Un semplice incidente

E se incontri il tuo torturatore?

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Un semplice incidente
di Jafar Panahi
con Vahid Mobasseri, Mariam Afshari, Ebrahim Azizi, Hadis Pakbaten, Madjid Panahi

Iran. Notte. Un uomo in auto con moglie incinta e una bambina investe un cane. Gli spiace. L’uomo zoppica, l’auto ha un guasto, l’uomo si ferma per una riparazione, un altro uomo sente la sua voce e il rumore di una protesi. Trema. Per lui lo zoppo è l’inquisitore e torturatore del governo, mutilato in una delle guerre sante degli ayatollah, che gli ha rovinato la vita. Lo insegue, lo sequestra, sta per seppellirlo vivo nel deserto, ma l’altro si professa innocente: non ha perso la gamba in guerra ma in un incidente stradale. Davvero? Il torturato ha un dubbio. Chiama un amico del suo gruppo politico clandestino, coinvolge una fotografa anche lei torturata dallo zoppo, che coinvolge la sorella che si sposa e poi un ex fidanzato troppo fragile e aggressivo. Tutti torturati, tutti distrutti dall’esperienza, ma erano bendati, qualcuno riconosce il sudore del torturatore, qualcuno la voce, qualcuno lo scricchiolìo della protesi, il più paranoico (o il più distrutto dentro) è pronto a torturare il torturatore per farlo parlare. Ma gli altri esitano. “Noi non siamo come loro”. Ma “loro” potrebbero ricominciare a perseguitarli. Tremendo. Eppure come lo racconta Panahi più che una pagina plumbea dell’Iran contemporaneo (Panahi ha fatto più anni di carcere che film) a tratti sembra una commedia tragicomica (quindi ancora più deviante) o l’ennesimo film girato tra un cruscotto d’auto e un finestrino per aggirare le censure e i costi. Il cinema di Panahi (allievo di Kiarostami) sembra fermo e semplice e invece è complesso e va da ogni parte giocando sulla finzione nella finzione e le coincidenze (pensate Taxi Teheran o a Gli orsi non esistono) ma qui si sente odore di sangue e più sofferenza. E nel mezzo appare e scompare la verità… Palma d’oro a Cannes 2025

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