Due artisti che, in momenti diversi, hanno contribuito a scrivere una delle pagine della musica italiana: Carlo Marrale e Silvia Mezzanotte. Entrambi legati indissolubilmente al nome dei Matia Bazar, rappresentano due anime complementari di un progetto che ha saputo unire innovazione, eleganza e grande qualità musicale, lasciando un’impronta indelebile nella storia del pop italiano.
Partiamo dagli esordi, come nasce questa canzone e che sensazioni hai provato Carlo quando l’hai terminata?
Carlo: «Una gioia infinita. Quando mi sono reso conto che era venuta fuori, quasi magicamente, una canzone accattivante, con una sua logica melodica e armonica. Ho iniziato a cimentarmi nella scrittura di canzoni seriamente quando avevo vent’anni.
Quando poi mi sono accorto che piaceva non solo a me, ma anche a tutti quelli che avevano modo di ascoltarla, è stata una grande gioia. Grazie a questa canzone è nata la carriera dei Matia Bazar, non solo in Italia, ma anche all’estero.»
Il successo?
Carlo :«Renzo Arbore conduceva un programma che si chiamava Alto Gradimento, insieme a Gianni Boncompagni. Era il più seguito, anche perché non esistevano ancora le emittenti private, e proponeva continue novità. Quando ci siamo conosciuti di persona, Arbore mi ha raccontato che gli piaceva così tanto, Stasera… che sera, che — anche senza la pressione di nessun ufficio stampa o casa discografica — decise di farla passare in radio. Noi eravamo usciti con un cha-cha-cha, e questo spiazzò tutti, insomma.»
Quest’anno “stasera… che sera” compie 50 anni, potremmo dire che questa canzone stia vivendo una seconda giovinezza, quanti ricordi, esperienze e storie conservano le note?
Carlo: «Questa canzone mi ha cambiato la vita, nel senso che quello che ho sempre sognato si concretizzava: scrivere canzoni, suonare in un complesso — come si chiamavano una volta — e, grazie al successo, girare il mondo.
Abbiamo suonato ovunque. Quella canzone ha dato proprio il via a una carriera felice e fortunata. Non si è trattato di un caso singolo o di un colpo di fortuna, ma è stata seguita da altre canzoni di altrettanto successo, come Per un’ora d’amore, C’è tutto il mondo intorno, Solo tu, Vacanze Romane e Ti sento.»
Questa è una nuova versione acustica dove è possibile individuare un suono più intimo e umano. Quanto c’è di Silvia in questa versione?
Silvia: «Io ero una bambina quando è nata. È sicuramente il brano che mi ricorda la fanciullezza, l’età della spensieratezza e della mancanza di responsabilità. Responsabilità che, invece, nella vita mi sono poi arrivate, anche nel ruolo che sostengo in questo momento, con una canzone che ha tanta storia alle spalle. Essere accanto a chi l’ha scritta e l’ha portata al successo in Italia e nel mondo, è ovvio, mi riempie di grande orgoglio e di un profondo senso di responsabilità.»
Avete vissuto carriere musicali differenti ma allo stesso tempo accomunate, quando avete capito che questo connubio avrebbe potuto funzionare?
Silvia: «Noi ci siamo incontrati per caso nel 2019, in un hotel a Firenze, dopo aver fatto un concerto nello stesso luogo. O meglio, erano due concerti separati, ma soggiornavamo nello stesso albergo. Ci siamo incontrati e ci siamo abbracciati, perché non ci rivedevamo da tempo.
Carlo ha imbracciato la sua chitarra, abbiamo iniziato a cantare insieme per gioco e abbiamo scoperto di avere una compatibilità artistica tale da cominciare a immaginare di salire sul palco assieme. Stasera… che sera sancisce proprio questa nostra voglia di condividere quello che consideriamo un po’ la nostra simbiosi artistica, il nostro divertimento nel cantare insieme.»
Nei vostri occhi si scorge ancora quel bagliore di fare musica. Quanta voglia c’è ancora di fare musica e di emozionarsi facendo il proprio lavoro?
Carlo: «È il bagliore della gioia di condividere una bella canzone con il mondo. Questa voglia c’è sempre, anzi, è ancora più forte di prima. Per cui hai colto una giusta sfumatura nel nostro sguardo: la voglia c’è sempre, naturalmente.»
Silvia: «Sia io che Carlo veniamo da un mondo musicale in cui la musica l’abbiamo fortemente voluta nella nostra vita, per l’urgenza di cantare, suonare o scrivere canzoni, non per l’ambizione del successo. A me la musica e il canto hanno, sostanzialmente, salvato la vita. Sono sempre stata una persona molto timida e insicura, e il canto mi ha aiutata a superare tutti questi ostacoli. La nostra voglia di stare sul palco e di condividere questa energia con il pubblico nasce proprio da lì: dal desiderio di far stare bene le persone. Perché noi siamo al mondo per stare bene noi, e per far stare bene la gente.»
“Stasera… che sera” ha accompagnato generazioni diverse: credete che questa versione possa essere una porta d’ingresso anche per i più giovani?
Carlo: «Sarebbe anche auspicabile, perché, così come noi, da ragazzini, ascoltavamo la musica di quelli che ci avevano preceduti, mi farebbe piacere se, ascoltando la nostra canzone, a qualche ragazzo venisse voglia — anziché di esibirsi da solo o cercare il successo individuale — di creare un gruppo, che oggi mancano tanto. Suonare insieme ti insegna una cosa grandissima: quella di ascoltare. E questo, poi, si riflette anche nella vita sociale.»
































