Filmmaker Festival 2025

Dal 15 al 23 novembre 2025 alla Cineteca Milano Arlecchino e alla Cineteca Milano MIC la manifestazione dedicata agli autrici e agli autori che si muovono sui bordi di sperimentazione, cinema del reale e ibridazione dei generi

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Di notte

La retrospettiva di questa edizione è incentrata sull’artista austriaca Valie Export

Il festival propone quest’anno due sezioni competitive (Concorso Internazionale e Concorso Prospettive, quest’ultimo riservato a autrici e autori fino ai 35 anni) con prime italiane e mondiali, una selezione Fuori Concorso, che presenta gli highlights della stagione cinematografica, percorsi e proiezioni che indagano le relazioni fra cinema e altre arti, masterclass, incontri con le registe e i registi e uno spazio dedicato alla realtà immersiva.

La retrospettiva di questa edizione dedicata alla regista austriaca Valie Export, ospitata alla Cineteca Milano MIC, è articolata in quattro programmi e verte principalmente sui cortometraggi sperimentali, sulle documentazioni delle performance nonché su alcuni lavori documentari realizzati dall’artista nella fase più avanzata della sua carriera in cui si rileva un’attenzione persistente al tema della dualità tra corpo e linguaggio.

Nata a Linz nel 1940, performer, fotografa, filmmaker, femminista, Valie Export in oltre sessant’anni di carriera ha attraversato una molteplicità di media e pratiche, mostrando in ogni suo intervento un senso affilato per la provocazione e una prospettiva politica radicale. Sin dai suoi esordi, negli anni Sessanta, che creano scandalo e sconvolgono la scena artistica austriaca del tempo, dalla quale sarà a lungo ostracizzata, Export, nome d’arte ispirato a una marca di sigarette austriaca, afferma un gesto creativo in rivolta, la cui materia e strumento è il corpo femminile e femminista dell’artista, in relazione allo spazio pubblico, al suo ambiente sociale e culturale. “Cosa sarebbe l’arte se non derivasse dal desiderio di cambiare il mondo?” si chiede. Una domanda che è un’affermazione poetica e politica, resa visibile in performance diventate leggendarie come Tapp-und Tastkino (1968), in cui, indossando una protesi a forma di box, invita i passanti nelle strade di Vienna a assistere a un cinema sensoriale che ha per oggetto il suo stesso corpo o Aus der Mappe die Hundigkeit dove, ribaltando i tradizionali rapporti di potere tra i sessi, vagabonda tenendo al guinzaglio l’artista concettuale e curatore Peter Weibel o ancora Aktionshose Genitalpanik (1969) quando, con lo sguardo fisso verso l’obiettivo, un fucile semiautomatico puntato contro lo spettatore e i genitali in mostra, fa irruzione in un cinema di Colonia capovolgendo la percezione del “body” e trasformandolo in un simbolo di violenza. Un percorso artistico grazie al quale, attraverso l’esplorazione del corpo come portatore di domande e conflitti, Export stimola il pubblico a mettere in discussione le strutture di potere dietro l’erotismo, lo sguardo maschile, le questioni di genere, i ruoli del femminile in un continuo rovesciamento che diviene il punto di partenza per una critica alla società. E che risuona nel nostro presente.

Oltre alla retrospettiva vi sarà anche un focus dal titolo Body Documents, a cura di Tommaso Isabella con la collaborazione del Forum Austriaco di Cultura a Milano.

Il festival si apre sabato 15 novembre alle ore 21.30 con Ghost Elephants con cui Werner Herzog, riflette sull’ambiguo potere dello sguardo e diverte con la sua beffarda narrazione. Protagonista è Steve Boyes, un biologo sudafricano con l’ossessione di catturare le immagini degli “elefanti fantasma”, creature misteriose che abitano gli altopiani dell’Angola e della Namibia e che forse nessuno ha mai visto.

La manifestazione si chiude il 23 novembre con la presentazione del film Gioia mia di Margherita Spampinato, protagonisti Aurora Quattrocchi nei panni della burbera zia e Marco Fiore, bambino iperconnesso costretto a rinunciare ai comfort cui è abituato – al di là dei settant’anni che li separano.

