Anemone
di Ronan Day-Lewis
con Daniel Day-Lewis, Sean Bean, Samantha Morton, Samuel Bottomley, Safia Oakley-Green
Disegni infantili di uomini che sparano, di uomini donne e bambini che sventolano bandiere irlandesi, di pub che bruciano, di corpi a pezzi, di sangue che piove. Il ragazzo Brian (Bottomley) con le mani rovinate dai pugni si dispera. Jem (Bean), che sembra suo padre, lascia la compagna Nessa (Morton) e raggiunge in moto una foresta per avventurarsi a piedi nella selva oscura fino alla capanna del fratello Ray (Daniel Day -Lewis). Ha un misterioso memo con le cooordinate per trovarlo in caso di emergenza. Ray da anni è nascosto come un eremita, forse dopo un omicidio, forse perché gli scambi tra esercito e Ira in Irlanda l’hanno distrutto (erano ambedue nell’esercito, ma Ray sembra un selvaggio mentre Jem appare pio anche nei tatuaggi). Ray è il vero padre di Brian e Brian (anche lui soldato) teme di essere un potenziale omicida come lui. Jem non parla mai e Ray ricorda e recrimina sarcastico figure che l’hanno formato, il padre violento, il prete pedofilo punito con un diluvio di escrementi. Monologhi su sodomia, feci e violenza ereditaria alternati a silenzi, rovine, visioni, fantasmi, danze selvagge e bagni gelidi nel mare e nei fiumi. La prima parte va per allusioni, la seconda per allucinazioni ricavate dai quadri del regista che è pittore e ha richiamato dal suo ritiro il padre Daniel Day-Lewis, tre volte Oscar, niente film dopo Il filo nascosto. Così Anemone sembra un misterioso affare di famiglia. L’anemone del titolo è il fiore gentile coltivato dai padri violenti. Una metafora? E Day-Lewis è tornato con questo film perché è un padre triste come un luna park vuoto nella campagna, come una strage, come un pesce mostruoso, come una pioggia di palle di ghiaccio? Quante metafore…






































