Duse

Un frammento di vita della divina Eleonora

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Duse
di Pietro Marcello
con Valeria Bruni Tedeschi, Fanni Wrochna, Noémie Merlant, Fausto Russo Alesi

La Grande Guerra è finita, la salma del Milite Ignoto scende verso Roma, il fascismo sale nell’Italia incerta e Eleonora Duse (Valeria Bruni Tedeschi, istrionica), “la divina”, la  più grande attrice teatrale dell’epoca, ormai ritiratasi e tubercolotica,  medita un ritorno sulle scene con la Donna del mare di Ibsen in compagnia teatrale con Ermete Zacconi e Memo Benassi: poi, dopo una sferzante valutazione di Sarah Bernhardt, per rinnovarsi in un mondo che non è più lo stesso dopo il massacro nelle trincee, la Duse sceglie un autore giovane e sconosciuto: Giacomo Rossetti Dubois (ma esiste davvero o cela un altro autore dal doppio cognome?)  che scrive per lei Ecuba delle trincee. Fiasco clamoroso, acuirsi della malattia, dei conflitti con la figlia bacchettona, dei conflitti tra la figlia e la segretaria, a cui aggiungere il problema dei debiti e la strana attenzione che Mussolini riserva alla Divina (azzeramento dei debiti e pensione) per usarne l’immagine. Ma lei crede che sia stato  D’Annunzio, antico amore opportunista (tra i molti famosi) che invece è proprio nel momento del dissidio con Mussolini e della decadenza fisica. Pietro Marcello al solito eccelle nel riutilizzo del materiale documentaristico, e innerva invenzioni in quello reale: ma tutta la vicenda, recitata come su un palcoscenico allargato,  avanza verso il melodramma privato  con contorno storico: sicuramente rigoroso, anche  perché ad accudire D’Annunzio c’è un ironico factotum di nome Giordano: ed è Giordano Bruno Guerri, storico e direttore della Fondazione Vittoriale, piuttosto divertito.

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