Tredici i titoli del Concorso Internazionale, dedicati ai temi delle guerre in corso, all’ecologia, ai fenomeni migratori, ai femminism, alle questioni di genere e alla ricerca di una società più giusta e inclusiva. Il corpo delle donne come campo di battaglia dalla traumatica rivoluzione khomeinista nel 1979 a oggi è al centro di The Vanishing Point della regista e artista iraniana – con base a Parigi – Bani Khoshnoudi. Muovendosi intorno a un “tabù” famigliare – la vicenda della cugina uccisa in carcere dal regime – il film arriva fino a oggi, al movimento Donna Vita Libertà che ha riportato iraniane e iraniani a chiederne la fine.  Le questioni di genere sono raccontate in Mater Insula di Fatima Bianchi – uno dei due titoli italiani della sezione, in prima mondiale – in cui la regista mette al centro l’esperienza della maternità nelle sue complessità insondabili. Cinque donne sono riunite in uno studio di registrazione e parlano liberamente del proprio vissuto di donna e di madre. E ancora Abbas Fahdel, iracheno,  già autore nel 2015 di Homeland: Iraq Year Zero (2015) definito dalla autorevole rivista “Sight and Sound” uno dei dieci documentari del millennio, ha firmato Tales of The Wounded Land, un diario che narra, a partire dal vissuto del regista, l’attacco di Israele al Libano, dove abita con la moglie e la figlioletta. È invece il paesaggio degli Stati Uniti – sociale e politico –  al centro  di Little Boy di James Benning, filmmaker e artista americano. Il titolo, ispirato al nome della bomba sganciata su Hiroshima nel 1945 dagli americani, ne traccia una storia attraverso i discorsi dei presidenti Usa, da Eisenhower a Trump.

Tra gli altri titoli in programma After lives di Kevin B.Lee che indaga sulla violenza contemporanea; Paul di Denis Coté, storia di un ragazzo sovrappeso e depresso che ha trovato la sua dimensione nel nickname social (lo pseudonimo scelto per rappresentare la propria identità online). Di migrazioni si occupano le pellicole Nuit obscure- Ain’t I a Child? di Sylvain George e Morgenkreis di Basma al-Sharif. Infine la manifestazione propone Mare’s Nest di Ben Rivers, ambientato in un mondo dove dopo un’apocalisse, sono rimasti soltanto i bambini e  As Estaçoes (Le stagioni) di Maureen Fazendeiro, lungometraggio di esordio girato nell’Alentejo, in Portogallo, sulle tracce della Rivoluzione portoghese del 25 aprile, tra miti e leggende.

Gli abbonamenti a Filmmaker 2025 (intero 35€, ridotto 30€, sostenitore 100€) sono validi per la partecipazione e tutti gli appuntamenti del festival e sono disponibili in prevendita su filmmakerfest.com.

 

 

Pierfranco Bianchetti
Pierfranco Bianchetti , giornalista pubblicista e socio del Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani è laureato in Sociologia a Trento. Ex funzionario comunale, responsabile dell’Ufficio Cinema del Comune di Milano, ha diretto n l’attività del Cinema De Amicis fino alla chiusura nel 2001. Ha collaborato a Panoramica – I Film di Venezia a Milano, Locarno a Milano, Il Festival del Cinema Africano; Sguardi altrove; ha scritto sulle pagine lombarde de l’Unità e de Il Giorno, Spettacoli a Milano, Artecultura, Top Video; Film Tv; Diario e diversi altri periodici. Attualmente collabora a Diari di Cineclub, Grey Panthers, il Migliorista, Riquadro.com, pagina facebook Sncci Lombardia. Ha pubblicato nel 2021 per Aiep Editore “L’altra metà del pianeta cinema-100 donne sul grande schermo”, nel 2022 per Haze Auditorium Edizioni “Cinemiracolo a Milano. Cineclub, cinema d’essai e circoli del cinema dalla Liberazione a oggi” e nel 2026 per Algra Editore “Le grandi dinastie cinematografiche – Il cinema di padre in figlio”.

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