Gaetano Liguori ripropone la Cantata Rossa, un omaggio al popolo palestinese

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L’8 novembre al Mare Culturale Urbano di Milano, per la rassegna Jazz Mi, Gaetano Liguori presenterà il libro “Silenzio Grembo del Mistero. L’esperienza e l’insegnamento di Padre Antonio Gentili” e la nuova ristampa di “La cantata rossa per Tall el Zaatar” che torna in vinile edito dalla coraggiosa etichetta milanese Black Sweat Records di Davide Domenichini. Indietro di Cinquanta anni, il 12 agosto 1976, arrivava al suo tragico epilogo l’assedio del campo di Tall el Zaatar a Beirut, uno dei capitoli più drammatici ma anche meno ricordati della vicenda del popolo palestinese. Nel 1977 Gaetano Liguori pensa che ricordare questo eccidio con un disco  sia cosa buona e giusta e convince a partecipare il poeta Giulio Stocchi e l’allora vocalist degli Area, Demetrio Stratos, vicino alle istanze delle lotte studentesche e operaie. I testi del poeta Stocchi vengono disposti in cinque “capitoli”. Del primo, “I 53 giorni”, che contiene riferimenti precisi ai responsabili dell’assedio e della strage finale, sono protagonisti il trio e la voce recitante di Stocchi. Il secondo capitolo, “Amna”, è interpretato da Demetrio Stratos con il commento del piano; Liguori pensa al modello voce recitante e pianoforte del Pierrot Lunaire di Schoenberg. Stratos riesce a tratteggiare la storia della dodicenne “Amna” sopravvissuta al massacro. La terza parte “Piccolo Fadh” si apre con Stocchi, mentre “La madre” doveva essere cantato da Concetta Busacca, che, figlia del cantante folk siciliano Ciccio Busacca.

Gaetano sei l’unico rimasto a poter raccontare qualcosa di questa straordinaria operazione realizzata ormai Cinquanta anni orsono. L’idea è stata tua?
Ho avuto l’idea di un disco come omaggio alla lotta palestinesi sull’onda di un’indignazione del massacro di Tall El Zaatar, ho coinvolto Giulio Stocchi che era il poeta delle manifestazioni, lui aveva portato la poesia nelle piazze. Ricordo in quei Settanta uno sciopero della fabbrica Innocenti, quella delle automobili, con decine di miliaia di persone in piazza Duomo e Stocchi spavaldamente recitò delle poesie. Già Carmelo Bene riempiva i Palazzi dello sport con la poesia. Chiamai Stocchi dopo aver letto le sue poesie e l’ho invitato a partcipare a questo oratorio con parti solo suonate e altre cantate, o suonate e recitate.
È ovviamente un disco schierato dalla parte dei palestinesi, nel sociale e politico come si usava nei Settanta. In quella mattanza morirono 1700 persone, e nei decenni successivi altre volte i palestinesi hanno subito gravi perdite, vogliamo parlare dell’ultimo massacro a Gaza dove i morti sono oltre i 200 mila.

Ancora sul disco, un unicum nel panorama di poesia e Jazz, ma c’è anche Demetrio Stratos?

Nella maniera più naturale. Era facile allora trovarsi sullo stesso palco, perchè in quegli anni il pubblico non faceva divisioni di generi e capitava spesso che noi del jazz condividessimo il palco con gruppi rock o folk. I circuiti erano quelli alternativi o le Feste dell’Unità. C’era chi proponeva jazz e c’erano gli Area, gli Stormy Six, Ivan Della Mea e il folk. Al Festival dei circuiti alternativi che si è svolto a Cuba nel 1978 io ho partecipato come trio, insieme a Canzoniere del Lazio e Area. La “Cantata rossa…” era uscito l’anno prima.

A quei tempi il mondo dei musicisti era molto sul pezzo, era facile che Liguori, Area e Stormy Six si trovassero insieme o a distanza di giorni alle stesse feste di piazza o dell’Unità. E oggi quei cantautori che allora si definivano impegnati?
È possibile che da Venditti a De Gregori non si sia sentito nulla? Me lo chiedo anch’io. Ma anche il jazz non è più sul pezzo come una volta e pure nei teatri, anche quelli legati al circuito più alternativo, non hanno mosso un dito. 

Cose che succedevano negli anni Settanta, ma anche tu hai tracciato un percorso non poco sorprendente, fino a interessarti di spiritualità, cosa è successo?
Sono entrato in Conservatorio nel 1963 come studente e ne sono uscito nel 2016 da insegnante. Ho cominciato a farmi delle domande, sui famosi quesiti che si pone l’umanità, da Socrate in poi. Mi sono sempre interessato di psicanalisi e filosofia e oggi non sono lo stesso di quando avevo 25 anni.  Quando sono andato in pensione mi sono iscritto a Teologia, avevo anche intrapreso un percorso di meditazione e esercizi spirituali coi gesuiti. Ho conseguito la laurea triennale e adesso sto preparando quella magistrale. Come argomento ho scelto “La spiritualità della musica mistica del jazz”. 

Più difficile proporre jazz nei locali, anche a Milano?
Mi sono sempre dedicato all’impegno civile, nei Settanta suonavo nelle fabbriche occupate, ho fatto vari viaggi in Nicaragua. Le mie soddisfazioni le ho prese, dall’Ambrogino d’Oro al Premio della critica discografica, non posso lamentarmi. È vero, oggi mancano i locali dove suonare, non parlo solo del jazz. Un tempo c’erano il Capolinea, Le Scimmie, il Tangram, le feste dell’Unità.

Giordano Casiraghi
Nato in Lombardia, prime collaborazioni con Radio Montevecchia e Re Nudo. Negli anni 70 organizza rassegne musicali al Teatrino Villa Reale di Monza. È produttore discografico degli album di Bambi Fossati & Garybaldi e della collana di musica strumentale Desert Rain. È promotore con Pino Massara e Alfredo Tisocco della prima ristampa in cd di tutti gli album di Battiato usciti negli anni Settanta. Collabora per un decennio coi mensili Alta Fedeltà e Tutto Musica. Partecipa a L'Enciclopedia del Rock Italiano - Arcana e Dizionario Pop Rock - Zanichelli edizioni 2013-2014-2015. È autore dei libri Anni 70 Generazione Rock (Editori Riuniti, 2005 - Arcana, 2018), Che musica a Milano (Editrice Zona, 2014 - nuova edizione Editrice Zona, 2023), Cose dell'altro suono (Arcana, 2020) , Battiato - Incontri (O.H., 2022), Gianni Sassi la Cramps & altri racconti (Arcana, 2023), Franco Battiato - All'essenza (Mondadori, 2025)

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