Lo spartito della vita

Un po' ironico, un po' funebre, molto tedesco

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Lo spartito della vita
di Matthias Glasner
con Lars Eidinger, Corinna Harfouch, Lilith Stangenberg, Ronald Zehrfeld, Robert Gwisdek.

Una bambina ripresa in verticale con un cellulare raccomanda di credere nel tuo cuore, di fare ciò che ti viene , di affrontare i tuoi sentimenti,  di ascoltare la tua natura. Chi è la bambina? Passiamo agli adulti. Ecco un’anziana madre, Lissy: è malmessa ma il marito Gerd è peggio,  in pieno Alzheimer. Crisi e  richiesta d’aiuto al figlio Tom (Eidinger), ma il figlio dirige un’orchestra e non guarda il cellulare su cui chiama anche l’ex compagna che sta per partorire il figlio di un altro che attende fuori dalla sala parto. È stata chiamata anche la figlia Ellie (assistente dentale): ma beve, attraverserà un delirio  e ha una storia sentimentale complicata. Insomma: questo film è la conferma che le disgrazie non vengono mai sole. O come scrive il Guardian, è la storia di una famiglia disfunzionale come quelle dei romanzi di Jonathan Franzen. La famiglia Lunies è sezionata in varie parti analizzate per circa 3 ore (Orso d’argento alla sceneggiatura all’ultima Berlinale), non ci risparmia colpi, né in durezza, né in ironia: il titolo italiano fa pensare un po’ al lavoro del figlio, quello originale tedesco, Sterben, si traduce “morire” ed è il titolo della suite orchestrale scritta da Bernard, il compositore amico di Tom: Bernard è un depresso che riesce a trasformare ogni prova d’orchestra in un inferno… Forse il titolo originale nella sua ironia nera suggerisce che nessuno esce vivo dalla vita, ma va vissuta… Glasner, regista e sceneggiatore, spiega la genesi  del film con la scomparsa a breve distanza  di ambedue i genitori e il caos che ne era conseguito. La bambina all’inizio del film è sua figlia. Il protagonista, Lars Eidinger (gran bella faccia) era anche in Opera senza autore, in Lezioni di persiano e in Jay Kelly con Clooney a Venezia in un ruolo davvero strano…

 

 

 

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