Nathalia Sales riveste le canzoni di Gino Paoli di profumo brasileiro

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Nathalia Sales

Tra le torricelle ed i colli veronesi, c’è un piccolo cuore diviso tra l’Italia ed il Brasile, il paese dove affondano le sue radici culturali e musicali. Nathalia Sales,  carioca di nascita ma maturata artisticamente nel bel Paese, nonostante la giovane età,  ha all’attivo numerosi concerti e diverse pubblicazioni musicali, dal 2021 fino ad oggi.

Nathalia Sales

Residente nella città di Romeo e Giulietta dal 2020, ha coltivato sin dall’adolescenza l’amore per la musica e l’arte nelle sue tante sfaccettature; una passione che  l’ha guidata verso lo sconfinato universo della musica brasiliana, a partire dalla grande tradizione del samba, cantando sia in portoghese che in traduzione, è un’attenta conoscitrice e cultrice della bossa nova, con maestri come Tom Jobim, Vinicius de Moraes, João Gilberto, Caetano Veloso, o esponenti di generazioni più recenti quali Djavan, Ivan Lins, Chico César, e della canzone italiana come Ornella Vanoni, Mina, Domenico Modugno, Lucio Dalla, Sergio Endrigo, Pino Donaggio, Stefano Bollani.

In questa intervista a Spettakolo, Nathalia racconta della sua vita, sogni e progetti futuri ma in particolar modo del suo ultimo disco Sapore di Sales, una reinterpretazione delle più celebri canzoni di Gino Paoli con arrangiamenti che prendono spunto dalla musica brasiliana. Intanto è già possibile ascoltare su Spotify e Amazon alcune  canzoni come La gatta e Che cosa c’è.

Copertina e brani

Mi racconti della tua infanzia, come è stata la tua vita quando sei arrivata in Italia?

Mia madre ed io siamo arrivate a Trieste circa 10 anni fa per poi trasferirci a Verona, città dove risiedo, sono arrivata  in un momento difficile qualche giorno prima del lockdown. In realtà, mi sono trasferita a Verona per motivi di lavoro artistici, poi, una volta riaperto tutto sono riuscita a proseguire i miei progetti musicali.

Quale è stato il primo cantautore italiano che hai conosciuto e come?

Sergio Endrigo. Dal primo momento che sono arrivata in Italia ho notato un apprezzamento, la curiosità e la sua voglia di conoscere la musica brasiliana; quindi, mi sono sentita in dovere di capire qualcosa della cultura italiana. Però, per me è motivo di ricerca per tutta la vita capire dove c’è un legame tra il Brasile e l’Italia. Il vero inizio è nato con “La vita, amico, è l’arte dell’incontro“: con questo disco è nata la voglia di scoprire e la curiosità di conoscere la musica e cultura italiana.

Qual è la tua canzone preferita?

Ce ne sono tante ma quella che ascolto di più è “Il pappagallo”. Ricorda la mia storia, oltre che la mia casa piena di decorazioni pappagallesche

Hai fatto diversi concerti monografici, hai sempre unito i ritmi della bossa nova a brani italiani?

L’ho sempre fatto. Nel mio primo spettacolo, intitolato Nathalia Sales Canta il Brasile e l’Italia in cui ho racchiuso toni della Bossa Nova, Tropicalismo e del MPB (musica popolare brasialiana, n.d.r.), c’erano traduzioni in italiano e viceversa. Da qui ho scoperto i grandi autori italiani come Mina, Stefano Bollani, Lucio Dalla e Tenco… C’è un po’ di Brasile ovunque (lo dice ridendo, n.d.r.). Interpretare Tenco è stata una vera sfida, il suo rapporto nei confronti della donna è molto malizioso, questo mi ha sempre intrigato portandomi a fare uno spettacolo solo su di lui.

Quali sono i cantante brasiliani e italiani a cui ti ispiri maggiormente?

Il mio cantautore brasiliano preferito è difficile da scegliere. Chico Buarque è riuscito nella sua carriera artistica a mescolare tanti ritmi e temi con uno stile di scrittura raffinato ed elegante, questo contrasto tra modo di scrittura elegante e temi impegnativi mi ha fatto innamorare; così come Caetano Veloso. In Italia, invece è più difficile, la scuola genovese con Lauzi, Tenco, Endrigo e lo stesso Paoli. Sono tutti modelli da seguire, ma la cosa che mi ha più colpito è che erano tutti amici tra di loro, è una cosa molto brasiliana, che oggi trovo difficile vedere in Italia.

In “Sapore di Sales” hai interpretato i brani più famosi di Gino Paoli, quanto è stato difficile riarrangiare questi brani con i toni della bossa?

È stata una sfida restituire bellezza e significato di questi brani, ma soprattutto della quantità di parole da inserire. Diciamo che per essere interprete bisogna sempre avere un distacco e non emozionarti, perché quello è compito del pubblico, ma, per alcune canzoni è stato difficile farlo, spero di esserci riuscita.

Come è stato interpretare alcuni capolavori, come “Il cielo in una stanza”? Hai avuto il benestare di Paoli?

Non ascolto mai le interpretazioni altrui per non farmi influenzare. Però, proprio cercando di evitare di curiosare, ho visto un uomo che scrive autentiche poesie sull’arte della vita, quella di tutti, anche quella di una donna in quelle condizioni. Interpretare queste canzoni e arrangiarle è stata una sfida; difatti, prima di fare lo spettacolo, prima ancora del disco, sono andata a casa sua per chiedergli la “benedizione”. Ero convinta che avrei trovato qualcosa di brasiliano in Paoli nella musica e di come affronta la vita. Non mi sbagliavo… Una volta inciso l’album, ha detto parole molto belle: “Ho ascoltato le interpretazioni di Nathalia, molto originali, lei è veramente deliziosa con quell’accento così particolare nel cantare in italiano da brasiliana. E musicisti bravissimi”.

Progetti futuri?

Nell’ultimo anno e mezzo ho ricevuto numerose canzoni i cui autori hanno detto che le avevano scritte ispirandosi a me. Tornerò presto in sala di registrazione cercando di unire ritmi brasiliani ed italiani, al tempo stesso continuando il tour in Italia.

Da sinistra Marco Pasetto, Stefano Freddi, Nathalia Sales, Nicola Monti.

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