After the Hunt – Dopo la caccia

Paesaggio universitario dopo la battaglia

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After the Hunt – Dopo la caccia
di Luca Guadagnino
con Julia Roberts, Ayo Edebiri, Andrew Garfield, Michael Stuhlbarg, Chloë Sevigny

I titoli di testa sono come quelli di Woody Allen, la musica quasi. Nell’Università di Yale i professori a una festa a casa della filosofa Julia Roberts delibano con aria annoiata buoni vini, citano Foucault e sono in perenne tensione per l’assegnazione delle cattedre e perché un passo falso scatenerebbe il moralismo social e le liste di proscrizione. La Roberts ogni tanto ha dolori sospetti, il collega Andrew Garfield gioca a fare il cinico- complice, la studentessa Ayo Edebiri fa un po’ la ruffiana, è ricca di famiglia, è nera, è viziata, sembra quasi sperare in un segno di discriminazione razziale, forse è lesbica per moda (convive con una ragazza che si è fatta asportare i seni), è pettegola, forse copia le tesi degli altri, ficca il naso nel bagno della prof, ruba un frammento di giornale nascosto poi va a dire alla Roberts che Garfield ci ha provato con lei e si è spinto “oltre il limite”. Vuole giustizia e e vendetta e vuole l’appoggio della prof che non sa niente. Ma Garfield viene licenziato sulla parola. Oltre al ricatto woke si riaprono vecchie ferite simmetriche del passato della Roberts, stupri denunciati (ma avvenuti?), amori repressi, vendette, raffinate combinatorie di filosofia e giustizialismo. Forse Guadagnino vuole annunciare che le mode, anche il MeTOO, anche il woke, “dopo la caccia” passano. E i cadaveri restano. Esecuzione gelida e spesso cavillosa, melodramma spaccato da colpi di musica di Trent Reznor e Atticus Ross

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