Ludwig Mies van der Rohe fu uno dei più influenti architetti del XX secolo e diresse la Bauhaus, la celebre scuola di design tedesca che ha rivoluzionato il mondo dell’architettura e dell’arte. A lui viene attribuita la famosa frase “Less is more”, da tradursi come “meno è più”, che definiva la sua visione minimalista e funzionale, essenziale ed elegante dell’arte. Una massima che è stata fatta propria anche da numerosi musicisti che hanno visto nella semplicità e nella purezza una forma di perfezione. Tra questi possiamo tranquillamente annoverare anche i jazzisti italiani di cui presentiamo qui i nuovi lavori: il pianista Antonio Faraò e i chitarristi Alessio Piro e Maurizio Grondona.

Antonio Faraò

Antonio Faraò

Kind Of… (Notes Around AG)

Voto: 9

Manca il Blue nel titolo, ma il riferimento all’album capolavoro di Miles Davis è proprio quello che ha ispirato il pianista per la composizione che denomina questo lavoro, il primo in piano solo per il sessantenne musicista romano, ma trapiantato a Milano da giovanissimo e poi trasferitosi in Francia. Conosciuto a livello internazionale per le sue numerose collaborazioni di alto livello – negli album a suo nome ha avuto come partner personaggi del calibro di Jack deJohnette, Chris Potter, Bob Berg, Miroslav Vitous, Daniel Humair, Joe Lovano, Bireli Lagrene, Marcus Miller e via dicendo, mentre Herbie Hancock lo ha più volte invitato al global concert che coordina per l’UNESCO in occasione dell’International Jazz Day – Antonio Faraò traccia qui le linee del suo universo pianistico, attraversato da riferimenti mainstream, da amori obliqui, da sogni malinconici, da spontaneità e classicismo, da ricchezza ritmica.

Progetto che dichiara di aver avuto nel cassetto da anni, durante i quali non ha disdetto le esibizioni live al solo pianoforte, Kind Of… propone 12 brani, alcuni scritti ex-novo dal pianista, altri ripresi dal suo repertorio e quattro cover di pregio. Tutti standard conosciutissimi, sono l’iniziale There Will Never Be Another You di Harry Warren (persino migliore della saltellante e scoscesa versione firmata da un solitario Art Tatum), la folgorante O Que Será del brasiliano Chico Buarque, l’infinita e labirintica Round Midnight di Thelonious Monk, un benchmark di riferimento delle qualità solistiche che Faraò supera alla grande, e I Didn’t Know What Time It Was di Richard Rogers, ricco di spunti personali.

Oltre a questa deriva un po’ sentimentale, l’album offre un lavoro di qualità, coerente nel trattamento e nella struttura del materiale, e manifesta una maturità e un’inventiva che reggono perfettamente il paragone con il meglio del pianismo europeo. Faraò possiede un tocco effervescente e preciso insieme, a volte euforico come il Chick Corea solista, a volte intenso come il più lirico Fred Hersch, gioca sugli accordi con ariosi preziosismi, avvolge di vitalità Gospello, rende con grazia la semplicità di Pina, dedica a McCoy Tyner la costruita e sognante MT, corre e si rincorre alla ricerca di un autentico My Blues, cesella come un bassorilievo la conclusiva Sulle nuvole.

Alessio Piro Group

Alessio Piro

Tromsø Suite (Dodicilune/IRD)

Voto: 7/8

È più un EP che un vero e proprio album, considerato che sfiora appena i 30 minuti di durata complessiva. Eppure possiede uno sviluppo formale che lo rende interessante e a suo modo dotato di compattezza espositiva e completezza espressiva. Il giovane chitarrista Alessio Piro – nato negli USA nel 1999 da famiglia italiana e cresciuto in Romagna – è ancora uno studente del Conservatorio di Adria e ha elaborato questo progetto Tromsø Suite grazie al suo soggiorno Erasmus presso la Arctic University of Norway della città del titolo, situata all’estremo nord della Scandinavia.

Piro guida una formazione di musicisti locali, che comprende Amanda Antonsen (sax alto, voce), Brage Sigerstad (sax tenore), Bendik Vaaja Aspaas (piano, tastiere, voce), Amund Bellika (basso), Torkil Vollstad-giæver (batteria). Aperto dalla Time Remembered del genio Bill Evans, riproposta con attenzione e rispetto e anche con un pizzico di rischio, l’albo allinea altri tre brani che si muovono – come del resto quello di apertura – sulla linea di un jazz da camera “panoramico”, ispirato, lo scrive Piro nelle note, dal «panorama contemplato e dal luogo che ho vissuto», così come dalle persone e i musicisti incontrati.

