La voce di Hind Rajab
di Kaouther Ben Hania
con Saja Kilani, Amer Hlehel, Clara Khoury, Motaz Malhees
Il 29 gennaio 2024 a Ramallah un centro della Mezzaluna Rossa riceve una richiesta d’aiuto. Una bambina parla al cellulare da un’auto crivellata di colpi dall’esercito israeliano in una stazione di servizio di Gaza. Tutti i parenti nell’auto sono morti. I volontari all’ascolto potrebbero inviare un’ambulanza da un punto che dista solo 8 minuti. Ma per mandare un’ambulanza in una zona di combattimento bisogna prendere una serie di accordi con la Croce Rossa che chiama una sezione della difesa israeliana che avverte a sua volta l’esercito di riservare un corridoio sicuro ai soccorritori. Gli 8 minuti diventano ore e la bambina morirà a un passo dalla salvezza. Anche i soccorritori. Il film mescola due piani: quello della finzione (gli attori recitano i ruoli del centralinista appassionato che vuole inviare subito volontari coraggiosi, del coordinatore che frena per seguire il protocollo perché sono morti troppi volontari, della responsabile organizzativa e della psicologa), e quello del documento: gli attori interagiscono con la vera voce della bambina Hind Rajab, registrata durante la lunga telefonata e mandata sui social a suo tempo. L’effetto emotivo è forte, l’urgenza del disastro di Gaza amplifica l’indignazione. Al festival di Venezia invocavano il Leone d’oro. Ha avuto quello d’argento, il Gran premio della Giuria. Andrà agli Oscar come migliore film straniero per la Tunisia







































