Libera come la sua voce: l’anima di Cristiana Verardo

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Cristiana Varardo
© Foto: Martina Loiola

Cristiana Verardo, classe 1990, salentina doc, non è solo una cantautrice: tutt’altro, è una narratrice di storie, una scultrice di atmosfere che, attraverso la sua voce intensa, scava nel profondo dell’animo dell’ascoltatore. Una carriera artistica che parte sin da piccola, ma che le ha permesso di calcare numerosi palcoscenici internazionali e di intraprendere un tour in Giappone.

Il percorso artistico

Un percorso musicale crescente, come una sinfonia ben orchestrata di talento e determinazione. Dopo l’esordio con La mia voce (2017) e il prestigioso riconoscimento del Premio Bianca d’Aponte nel 2019, è stato con il suo secondo album, Maledetti ritornelli (2021), che la sua arte ha trovato la propria cifra distintiva: un folk-rock contemporaneo, emotivo e graffiante, che sa di verità. Un disco che non è rimasto confinato in studio, ma ha preso lo zaino in spalla ed è partito in un tour che ha attraversato l’Italia e l’Europa, portando con sé la propria voce e i sogni di bambina.

Ma Cristiana Verardo non è solo una solista, anzi, tutt’altro: la condivisione del palco è stata fondamentale per la sua crescita artistica. La sua arte ha attirato l’attenzione di maestri del calibro di Tosca e Vinicio Capossela, e la sua anima più rock e collettiva si è espressa nella collaborazione con La Municipàl, band anch’essa salentina, con cui ha anche omaggiato il grande Modugno in uno speciale su Rai 1.

Il 2024 è stato l’anno della consacrazione oltre i confini nazionali: dal prestigioso Festival della Canzone Italiana a Parigi a un tour in Giappone, Cristiana Verardo ha scritto il suo personale, “maledetto” e bellissimo ritornello sulla carta geografica della musica. Il 2025, invece, segna l’uscita del suo terzo album, L’Avversaria: un crescendo di emozioni in 8 tappe, esperienze musicali e conti con il proprio passato, uno specchio dove analizzare la propria metà, il nemico. Un album già anticipato con le uscite di Amore neve e Innamorarsi piano.

«Questo disco per me è stato una virata radicale, un processo doloroso ma allo stesso tempo affascinante di riscoperta di me stessa e delle mie zone d’ombra. Mi sono trovata davanti a uno specchio in cui non mi riconoscevo, ma che non riuscivo a lasciare andare: l’ho stretto tra le mani per osservare ogni minimo tratto di quell’alter ego che, allo stesso tempo, cullavo e combattevo. Il mio percorso creativo e introspettivo è stato come una lente puntata su quella parte di me rimasta finora nel buio. È così che è nata L’Avversaria: la mia metà che completa, l’antagonista che in questo nuovo album diventa protagonista».

Cristiana Verardo
Cristiana Verardo live a Musicultura 2023

Come nasce la tua passione per la musica?

«La mia passione per la musica nasce quando ero molto piccola, grazie a mia madre, che mi ha avviato alla musica e al canto. Ho un ricordo di me, piccolissima, che canto al karaoke della televisione. Il primo concorso musicale fu a quattro anni; poi ho continuato a cantare e mi sono iscritta a una scuola di musica, dove ho imparato a scrivere le prime canzoni, per poi iscrivermi al conservatorio e capire che la musica potesse diventare il mio lavoro. Nel 2017 è uscito il mio primo album».

Tu sei salentina. Quanto c’è della tua terra nell’album?

«In questo lavoro il Salento lo fanno molto le persone che ci hanno lavorato: la maggior parte sono colleghi e colleghe salentine. Per quanto riguarda la musicalità, posso dire che non c’è nulla di esplicito, ma inconsciamente c’è un po’ della mia terra nell’album».

Come nasce il tuo album?

«Quest’album nasce nel 2023 con l’obiettivo di somigliare quanto più possibile a me stessa, a una versione libera di me. L’intento è stato quello di ascoltare il meno possibile “l’avversaria”, cioè la nostra parte più giudicante, e di darle meno spazio rispetto al passato. Ho cercato di conviverci e di renderla, da antagonista, protagonista; motivo per cui l’album si chiama così».

La copertina del nuovo album

Nel tuo album si riconoscono diverse sonorità, ma quella che spicca maggiormente sono i riferimenti a Nada.

«Questo per me è un complimento grandissimo: Nada la stimo tantissimo. La sua è una storia di coraggio; nel pieno del successo di Sanremo decise di non piegarsi all’industria musicale, preferendo perseguire un proprio percorso. Difatti, è un’artista libera, e lo si percepisce nei suoi album».

Nell’album c’è un continuo dualismo tra la voce narrante, la tua, e l’altro, in cui il tema dell’amore viene narrato come qualcosa di profondo e intimo. Cosa ti ha spinta a voler affrontare questo tema così delicato?

«Alcune canzoni prendono spunto dalla mia vita, altre da vite altrui. In Carissimo oppressore dedico questa canzone alle persone che opprimono. Il tema dell’amore emerge in relazione alla libertà, perché mi andava di scrivere di quello. Non c’è stato nulla di prestabilito e, a posteriori, mi rendo conto che questo album ha molte canzoni d’amore. Evidentemente ne avevo bisogno in quel momento».

Se dovessi descriverti in tre parole, quali sarebbero?

«Direi: semplice, bianca e viola. Mi immagino proprio di questi due colori».

Cristiana Verardo: un’artista da seguire non solo con le orecchie, ma con il cuore. In ogni suo accordo vibra un frammento di strada, di mare e di vita. Con il suo nuovo album, ci guida in un viaggio sonoro che illumina anche le zone d’ombra, invitandoci a guardare dentro di noi — lì dove spesso custodiamo, sotto chiave, la parte più autentica e fragile di ciò che siamo.

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