Così Crepuscolo/Incertezza è ben definito dal titolo e dal rifarsi ai «colori del cielo durante il periodo di buio invernale» nella zona del Circolo Polare Artico, mentre A Mari si rifà alla musica brasiliana con un feeling dilatato ed emozionale, con una adesione sottile e in punta di bacchette. La chiusa Tromsø Quartet è il momento più intenso e “colto”, in cui solo un quartetto d’archi di studenti universitari – con Jakob Rørtveit primo violino – vola su sentieri già battuti eppure gradevolissimi per raccontare l’emozione di «lunghe passeggiate solitarie nella natura che circonda la montagna Tromsdalstinden».

In tutto Tromsø Suite troviamo una ricerca della forma in movimento e la preoccupazione di un’interazione autentica tra le parti scritte e le improvvisazioni, con il risultato di ascoltare piccoli quadri manieristi di estrema delicatezza, che però dimostrano qualche fatica nell’animare le atmosfere pur notturne e accattivanti.

Maurizio Grondona Group

Maurizio Grondona Group

Blue (Alfa Music/Egea)

Voto: 7/8

Un altro cd che supera la mezzora di pochi secondi questo nuovo progetto del chitarrista Maurizio Grondona e del suo gruppo, composto dalla ritmica formata dal figlio Giuseppe alla batteria e da Nicky Belvisi al basso e dai tastierista Danilo Riccardi, Dave Browning e Nik Kovacevic che si avvicendano nei vari brani, così come hanno fatto negli ultimi anni durante le esibizioni della band.

Tutto è nato dall’amore del musicista pugliese per lo smooth jazz, quel genere di confine tra la fusion, il pop, il soul, l’happy jazz, che in Italia non è molto amato, ma che negli States domina da anni le classifiche. Il primo album della formazione, On My Road, è datato 1987 ed è stato seguito da altri cinque lavori, che hanno visto anche la partecipazione di personaggi del calibro di James Senese, che ci ha appena lasciato, di Annabel Williams (che è stata la vocal coach di Amy Winehouse), di Andrew McKinney (il bassista del James Taylor Quartet).

Blue è un cd ispirato, fluido, solare, che in sei tracce percorre un cammino musicale che offre il suo abituale, godibilissimo smooth jazz con una particolare attenzione agli elementi soul e soft fusion. Il disco prende subito quota con le atmosfere accattivanti e sensuali della Love Ballad resa celebre da George Benson (l’originale era degli L.T.D di Jeffrey Osborne), che vede la presenza del batterista Agostino Marangolo, già con i Goblin, poi spesso a fianco di Pino Daniele e di cento altri. Segue l’altra cover, la Optimistic che fu il singolo di debutto dei Sounds of Blackness e che Grondona propone in un mix di elementi pop, funk, jazz completati dall’inedito rap di Tormento dei Sottotono. Quindi è la volta di Mar My Mind dove elementi fusion guidano l’incedere della chitarra solista, il cui percorso è ricco di felici intuizioni ed è accompagnato qua e là dai vocalizzi dell’ospite Lisabel Biscardi.

L’introspettiva title track sviluppa un misurato feeling narrativo, tipicamente smooth con la chitarra che delinea un tema insieme rigoroso e ispirato, anche se può dare l’idea di una certa mancanza di carattere. Fly Penguin, in cui il batterista prende in mani le redini dell’arrangiamento, è il brano più funky-jazz e offre un paesaggio sonoro urbano e solare, in cui si muove con brillante disinvoltura acid jazz il piano elettrico dell’inglese Browning. Chiude il lavoro la delicata Say Good Bye, che ha un sapore happy jazz alla maniera del Ken Navarro più acustico.

Raffaello Carabini
Che dire? Basta citare la cura di oltre 250 cd compilation di new age, jazz, world e quant’altro? Bastano una ventina d’anni di direzione artistica dell’Etnofestival di San Marino? Bastano i dieci come direttore responsabile di Jazz Magazine, Acid Jazz, New Age Music & New Sounds, Etnica & World Music? Oppure, e magari meglio, è sufficiente informare che sono simpatico, tollerante, intelligente... Con quella punta di modestia, che non guasta mai.

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