Bugonia
di Yorgos Lanthimos
con Jesse Plemons, Aidan Delbis, Emma Stone, J. Carmen Galindez Barrera, Marc T. Lewis
Bugonia nelle Georgiche è dove Virgilio scrive che le api nascerebbero dalla decomposizione di altri animali. Non è vero. Anche qui le api ronzano ma sono in pericolo cosmico. Nella provincia profonda americana due complottisti, uno disperatamente paranoico (Jessie Plemons) e uno tonto, malmesso e fragile (Delbis), rapiscono la supermanager di una casa farmaceutica (l’attrice feticcio di Lanthimos, Emma Stone) colpevole d’aver distrutto la loro vita e aver mandato la mamma di Plemons in coma. Perché l’ipercapitalismo uccide la sanità? No. Perché la signora, che verrà rapata perché non possa comunicare con lo spazio profondo, secondo loro è un emissario dell’imperatore di Andromeda che in orbita nell’astronave madre ha pianificato, a partire dallo spopolamento delle arnie delle api, la distruzione della Terra e dei terrestri. Ma se i complottisti hanno un cervello paranoico (e Plemons ha anche qualche segreto orrido in cantina) la supermanager ha un cervello rettile che li mette in crisi. È una gara tra tesi squinternate e risposte psico-surreali. Si va nella tortura. Non tutte le parti del puzzle Bugonia combaciano come le farebbe combaciare il cinema classico tra horror e fantascienza: è un film di Lanthimos che riprende un film coreano (Save the Green Planet): il trattamento è nervoso, a tratti letargico, a tratti tra splatter e nero, ma alla fine tutti i pezzi portano a una sorpresa che non sarebbe corretto anticipare (i cultori di fantascienza paradossale però potrebbero intuirla). Lanthimos si conferma programmaticamente gradevole come un mazzo di ortica avvolta in carta vetrata. Potrebbe non piacere a molti. Eppure… Terzo film sul caos Usa dopo Una battaglia dopo l’altra e Eddington.





































