Quest’anno scegliere il vincitore del Premio Fabrizio De André è stato più complicato del solito. Il motivo? Come ha detto Dori Ghezzi, «il livello medio dei finalisti è davvero alto, meriterebbero di essere premiati tutti». In effetti per i finalisti equivale a una vittoria essere arrivati a esibirsi sul palco allestito nella piazza dedicata al mitico cantautore genovese nel cuore della Magliana, quartiere popolare, nonché uno dei più autentici di Roma (sempre Dori: «A Fabrizio sarebbe piaciuta molto l’atmosfera che si respira qui»).
Erano in dieci, sono stati selezionati dopo un lungo percorso artistico: una parte di loro sono stati scelti dalla direttrice artistica Luisa Melis, che ha ascoltato oltre 700 candidati; altri sono stati selezionati nel corso di un tour di scouting che ha toccato ben 9 regioni (organizzato da Teresa Mariano di Borghi Artistici in collaborazione col Premio). Alle semifinali di Isernia, la scorsa settimana, ne erano rimasti 31 e lì una commissione di cui mi onoro di essere stato uno dei componenti (gli altri erano le già citate Melis e Mariano, Mauro Ermanno Giovanardi, Pino Marino e Maurizio Salvatori), dopo lunghe discussioni, li ha ridotti a 10.
Alla fine una giuria molto qualificata, presieduta da Dori Ghezzi e di cui fanno parte musicisti, scrittori, giornalisti, critici musicali e professionisti del settore, ha fatto la sua scelta, decretando come vincitore Claudio Covato, un ragazzo da fisico possente e molto preparato tecnicamente che sul palco sprigiona una grande energia. Canta in siciliano (anzi, in ragusano stretto, come ci tiene a precisare), riuscendo a coinvolgere chi lo ascolta con la sua chitarra e una voce capace di mille sfumature

Ha avuto la meglio sulla molisana Fabula, musicista tosta che ha presentato La ragazza senza nome, brano che parla di violenza sulle donne: sul finale c’è stato un intervento dell’attore Giorgio Careccia (invece nella versione in studio c’è la partecipazione del contrabbassista Ferruccio Spinetti). Tema molto sentito, questo: anche se con forme stilistiche diverse, è stato affrontato pure da altre due ragazze, la toscana Cinus e la pugliese Giulia Imperato. Davvero interessante anche l’esibizione di Federico Baldi, come musicista si è formato all’Officina Pasolini, alle spalle ha una lunga esperienza teatrale. Apprezzata la grande professionalità di Sarà Calabrese e della sua band; così come la pirotecnica esibizione basata sull’uso dell’elettronica dell’umbra Le Nora (formatasi durante una permanenza quinquennale a Londra). Resta da dire del reatino (ma da anni risiede in Abruzzo) Carlo Valente e dei liguri Edoardo Chiesa e Chistian Gullone, tre cantautori capaci di affrontare temi “importanti”, di quelli che tanto sarebbero piaciuti a Faber, con un linguaggio al passo coi tempi (detto en passant, mirabile il violinista di Gullone Marko Kurtinovic).
Sono state due serate ricche di sorprese, caratterizzate da una proposta artistica di alto livello. Oltre ai 10 finalisti, la prima sera sono saliti sul palco i geniali Antonio Rezza e Flavia Mastrella, autori e interpreti di Amistade, uno spettacolo straordinario basato sulla poetica politica di De André, descritta dagli stessi autori come un’opera «sfuggita dalle labbra di Dori Ghezzi».
Apprezzate pure le esibizioni di Marcondiro e Nour Eddine (recentemente hanno ottenuto il Premio Amnesty International) e del vincitore della sezione musica della scorsa edizione Santoianni: oltre a riproporre il brano che vinse, Questa canzone non vale niente, ha presentato in anteprima 11.09, canzone che sarà pubblicata a fine mese e tratta dal suo nuovo album, che uscirà a gennaio: ho avuto il piacere di ascoltarlo in anteprima, e vi garantisco che è davvero un lavoro notevole. Ne riparleremo a tempo debito.
Sabato sera sono stati premiati i vincitori della sezione poesia e della sezione pittura. Nel primo caso una commissione composta da Vincenzo Costantino Cinaski, Erika Mineo in arte Amara e Federico Bona ha scelto la giovane napoletana Elena, con l’opera Nackt und Kleinkind (nuda e infante). Per la sezione pittura la commissione coordinata da Roberto Sironi, di cui fanno parte Raffaella Manna, Silvia Guglielmi, Eva Amos e Daniela Borla, ha deciso di premiare Luli, per l’opera Il volo.
Finale da brividi. Prima è salito on stage l’enigmatico The André, vincitore della targa Quelli che cantano Fabrizio («Ma dall’anno prossimo vorrei cambiare il nome e chiamarla «Io che canto Fabrizio», ha detto Dori); poi Luca Marinelli: per lui un doppio premio, la Targa Faber (per la sua straordinaria carriera come attore: qualche anno fa interpretò in modo magistrale il ruolo di Faber nel film Fabrizio De André, Principe libero) e la targa Quelli che cantano Fabrizio. Chiusura con i due insieme sul palco a omaggiare il cantautore genovese, accompagnati dalla band che suonò con lui negli ultimi dischi e tour (tra gli altri, i chitarristi Michele Ascolese e Giorgio Cordini): da pelle d’oca in particolare la cover de Il testamento di Tito. La piazza, stracolma, li ha salutati con un caloroso applauso.

La seconda sera applausi scroscianti per un vecchio amico del Premio De André, il comico Andrea Rivera, capace di strappare grandi risate con i suoi giochi di parole (una domanda: come mai personaggi così carismatici non hanno più spazio in Tv?).

Una standing ovation ha accolto Mauro Pagani (pure a lui sono andati entrambi i Premi), che nell’84 incise assieme a Fabrizio il capolavoro Creuza de mä: a Roma ha riproposto il brano omonimo.
Subito dopo è stata la volta del rapper Bresh, pure lui premiato con la targa Quelli che cantano Fabrizio (all’ultimo Festival di Sanremo ha duettato con Cristiano sulle note di Creuza de mä): prima ha proposto il suo ultimo singolo Dai che fai, poi è tornato sul palco Mauro Pagani e, una volta ancora accompagnati dai musicisti che suonarono con Faber, hanno cantato insieme Sidún.
Gran finale con tutti gli ospiti della seconda serata sul palco, più Dori Ghezzi, Luisa Melis, il presentatore Paolo Talanca a mandare l’ennesimo, commosso saluto a Fabrizio. Un mito che non morirà mai.

Il Premio Fabrizio De André Parlare Musica da anni mira a promuovere la creatività e l’originalità delle nuove produzioni artistiche italiane nella musica, nella poesia e nella pittura. Il riconoscimento è patrocinato dalla Fondazione Fabrizio De André Onlus, promosso e sostenuto dall’Assessorato alla Cultura di Roma Capitale con il coordinamento del Dipartimento Attività Culturali, in collaborazione con il Municipio Roma XI, la produzione esecutiva di iCompany, la direzione artistica di Luisa Melis, il supporto organizzativo di Zètema Progetto Cultura e la collaborazione con SIAE – Società Italiana degli Autori ed Editori e Soundreef. Questa era la 24esima edizione, quindi l’anno prossimo il Premio celebrerà le “nozze d’argento”.








































