«Io di rinascite ne ho già avute due o tre», dice Giorgia alla conferenza stampa di presentazione del nuovo cd a Milano. «Mi sento un po’ come Terminator 2 che scoppia e poi si ricostituisce. Il bello di non avere più vent’anni è cogliere che nella vita ci sono fasi che si alternano in maniera meravigliosa. Il successo di oggi non me l’aspettavo affatto: dal 2002 ne ho viste di cotte e di crude. Non avrei creduto a tutto questo neppure se me l’avessero predetto 20 o 30 anni fa. Però la soddisfazione è enorme, specie per una che aveva deciso di smettere a 26 anni.»

Purtroppo stai vivendo questo Rinascimento in un periodo molto complesso per la vita di tutti…

« Nella mia vita ho passato diverse fasi, senza mai smettere di credere negli esseri umani. Oggi questa fiducia un pochino vacilla. Io credo che la vita sia un viaggio di trasformazione, con occasioni che ci vengono incontro e che, se le perdiamo, si ripropongono. Nascere e morire uguali non ha senso. In questo periodo ne parlo e mi confronto con mio figlio, che ha 15 anni. Mi interessa sapere come la vede, io cerco solo di dargli strumenti di speranza, di comprensione. E mi domando quanto peso possa avere in questo clima un disco. So però che la musica è l’unica cosa che tocca le corde dell’anima, quelle che spesso dimentichiamo per pensare al pratico, al quotidiano, all’immediato.»

Giorgia, che di cognome fa Todrani e che in aprile ha compiuto 54 anni, sente di vivere «un periodo assurdo della mia vita personale e professionale, in cui devo dire tanti grazie». Un periodo che troverà il suo culmine il prossimo 7 novembre con l’uscita del suo ultimo album di inediti intitolato icasticamente G e poi con un tour nei palazzetti dello sport. Per ora sono fissate 18 date, metà a dicembre tutte sold out e metà a marzo, ma aumenteranno e ci sarà probabilmente anche un giro autunnale nei teatri.

«Sono distrutta, non ho mai lavorato tanto nella mia vita», dice. «Non ce la faccio più. Già adesso i sold out mi mettono ansia e sto cercando di resistere a ulteriori aggiunte. Di sicuro non farò gli stadi, anche se l’ultimo tour l’ho chiuso alla Reggia di Caserta con oltre 22mila spettatori. La tournée è fatta di viaggi al buio, mangiare male, dormire peggio, ma l’incontro ogni notte con il pubblico cancella tutto, una data dopo l’altra. Io, lo dico da tanto, vorrei tornare a cantare nei club, a fare un giro là dove ho iniziato, ma tutti mi dicono che non si può.»

Nessuno neppure immaginava quando hai iniziato che ci sarebbero stati i talent. Qual è la differenza tra i debuttanti di allora e quelli che oggi incontri a X Factor?

«I giovani di oggi rispetto a quelli dei miei tempi sanno maggiormente cosa vogliono. Sarà perché ci sono più mezzi tecnologici per fare musica persino nella propria stanzetta, sarà perché possono avere mille confronti anche grazie ai social, sono più centrati. Noi arrivavamo dopo aver cantato le cover nei club e avevamo bisogno di avere qualcuno che mettesse a fuoco le nostre potenzialità. Loro invece sono già indirizzati, anche grazie a producer che li seguono fin da giovanissimi.»

Ma veniamo al disco nuovo, preannunciato dal singolo Golpe, che ha segnato l’unico caso dell’anno di un’artista donna arrivata al numero uno il primo giorno di programmazione radiofonica. G propone 12 brani firmati da una pletora di autori diversi, tra i quali Calcutta, Blanco, Davide Petrella e Cripo, e con produttori diversi, tra cui Dardust, Federica Abbate, Kyv e Katoo. «Sono tutti molto giovani e hanno proposto loro le canzoni, alcuni dicendo che erano state scritte pensando a me. Non mi spiego come sono diventata un personaggio trasversale tra le generazioni. Di certo la vita riserva momenti incredibili. E a volte i bassi servono più degli alti.

