
Caro Niccolò,
è passato tanto tempo da quella lettera aperta che ti scrissi su queste pagine. Ho deciso di ripetere questo esperimento: lo faccio dopo il tuo concerto di ieri sera al Teatro degli Arcimboldi di Milano, perché stavolta ho avuto non poche difficoltà a scattarti delle foto, lo ammetto.
Quando c’è poca luce sul palco, l’unica cosa che mi resta è farmi il segno della croce e sperare nell’aver portato a casa qualcosa di buono dopo i primi tre pezzi in scaletta.
Poi però, ascoltando il resto del concerto, ho compreso la tua necessità e la tua richiesta di stare nella penombra per sentirti al sicuro. Ormai, dopo tanti anni che ti seguo, capisco la tua genuinità nell’affrontare il palco in questo modo, in posizione defilata, senza stare davanti agli altri musicisti e mai al centro del palco: è un tuo segno distintivo che nella sua normalità mi affascina sempre.

Quella normalità che, per esempio, nel momento in cui un microfono non funziona sul cantato di Roberto Angelini in Chi mi conosce meglio di te (“Bob, abbiamo rinunciato alla perfezione?”) distrugge gli schemi tipici dei concerti “meccanici” basati su click, sequenze, contributi video, e quindi se non si è sentito allora basta un gioco di sguardi, un “la rifàmo?” e si ripete il pezzo: che problema c’è?
Ogni volta a un tuo concerto è come se sfogliassi un album di fotografie che inconsapevolmente hai scattato con le tue canzoni in questi anni: tu che hai sempre preferito “raccontare le caverne rispetto a ciò che sta fuori, alla realtà”, posso confermarti che hai trovato l’obiettivo giusto per la tua macchina fotografica (oppure, come dice più poeticamente un sacerdote che ho conosciuto tempo fa, probabilmente hai imparato a guardare in profondità usando gli occhi di gufo).

Ieri sera, complice una scaletta che copre per la maggior parte i tuoi ultimi 10 anni di carriera, ogni canzone è riuscita a rievocarmi un momento della mia vita. Dalle delusioni amorose passate con Andare oltre (e grazie per aver confermato la parentela con Time di Hans Zimmer nell’arrangiamento), ai chilometri percorsi lungo la Via Francigena nel 2016 con Vince chi molla, a quella prima e unica volta in cui sentii I cerchi di gesso dal vivo nel 2012 (pensa, c’era ancora la Fnac a Milano).
E poi, i brani del nuovo album Libertà negli occhi, con quella libertà (appunto) di farti dieci giorni in Val di Sole chiuso in uno chalet a registrare con i tuoi amici, con quella scomodità necessaria per non adagiarsi creativamente, ripagata da una standing ovation su L’amore capita (e quella sì che è una delle tue foto migliori).

Se è vero che “la vita va dove va il tuo sguardo”, ieri sera ho avuto la conferma che anche le tue canzoni vanno, crescono ed evolvono dove va lo sguardo di chi le ascolta. Da quando ti seguo, il mio sguardo è passato da quello di uno studente universitario, a quello di un fidanzato, a quello di un marito e poi a quello di un padre. Così, se oggi ascolto Una mano sugli occhi non posso fare a meno di pensare a mia moglie (e ti prego, tieniti stretto Roberto Angelini con il suo assolo finale), così come provo un’empatia completamente diversa rispetto a prima di diventare papà se ascolto brani come Ecco, Facciamo finta o Io sono l’altro.

E ancora, in un mondo fatto di concerti in cui la nuova normalità è lo spettacolo che spesso toglie spazio al contenuto, ti ringrazio per aver fatto una scelta artistica diversa: suonare sotto un cielo pieno di stelle con i tuoi compagni di viaggio, portando quel cielo e quell’accampamento di musicisti in un teatro, con quella penombra che ti dà una maggiore confidenza, mettendo le parole e la musica al centro della scena.
Quella mancanza di luce che a volte ci agita e ci mette in difficoltà perché non riusciamo a osservare tutto fino all’ultimo pixel. Dicono che per vedere al buio, se sei abituato alla luce, devi tenere chiusi gli occhi per qualche secondo e poi riaprirli: ieri sera non ne ho avuto bisogno.
E quindi, amico Nicc, non mi lamento delle luci per le foto che ho scattato (te ne ho fatte già tante in questi anni). Anche se stai nella penombra, so che sei sempre lì dove va il mio sguardo: è questa la cosa più importante.
Un abbraccio,
Riccardo

La scaletta del concerto
- Alba
- Andare oltre
- È non è
- Una somma di piccole cose
- L’amore capita
- Nessuna battaglia
- Casa di Gemma
- Chi mi conosce meglio di te
- I cerchi di gesso
- Io sono l’altro
- Scotta
- Ecco
- Vince chi molla
- Una mano sugli occhi
- Una buona idea
- Costruire
- Libertà negli occhi
- Facciamo finta
- Lontano da me
- Lasciarsi un giorno a Roma
Il tour 2025

Stasera si replica al Teatro Arcimboldi di Milano (biglietti ancora disponibili). Il tour proseguirà fino a novembre nei principali teatri italiani. I biglietti per tutte le date del tour sono disponibili nei circuiti di vendita e prevendita abituali.





































