Se digitate su Google “Lôro Malandro Enrumbado” il primo scritto che vi esce è quello generato dall’intelligenza artificiale AI Overview. Ve lo riportiamo. «“Lôro Malandro” è il nuovo CD del duo composto dall’accordionista siciliano Antonino De Luca e dal sassofonista marchigiano Leonardo Rosselli, con la partecipazione del flautista spagnolo Jorge Pardo. L’album, intitolato Enrumbado, è un progetto originale che fonde flamenco, musica brasiliana, elettronica e musica concreta, e si distingue per il coraggio compositivo e l’instabilità malandrina, in contrapposizione alle formule musicali più certe.

Dettagli dell’album. Artisti: Lôro Malandro (Antonino De Luca e Leonardo Rosselli) feat. Jorge Pardo. Etichetta: Dodicilune. Genere: Un mix di flamenco, cultura brasiliana, musica elettronica e concreta. Caratteristiche: L’album esplora l’incontro tra diverse culture e generi musicali, creando un suono originale e contaminato. Il “lôro” è una figura simbolica, malandrina, che trasforma contaminazioni in affermazioni e artigianato in arte. Il progetto celebra la libertà di divagazione come forma d’arte e il movimento, il desiderio e la forza che non si piegano.

Influenze: Il duo è influenzato dal lavoro del grande flautista spagnolo Jorge Pardo, innovatore nella fusione di jazz e flamenco, e dalla musica di artisti come Paco de Lucía, Camarón de la Isla e Chick Corea. Temi e concetti: Contaminazione culturale: L’album è un’esplorazione delle radici che non affondano, in un percorso di movimento e trasformazione costante. Musica concreta e elettronica: Sperimentazioni con i “rumori” della vita quotidiana, catturati e trasformati in musica, come nel brano Baião quotidiano. Diritto alla divagazione: L’idea che la divagazione possa essere una forma d’arte, un invito a perdersi nell’ascolto piuttosto che cercare conferme.»

A parte il piccolo errore iniziale, perché un lettore, che in realtà è soprattutto un ascoltatore, dovrebbe cercare di più, avendo ricevuto più o meno tutte le informazioni necessarie sul disco che gli interessa? Non per nulla oggi quasi il 64% delle ricerche Google negli Stati Uniti finisce senza nessun clic su siti esterni, tanto che qualcuno ha già affermato che siamo all’inizio della fine dell’internet come lo conosciamo. Oltre alla chiusura di portali importanti, il crollo della percentuale di utenti che cliccano sui siti che offrono approfondimenti e specifiche per migliorare la loro ricerca – passato dal 13% su desktop e 20% su mobile a sotto il 5% su desktop e al 7% su mobile – è diventato la nuova normalità. Il risultato è che si abbassa la qualità dell’offerta, il desiderio di conoscenza dell’utente, la diversificazione delle proposte, il coraggio di offrire nuove analisi, anche perché il 99,5% delle volte AI Overview inserisce uno o più risultati dei siti nelle posizioni top 10 di Google, ma quasi l’80% contiene link solo ai primi tre risultati.

foto di Alessandro Gianbartolomei

Il nostro portale cerca di rispondere a questa realtà incombente in una sola maniera: migliorando progressivamente la propria brand awareness. Ovvero proponendo una qualità di informazione e di analisi critica, di approfondimento e di dialoghi con gli artisti, che inducano voi lettori a riconoscere Spettakolo! come un “luogo” che vuole comunicare un insieme di valori, emozioni, esperienze e reputazione tale da attrarvi per la qualità e la ricchezza dell’offerta.

Tornando a Enrumbada e al duo siculo-marchigiano che lo ha inciso nell’autunno scorso con il contributo alla produzione di Maurizio Bizzochetti, aggiungiamo “personalità” alla schematica e SEO-dipendente (ovvero scritta secondo le tipiche e ormai abusate tecniche che pare migliorino la visibilità e il posizionamento di un sito nei motori di ricerca) presentazione di AI Overview. Innanzitutto va aggiunta ed evidenziata la parola jazz, di cui l’intelligenza artificiale si dimentica completamente. La contaminazione musicale che mettono in campo i Lôro Malandro ha molto a che vedere con la musica afroamericana e la sua capacità fagocitante, ne recepisce stilemi e itinerari – tra cui, in particolare, l’istinto improvvisativo – e li fa confluire in un affascinante mosaico di linguaggi. Non solo, tipicamente di chiara matrice jazz è il suono di Jorge Pardo, che, oltre a essere l’ispiratore dell’albo, è presente in due brani che sono piccoli gioielli world-jazz: l’apertura Sevilla, dedicata alla città andalusa e alle sue sonorità di matrice araba, e il “canto” Sintra, dove il flauto di Pardo disegna meraviglie, anch’essa ispirata da una località, stavolta situata nei pressi di Lisbona in Portogallo e ricca di monumenti e “ricordi” moreschi.

foto di Alessandro Gianbartolomei

Unica cover di Enrumbado è Palhaço di Egberto Gismonti, raffinatissimo musicista e compositore brasiliano, come dimostra questo brano, diventato un classico per la chitarra e qui riproposto come delizioso ricamo trasversale tra scrittura e improvvisazione. Delle altre sette tracce segnaliamo che l’unica cofirmata è Baião quotidiano, un intermezzo un po’ fuori contesto di musica concreta, proposto in due versioni, entrambe intrise di rumori, voci, effetti della vita di tutti i giorni sulla base di un battere a ritmo di baião, genere musicale brasiliano quasi dimenticato, e che Sparrow (metà con un sax baritono prepotente e una fisa che accompagna e metà a ruoli invertiti) è firmata da Rosselli.

I tre brani restanti sono, come i due con Pardo, del fisarmonicista, che disegna lirismo e sospensioni in Recerca, che vola tra sogni jazzati in Mezzodì e che offre, nella magnifica chiusa Resiliencia, un esempio di crescendo emozionale e pulsante da ascoltare e riascoltare.

Infine, proprio perché vogliamo dar seguito al nostro appello a non fermarsi nelle ricerche in rete alla superficialità e alla banalità con cui l’AI cannibalizza i vari siti nella sua risposta iniziale, vi riportiamo una considerazione condivisibile della recensione – e confrontarla con la nostra può essere un stimolo in più per costruire un vostro percorso di ascolto – del bravo collega Francesco Cataldo Verrina. «Enrumbado non è un album da ascoltare per riconoscere qualcosa, ma per perdersi, poiché non mira al consenso, ma suggerisce un itinerario fatto di radici che non affondano, muovendosi, di strumenti che parlano dialetti diversi, costruendo frasi limpide. Siamo alle prese con un concept che dichiara il diritto alla divagazione come forma d’arte.»

Raffaello Carabini
Che dire? Basta citare la cura di oltre 250 cd compilation di new age, jazz, world e quant’altro? Bastano una ventina d’anni di direzione artistica dell’Etnofestival di San Marino? Bastano i dieci come direttore responsabile di Jazz Magazine, Acid Jazz, New Age Music & New Sounds, Etnica & World Music? Oppure, e magari meglio, è sufficiente informare che sono simpatico, tollerante, intelligente... Con quella punta di modestia, che non guasta mai.

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