Zucchero torna nella sua “seconda casa” in Arena di Verona: il racconto

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Zucchero
© Ste Brovetto

Dopo due estati di concerti negli stadi, Zucchero è tornato in quello che si potrebbe definire il suo habitat naturale, o la sua seconda casa: l’Arena di Verona.
Una maratona di ben 12 concerti (quasi tutti sold out) che arrivano a tre anni e mezzo dagli ultimi appuntamenti nell’anfiteatro veronese (14 consecutivi tra aprile e maggio 2022, record assoluto).
Con l’ultimo live in calendario, quello previsto per mercoledì 8 ottobre, il contatore si fermerà a 66, per circa 750.000 spettatori totali. Anche questo, ovviamente, un record.

Ad accompagnare Zucchero sul palco, c’è la solita super band: Adriano Molinari (batteria), Monica Mz Carter (batteria e percussioni), Polo Jones (direttore musicale e basso), Peter Vettese (hammond, pianoforte e sintetizzatori), Nicola Peruch (tastiere), Mario Schilirò (chitarre), Kat Dyson (chitarra e cori), James Thompson (fiati e cori), Lazaro Amauri Oviedo Dilout (fiati), Carlos Minoso (fiati) e Oma Jali (voce e cori).

Il concerto

Il palco è lo stesso del tour degli stadi e degli ultimi anni di concerti, con lo schermo-girasole a fare da fondale. Anche la scaletta segue nel solco dei concerti estivi e dei tour precedenti.

Si parte quindi con la voce di Oma Jali che intona Oh, Doctor Jesus di Ella Fitzgerald e, a seguire, le canzoni che aprono D.O.C., l’ultimo album di inediti: Spirito nel buio, Soul Mama, La canzone che se ne va. A dividerle Il mare impetuoso al tramonto salì sulla Luna e dietro una tendina di stelle…

La prima parte del concerto ricalca fedelmente il live estivo negli stadi, e come in una sorta di messa laica, a seconda del mood del brano, ci si alza e ci si risiede. Ecco quindi che a Ci si arrende e Blu seguono Partigiano reggiano e Vedo nero, mentre si torna seduti per Pene e Il volo.
La voce di Oma Jali, che irrompe con tutta la sua grinta su Facile, fa venire giù l’Arena come ogni volta, e si torna a ballare con Con le mani, Solo una sana e consapevole libidine… e Baila.

Arriva la prima sorpresa della serata: si tratta di Quanti anni ho, che fa il suo debutto in questo tour, dopo essere stata eseguita solo una manciata di volte dal tour di Fly del 2007 ad oggi.

Il ritorno di Donne

È il momento di andare a sedersi in fondo alla passerella, vicino al pubblico, per l’unico momento di chiacchiere del concerto, e per suonare una serie di canzoni in versione un po’ più intima e che cambiano ogni sera.

La prima la racconta così: «avevo letto un piccolo libro che parlava di questa coppia di ragazzi durante la guerra. Lei si chiamava Angela, il suo vero nome era Dina Cereda, mentre lui si chiamava Dino Ricci detto Gilera. Lui è partito per la montagna, era un partigiano, e si erano promessi di ritrovarsi per sposarsi. Quando è tornato lei non c’era più, era morta».
La canzone è Don’t Cry Angelina, a cui fa seguito Un piccolo aiuto, eseguita per intero, per arrivare ad un momento a suo modo storico.

Dopo averlo accantonato per 30 anni ecco che, dopo innumerevoli richieste, Zucchero torna a suonare il brano che l’ha reso famoso al grande pubblico e con cui ha partecipato al Festival di Sanremo del 1985. Stiamo parlando ovviamente di Donne.
Lui ci scherza su col pubblico («questa roba del “du du du”, a 70 anni… Però se mi aiutate a fare quella parte lì…») e poi la propone con un nuovo arrangiamento abbastanza particolare e che all’inizio ricorda un po’ Hey man, con l’hammond a fare da protagonista.

Con Un soffio caldo si chiude la parentesi “seduta”, per passare a Miserere (con standing ovation in ricordo di Luciano Pavarotti) e alla presentazione della band, che per un quarto d’ora si prende la scena con Nutbush City Limits, Jumpin’ Jack Flash e Honky Tonk Train Blues.

