L’Irlanda vara una legge per sostenere gli artisti e la cultura

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Irlanda

In questi giorni in Italia si parla molto di legge di bilancio. Uno dei punti, anche se per la maggior parte degli italiani non il più importante, è il taglio annunciato dei contributi all’industria cinematografica. Del resto da noi i contributi alla cultura sono sempre stati molto modesti, oppure sono stati elargiti più per motivi elettorali, che non per favorire un reale sviluppo del settore.

Per questo va letta con molta attenzione una notizia proveniente dall’Irlanda, dove un progetto pilota partito nel 2022, un programma chiamato Basic Income for the Arts (Bia), nei giorni scorsi è diventato legge permanente dello Stato: in pratica si tratta di dare un contributo fisso di 325 euro a settimana (circa 1300 euro al mese) a chi svolge un’attività artistica (attori, registi, musicisti, pittori, ballerini, circensi, architetti e via elencando).

Come detto, il progetto è partito in via sperimentale nel 2022: su oltre 9.000 candidature, ne furono giudicate idonee 8.200. La selezione finale dei beneficiari avvenne attraverso un sorteggio per garantire imparzialità. Successivamente fu istituito un gruppo di controllo di 997 persone, che permise di condurre uno studio scientifico comparativo.

I candidati dovevano presentare due documenti che dimostrassero la loro qualità di operatori culturali professionisti, l’appartenenza a un ordine professionale o recensioni pubbliche. Era (e resta) un programma concepito per sostenere i bisogni e il benessere degli artisti, consentendogli di concentrarsi sul loro lavoro creativo senza doversi preoccupare di trovare altri lavori per poter sbarcare il lunario.

Gli introiti sono stati tassati come reddito da lavoro autonomo, e secondo una valutazione fatta da Alma Economics (un ente autonomo) il ritorno per l’economia nazionale è stato di 1,39 euro per ogni euro investito: questo studio ha rilevato che il progetto pilota è costato finora 72 milioni di euro, ma ha generato quasi 80 milioni di euro di benefici totali per l’economia irlandese.

Infatti è stato documentato che i beneficiari hanno aumentato i rispettivi redditi artistici medi di circa 550 euro al mese, dedicando dalle 8 alle 10 ore settimanali in più alla creatività e riducendo di 4,3 ore settimanali il tempo dedicato ai lavori non artistici, concentrandosi quindi maggiormente sulla propria attività creativa.

Altro “guadagno” per lo Stato è consistito nel fatto che i beneficiari del Bia hanno pesato di meno sulle casse pubbliche, ricevendo in media circa 100 euro in meno al mese di contributo assistenziale rispetto all’anno precedente.

È importante sottolineare che il programma ha alleviato la costante difficoltà di arrivare a fine mese, riducendo del 20% la probabilità di subire privazioni economiche e diminuendo significativamente i livelli di ansia o depressione.

In una nota diffusa da Patrick O’Donovan, ministro della cultura, delle comunicazioni e dello sport, si legge: «Il ritorno economico di questo investimento sta avendo un impatto positivo immediato sul settore e sull’economia in generale».

Il rapporto stilato da Alma Economics stima inoltre che un programma permanente e “ampliato” probabilmente porterebbe gli artisti a produrre il 22 per cento di opere in più, riducendo quindi il costo medio dell’arte per i consumatori dal 9 al 25 per cento.

Tali programmi nel corso degli anni sono stati implementati anche a causa dei timori legati agli effetti dell’intelligenza artificiale e di altre perdite di posti di lavoro causate dalla tecnologia.

Ovviamente non sono mancate le critiche. Alcuni studiosi sottolineano l’esclusione di alcune figure professionali, per esempio i tecnici, a causa di una definizione di “artista” piuttosto obsoleta, risalente al 1973. Inoltre, la scelta della selezione casuale non ha convinto l’opinione pubblica: solo il 14% degli intervistati la ritiene equa, mentre la maggioranza preferirebbe criteri legati al merito o al bisogno economico.

Il ministro della Cultura Patrick O’Donovan ha affermato che diversi paesi europei hanno espresso interesse per il progetto irlandese. Il fatto è che la sua sostenibilità economica rimane un ostacolo. L’Irlanda gode di una condizione finanziaria molto buona: un debito pubblico al 34,9% del PIL e un surplus fiscale del 4,1%, grazie soprattutto alle imposte versate dalle multinazionali tecnologiche e farmaceutiche che hanno trasferito le rispettive sedi fiscali sull’isola.

È quindi legittimo chiedersi se un sistema simile possa essere adottato in paesi con finanze pubbliche meno solide, tipo l’Italia (da noi il debito pubblico supera il 135 per cento del PIL). Però resta il fatto che i denari investiti sulla cultura non sono gettati al vento, come sostengono alcuni: se investiti nella giusta maniera generano utili (in buona parte dovuti all’indotto) non trascurabili. Il problema vero è dire basta alle prebende, ai soldi e ai carrozzoni gestiti dagli amici degli amici, spesso persone senza alcuna competenza, il cui unico obiettivo non è far crescere e sviluppare ciò che gira intorno a quella parolina magica chiamata “cultura”, ma riempirsi le tasche smodatamente.

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Massimo Poggini
Massimo Poggini è un giornalista musicale di lungo corso: nella seconda metà degli anni ’70 scriveva su Ciao 2001. Poi, dopo aver collaborato con diversi quotidiani e periodici, ha lavorato per 28 anni a Max, intervistando tutti i più importanti musicisti italiani e numerose star internazionali. Ha scritto i best seller Vasco Rossi, una vita spericolata e Liga. La biografia; oltre a I nostri anni senza fiato (biografia ufficiale dei Pooh), Questa sera rock’n’roll (con Maurizio Solieri), Notti piene di stelle (con Fausto Leali) e Testa di basso (con Saturnino) e "Lorenzo. Il cielo sopra gli stadi", "Massimo Riva vive!", scritto con Claudia Riva, "70 volte Vasco", scritto con Marco Pagliettini, e "Lucio Dalla. Immagini e racconti di una vita profonda come il mare".

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