Frankenstein

La versione “esagerata” di Del Toro

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Frankenstein
di Guillermo Del Toro
con Oscar Isaac, Jacob Elordi, Christoph Waltz, Mia Goth, Felix Kammerer

Il segreto della vita e della morte? Starebbe nella Nona Configurazione del circuito del sistema linfatico. Riferimento (davvero criptico) al film di William Peter Blatty del 1980. Ma qui diventa anatomia fantastica secondo il dottor Frankenstein. Per capirlo va visto il film. Prendete pezzi di cadaveri, cuciteli e aggiungete elettricità e voilà: i morti rivivono. Male. Come nel romanzo gotico di Mary Shelley in cui Victor Frankenstein mette la vita in un patchwork di cadaveri. La medicina horror di Del Toro è così eccessiva da essere quasi cult. Ma di quanti pezzi di corpi è fatto questo Frankenstein? Intendiamo il film, più che la carne. Secondo alcuni critici non è un vero horror quanto un approccio mostruoso ai temi dell’esistenza e al dibattito creatore/creatura. C’è il prologo al Polo (come nella versione di Kenneth Branagh) con la creatura così forte che sposta addirittura la nave che ha raccolto Victor Frankenstein (Oscar Isaac). C’è la versione dello scienziato e la versione della creatura (Jacob Elordi), che non è cattiva né definitivamente mostruosa, ma è “condannata a vita”: nel senso che non può morire. C’è la strana attrazione di Elisabeth (Mia Goth) fidanzata del nipote di Victor, per la creatura, un po’ inspiegabile se non con i trascorsi della Goth nel cinema horror, c’è Waltz che incarna la versione primitiva di un oligarca in cerca di eternità,  c’è la lunga parte in cui la creatura  buona e  pura incarna lo spirito dei boschi per il cieco e la sua poco riconoscente famiglia. Insomma, viene il sospetto che Del Toro volesse una versione filologica ma personale del racconto  e poi abbia optato per una variante “totale” (lui ha detto era il sogno di una vita fare il più grande Frankenstein mai raccontato) che gli è venuta  barocca, visionaria, melodrammatica e alla fine sfiora la telenovela gotica da chiudere coi lucciconi agli occhi. Al confronto il Frankenstein hollywoodiano e industriale di James Whale sembra cinema sperimentale di avanguardia modernista.

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