio supporto alla Global Sumud Flotilla.

Mostrare umanità è la vera vittoria

Per spiegare l’importanza del dare l’esempio, della differenza tra l’avere una cultura, avere dei sentimenti e il non averli, essere grezzi e gretti, Vecchioni cita La guerra di Piero di De André: «Piero vede l’altro di fronte a lui e non gli spara, perchè non vuole uccidere un altro essere umano. L’altro invece non ci pensa su due volte e lo ammazza. Potrebbe sembrare che siccome Piero è morto abbia perso, ma non è così. Perchè il raccontare la sua storia, il suo esempio, la sua umanità, ci tramanda il messaggio che in realtà ha vinto lui col gesto di non sparare, anche se l’ha pagato con la vita.
E noi dobbiamo supportare questi ragazzi che si sono imbarcati per un atto umanitario e di umanità. Dobbiamo parlarne, raccontare il loro esempio, fargli sentire il nostro supporto, perchè loro arriveranno a Gaza e dimostreranno che il bene vince sul male».

Se vogliamo, la summa di tutto si può racchiudere in una canzone e nelle sue parole. Quella Chiamami ancora amore con cui il professore ha vinto il Festival di Sanremo nel 2011. Bisogna credere sempre nell’amore,“che questa maledetta notte dovrà pur finire”, e sarà il bene a trionfare.

Immancabili i bis, richiesti a gran voce dal pubblico che nel frattempo si è riversato sotto il palco. E allora ecco Luci a San Siro e il gran finale con Samarcanda e quell’unica vittoria del destino sull’uomo cantata nell’arco della serata. Un brano che lo stesso Vecchioni ha quasi rinnegato, dicendo che oggi non scriverebbe più una canzone del genere, convinto com’è che è l’uomo ad essere artefice del proprio destino.

Si chiude così questo concerto e tutto il tour Tra il silenzio e il tuono, in attesa dei nuovi progetti del cantautore milanese, siano essi discografici, letterari o televisivi.
Già, perchè a 82 anni Roberto Vecchioni ha una voglia di vivere, di raccontare, di condividere da far invidia ad un ventenne, ed è un patrimonio collettivo di cui abbiamo un disperato bisogno, in questi tempi culturalmente e umanamente bui.

La scaletta del concerto di Roberto Vecchioni ad Aquileia

1. Dentro gli occhi
2. Ti insegnerò a volare (Alex)
3. Ogni canzone d’amore
4. La mia ragazza
5. Vincent
6. Signor giudice (un signore così così)
7. El bandolero stanco
8. Cappuccio rosso
9. Voglio una donna
10. Figlia
11. Vorrei essere tua madre
12. Le mie ragazze
13. Velasquez
14. Sogna, ragazzo, sogna
15. Chiamami ancora amore

16. Luci a San Siro
17. Samarcanda

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