Io ne ho vissuto uno difficile dopo il covid, quando ero in uno stato di confusione, anche perché la musica cambiava velocemente e io cercavo con una certa difficoltà emotiva di emergere da quella realtà. Lavorare all’album Big Fish del 2023 è stato fondamentale per me, anche se il disco ha avuto poco successo. Mi ha permesso di tornare a Sanremo, che è sempre impegnativo, con Parole dette male, una canzone difficile. E poi mi sono rimboccata le maniche e ho fatto tutto quello che c’era da fare, come si fa agli inizi della carriera. Promozione, tour nei teatri lirici e poi d’inverno nei palazzetti. Ho riacquisito la forza per lavorare con Amadeus e condurre il primo X Factor. Vivere i momenti difficili, soprattutto avendo qualcuno vicino che ti aiuta, dà grande forza.»

G deriva anche da questo?

«Il disco è nato con l’intento di dire “rimettiamoci dentro la musica”, anche se all’inizio non ero lucida su cosa cantare. Ho detto sì, facciamo così, ma ho bisogno di una guida. Il mio istinto mi ha rimessa in piedi, mi ha fatto uscire dalla stanzetta dove mi ero rinchiusa pensando che da sola potessi fare meglio. Questo disco mi ha dimostrato che era vero il contrario.

Ho preso una persona come Enrico Brun che, con molto rispetto, mi ha detto cose dirette, anche “hai cantato male”, e mi ha aiutato molto, e poi Marcella Montella mi ha proposto pezzi di autori conosciuti o no, tutti molto giovani con nei testi una consapevolezza che io ho impiegato 40 anni per fare mia, specie nell’ambito delle relazioni interpersonali. Questo mi ha fatto riflettere su come loro abbiano un vissuto più breve ma più denso, specie nella parte emotiva. Sanno di delusione e disillusione e poi sanno come superarle, con parole e frasi che potrebbero essere mie. Sono intervenuta pochissimo.»

Qual è stato il focus del disco?

«Rimanere me stessa ed essere contemporanea: la mia paura principale era apparire giovanilista. L’ho fatto con il mio istinto, mettendo l’un ingrediente e l’altro in ogni brano. Ho cercato una formula in cui potessi essere credibile come me stessa, cercare il mio ghirigoro nelle metriche strette, capire le cose che mi somigliavano nel pezzo iniziale e poi vedere cosa aggiungere di mio. Mi sono vantata spesso per aver cercato sempre di mettere qualcosa di elettronico nei miei dischi, così mi sono trovata più a mio agio con questa musica nuova.»

All’ascolto l’operazione risulta pressoché perfettamente riuscita, nonostante i rischi di credibilità e le “aggiunte” old style qua e là. La voce di Giorgia sa piegarsi al nuovo, ma non dimentica svolazzi, quasi falsetto, intensità soul e tuffi nella malinconia, corre su tempi più veloci di quelli della sua comfort zone e ci incanta con testi maturi e mai banali. Anche l’integrazione finale della sanremese La cura per me, proposta in duetto con l’autore Blanco  va nell’ottica «dell’essere donna con il mio passato, con il mio voler tracciare un’idea di indipendenza, di autonomia, rafforzando la forza dell’ideale femminile. Non potevo dire alle ragazzine, come faceva il vecchio testo che chiudeva con “tu sei la cura per me”, che devono affidarsi a qualcun altro per raggiungere la propria felicità. Ho voluto cambiare l’idea di quello status di dipendenza dall’altro, di delega della propria indipendenza. Avevo bisogno di questo per essere coerente con la mia storia.»

Ci sono brani come Corpi celesti che «racconta una relazione sentimentale, il somigliarsi, il cercare di buttare via le certezze, il non aver paura di cadere all’indietro, che è una cosa che devi fare con chi hai accanto un percorso che si costruisce quotidianamente» oppure come Carillon che «parla a me, una ragazzina che non riusciva a esprimere il suo mondo interiore».

Cosa diresti oggi a quella ragazzina che iniziava a fare la cantante?

«Le direi di mantenere l’incoscienza. Quella che possedevo in quegli anni e che ho un po’ persa. E, come continuo a dirmi anche adesso, di gustarsi di più le cose e di viverle con meno ansia. E ancora di utilizzare un po’ di più i tacchi.»

Raffaello Carabini
Che dire? Basta citare la cura di oltre 250 cd compilation di new age, jazz, world e quant’altro? Bastano una ventina d’anni di direzione artistica dell’Etnofestival di San Marino? Bastano i dieci come direttore responsabile di Jazz Magazine, Acid Jazz, New Age Music & New Sounds, Etnica & World Music? Oppure, e magari meglio, è sufficiente informare che sono simpatico, tollerante, intelligente... Con quella punta di modestia, che non guasta mai.

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