Quando la musica popolare diventa contemporanea: nasce “Abruzzo Vol. 2”

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Orchestra Popolare del Salterello © PH. Francesco Guerrieri

Vibrante, contagioso, pieno di vita: il salterello è il ritmo che da secoli fa danzare il cuore del Centro Italia. Nato nelle campagne medievali, mescolando passi rapidi e salti leggeri al suono di organetti, tamburelli, zampogne e violini, un tempo era danza di festa e corteggiamento. Oggi rivive in festival e piazze, simbolo di una tradizione che continua a far sorridere e muovere i piedi.

Nasce in Abruzzo un progetto che profuma di tradizione e innovazione: l’Orchestra Popolare del Salterello, un viaggio musicale che ricostruisce, in chiave moderna, il percorso dei tratturi e delle antiche danze popolari.

L’idea è del maestro Danilo Di Paolonicola, teramano, tra i più grandi fisarmonicisti e organettisti del mondo, vincitore di premi internazionali, compositore, arrangiatore e docente nei Conservatori di Roma e L’Aquila. Grazie al suo talento e alla passione per la ricerca etnomusicale, Di Paolonicola ha dato nuova vita al salterello, simbolo dell’anima abruzzese.

L’Orchestra, composta da dieci musicisti e da un corpo di ballo travolgente, intreccia organetto, fisarmonica, zampogna, flauti, chitarre, mandolino, tamburelli, basso e batteria per reinterpretare canti e danze popolari — dalle Saltarelle alle Spallate, fino alle Ballarelle — con energia, ritmo e autenticità.

Danilo Di Paolonicola al Festival del Salterello 2024

Il nuovo progetto

Il risultato è un connubio tra passato e presente, modernità e tradizione, un’esperienza musicale che trova voce attraverso il nuovo album “Abruzzo vol.2”  racconta alle nuove generazioni una sonorità  autentica.

Un omaggio alla cultura popolare abruzzese reinterpretata con sensibilità contemporanea, dove il suono antico dei canti tradizionali incontra arrangiamenti moderni e una cura artistica raffinata.

Attraverso la musica, l’album restituisce la bellezza autentica di un Abruzzo antico e generoso, trasformando la tradizione in una voce viva, capace di parlare ancora oggi con forza, emozione e verità.

Composto da nove brani, il progetto raccoglie otto canti popolari abruzzesi rielaborati con passione e rispetto, offrendo una nuova veste sonora a melodie che appartengono alla memoria collettiva. “Abruzzo Vol. 2” è dunque un ponte tra passato e presente, un racconto in musica che celebra l’identità di un popolo e la sua inesauribile energia vitale.

Copertina Abruzzo vol. 2

Quando nasce il tuo amore per la fisarmonica e l’organetto?

«Ho iniziato a suonare da bambino, a sei anni. In età adulta ho conseguito gli studi in Conservatorio, dove ho imparato la fisarmonica, la composizione e l’arrangiamento, diventando poi anch’io insegnante nel 2008.»

Quando e come nasce il progetto?

«Nel 2014 abbiamo dato vita all’idea dell’Orchestra Popolare del Salterello. È nata un po’ sulla falsariga di quanto è accaduto nel Salento con la Notte della Taranta: ho pensato di valorizzare il ballo del Centro Italia, quello abruzzese. Se la pizzica stava vivendo un grande successo, anche il salterello poteva avere la stessa forza comunicativa.»

Conservare le proprie tradizioni musicali e linguistiche nel 2025 è un atto di resistenza?

«È fondamentale non perdere né le tradizioni né l’utilizzo degli strumenti popolari. Oggi va di moda mescolare sonorità, creare connubi tra musica elettronica e popolare. È importantissimo mantenerle vive, insegnarle ai giovani e favorirne l’evoluzione.»

Quanto pensi che il dialetto riesca a trasmettere emozioni e sfumature che l’italiano standard non può rendere?

«Negli ultimi anni abbiamo fatto molti esperimenti. In Abruzzo, diverse realtà hanno cercato di fondere la musica popolare con quella cantautorale o d’intrattenimento. Noi, per esempio, portiamo in giro da tre anni un progetto insieme a Max Gazzé: è stato un successo straordinario.»

Come nasce l’idea di tradurre e cantare “Bella ciao” in arabo? Quanto è importante per te?

«La canzone è nata circa due anni fa, con grande spontaneità, in un periodo in cui non si parlava ancora di Palestina. Abbiamo inserito tante lingue per dare un messaggio di pace mondiale, senza fare riferimento a nessun popolo. Difatti, inizia in francese e include parti recitate in russo, ucraino, wolof — una lingua del Senegal — l’arbëreshë, una varietà della lingua albanese, e l’arabo, cantato dalla nostra vocalist italo-algerina Anissa Guizi.
Per noi è una canzone d’amore e di pace, che non ha niente a che fare con la politica.»

Un progetto musicale autentico e verace, che cerca di coniugare passato, presente e futuro attraverso la volontà di conservare e, al tempo stesso, innovare ciò che per molto tempo è stato considerato una musica “di serie inferiore”.
L’Orchestra, grazie anche a collaborazioni di grande rilievo — come quella con i Tiromancino — e alle numerose partecipazioni alla Notte della Taranta, punta a far conoscere al mondo un Abruzzo nuovo, ma sempre profondamente legato alla propria tradizione.
Un progetto estremamente interessante, da seguire con grande attenzione per il futuro della musica italiana.

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