Him
di Justin Tipping
con Marlon Wayans, Tyriq Withers, Julia Fox, Tim Heidecker, Jim Jefferies
Un bambino vede in tv il suo idolo Isaia White (Wayans), quarterback di football americano, farsi tanto male sul campo. Il papà gli spiega un po’ ossessivo che “senza coraggio non c’è gloria”. Il bambino diventa un atleta di 1,95 per 95 chili (Withers), promessa del football a un passo dal contratto, e all’improvviso un tipo a metà tra un demone e una mascotte satanica gli spacca il cranio. Da qui in poi potete vedere il film in due modi: A) tutto quello che succederà è vero oppure B) è una lunga allucinazione indotta da un trauma. Fatto sta che contro tutte le previsioni il ragazzo viene chiamato proprio dal suo idolo White ad allenarsi in una specie villa/tempio/catacomba nel deserto e lì giudicheranno se può prendere il suo posto. L’allenamento è un mix di rituali da gladiatori con supermedicine (o droghe?), discorsi deliranti e sesso per attraversare sei fasi che dovrebbero fare del ragazzo un mito sportivo (Divertimento, Forza, Comando, Resilienza, Visione e Sacrificio) fino ad arrivare alla santa trinità “Football, Famiglia e Dio”. Oppure rap, allucinazioni e ultraviolenza. È un raro film horror sportivo tutto nero prodotto da Jordan Peele, il genietto di Scappa- Get Out. È stato massacrato in molte recensioni perché il football non si tocca, oppure perché il football annoia, oppure perché sembra un lungo videoclip allucinogeno per dire che per il successo ti strappa l’anima. Potete decidere se è il futuro dell’horror o uno studio su una malattia mentale. Anche il titolo Him (Lui) si presta a due interpretazioni…







