Il gran finale

Dopo oltre due ore filate e un attimo di pausa per tirare il fiato mentre la band intrattiene il pubblico, Zucchero torna sul palco per regalare al pubblico ancora una manciata di brani.
Ecco quindi Dune mosse e Diamante, prima di scatenarsi con X colpa di chi? e Diavolo in me, con Polo Jones che scende dal palco per andare a suonare il basso tra le prime file del pubblico.

Il primo bis è Menta e rosmarino, e sulle note della successiva Chocabeck si chiudono quasi tre ore di live per oltre 30 brani.
C’è un piccolo “giallo” da registrare sulla fine del live: le luci del palco erano spente e la band era uscita, come se ci si aspettasse un ultimo bis, che spesso viene eseguito per salutare un’ultima volta il pubblico. Stranamente, però, è partita la musica di fine concerto, chiudendo tutto in maniera un po’ anomala e senza inchino finale da parte di Zucchero e della band.

Un concerto “quasi” perfetto

Forse l’unica critica che si può muovere a questo show è una scaletta sempre un po’ troppo uguale a sé stessa.
Certo, ci sono alcuni brani che ruotano e che cambiano di sera in sera (uno dei pochissimi big al mondo a non fare mai un concerto uguale a quello della sera prima), e come ci ha raccontato lo stesso Zucchero a Londra in occasione dei concerti alla Royal Albert Hall, «per me la scaletta è funzionale così… Se la dinamica di uno show funziona bene, perchè devo cambiarla?».
Però sui 27 brani scelti per il concerto di ieri sera, una ventina erano già in scaletta nei live in Arena del 2022, oltre ad aver accompagnato in numero ancora maggiore i successivi tour negli stadi.

Essendo ben consci che certe canzoni sono assolutamente intoccabili, ci permettiamo di consigliare qualche chicca rimasta un po’ troppo a lungo nel cassetto per il prossimo tour mondiale del 2026: Canzone triste (assente dal 1988), Pippo (eseguita l’ultima volta nel 2011), Nice (Nietzsche) che dice (fuori scaletta dal 1993), It’s All Right (la promessa) (due esecuzioni negli ultimi 20 anni), Eppure non t’amo (ultima volta nel 1999), Niente da perdere e Troppa fedeltà (mai eseguite live).
Lungi da noi voler cercare il pelo nell’uovo (effettivamente anche quella è stata suonata solo nel tour del 1993) di un concerto che vale sempre la pena di vedere, ci mettiamo anche nei panni del fan che ad ogni tour vorrebbe essere sorpreso da uno show nuovo per allestimento scenico e da una scaletta con canzoni che non ascolta dal vivo da un bel po’ di tempo.

I prossimi appuntamento con Zucchero in Arena di Verona

22 settembre (sold out)
23 settembre (sold out)
25 settembre (sold out)
26 settembre (sold out)
28 settembre (sold out)
6 ottobre
7 ottobre
8 ottobre

I biglietti sono disponibili su Ticketone e nei punti vendita abituali.

La scaletta del concerto di Zucchero in Arena di Verona il 20 settembre 2025

1. Oh, Doctor Jesus
2. Spirito nel buio
3. Soul Mama
4. Il mare impetuoso al tramonto salì sulla Luna e dietro una tendina di stelle…
5. La canzone che se ne va
6. Ci si arrende
7. Blu
8. Partigiano reggiano
9. Vedo nero
10. Pene
11. Il volo
12. Facile
13. Con le mani
14. Solo una sana e consapevole libidine salva il giovane dallo stress e dall’Azione Cattolica
15. Baila (Sexy Thing)
16. Quanti anni ho
17. Così celeste
18. Don’t Cry Angelina
19. Un piccolo aiuto
20. Donne
21. Un soffio caldo
22. Miserere
23. Jumpin’ Jack Flash (band only)
24. Nutbush City Limits (band only)
25. Hony Tonk Train Blues (band only)
26. Dune mosse
27. Diamante
28. X colpa di chi?
29. Diavolo in me

30. Menta e rosmarino
31. Chocabeck

Andrea Giovannetti
Nato a Roma nel 1984, ma vivo a Venezia per lavoro. Musicista e cantante per passione e per diletto, completamente autodidatta, mi rilasso suonando la chitarra e la batteria. Nel tempo libero ascolto tanta musica e cerco di vedere quanti più concerti possibili, perchè sono convinto che la musica dal vivo abbia tutto un altro sapore. Mi piace viaggiare, e per dirla con le parole di Nietzsche (che dice? boh!): "Senza musica la vita sarebbe un errore".

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