Già varie presentazioni all’attivo per il libro “Ludovico Einaudi – La musica, le origini, l’enigma” (edizioni Cluster-A – Collana Prisma), tra Book City e Milano Music Week il 22 novembre alle ore 16 presso California Bakery & Lounge di Corso Porta Ticinese 58 a Milano. A cercare di capire come sia nato e come si sia sviluppato il fenomeno Einaudi ci ha pensato l’autore Enzo Gentile, classe 1955, attento a tutto quello che succede in campo musicale da oltre cinquant’anni. Altro appuntamento sarà quello del 4 dicembre all’auditorium di Radio Popolare. Intanto Ludovico Einaudi, come di consueto ormai da qualche anno, va in scena al Teatro Dal Verme dal 27 novembre al 14 dicembre per 15 concerti.
Einaudi attento alle problematiche dei cambiamenti climatici, ricordiamo quelle immagini dove suona il pianoforte mentre si sciolgono i ghiacci dietro di lui. Nel libro lo si vede esplorare i boschi del casentino. Ci sono state altre occasioni in merito?
Racconta che “Seven Days Walking”, uscito in cofanetto in sette dischi, lo ha realizzato nel periodo del Covid andando a vivere nella casa di famiglia a Dogliani dove ci sono colline e montagne, e camminando gli è venuto in mente di elaborare un disco per ogni giorno della settimana in un’immersione nella natura, in altre occasioni ha fatto vacanze in barca, è stato in Africa, il mare c’è spesso nei suoi video. Vicinanza alla natura. Uscirono un disco al mese che poi vennero raccolti in un unico box.
Come dice Boccadoro nel libro, il mondo musicale di Einaudi non è accolto con interesse da chi governa le istituzioni della classica in Italia. Quindi non viene rappresentato. Mi diceva la stessa cosa Antonio Ballista a proposito di Battiato. Qual è il motivo di questa demarcazione?
Credo che la portata del lavoro di Battiato di quegli anni, di quando ha pubblicato tre dischi di musica contemporanea, sia superiore alle cose di Ludovico. Boccadoro si riferisce certamente ai primi anni del lavoro musicale di Ludovido Einaudi, tra fine degli Ottanta e Novanta. Si trattava di partiture, eseguite magari in qualche occasione, e magari non pubblicate come disco. È vero che il mondo della classica tiene a distanza autori come Einaudi che non appartengono alla nomenclatura ufficiale.
Ludovico è persona gentile ed elegante, difficile avere una impressione negativa nei suoi confronti, tra quelli che hai interpellato chi ha espresso pareri negativi?
Qualcuno ha avanzato dubbi sul suo essere pianista, ma quello più sferzante è Luca Francesconi che ha avuto occasione di condividere lo stesso spazio abitativo quando entrambi andavano al Conservatorio. A un certo punto Francesconi non ne ha apprezzato l’evoluzione musicale, infatti mentre lui continua a rappresentare opere di classica contemporanea, ha visto Ludovico affidarsi a scorciatoie che lo hanno portato al successo. Questo ha portato a una rottura nel rapporto umano e perfino di disistima.
Un fenomeno mondiale che ha nel tempo amplificato la sua popolarità. Hai potuto rispondere al perché dopo averne scritto un libro?
L’enigma era quello. Il cinema ha contribuito molto, molti suoi brani sono entrati nei film, in qualche caso ne ha scritte apposta di musiche, questo ha avuto molta divulgazione. Inoltre Einaudi è molto spesso in tour all’estero. Quest’anno Stati Uniti, Canada, nel tempo ha suonato in Laos, in Vietnam, Australia. Un vero fenomeno mondiale. E, me lo spiegano in diversi, la sua musica viene utilizzata in tanti casi, percorsi di yoga, meditazione, RSA, musicoterapia. Nella camera ardente di Armani c’era la sua musica, come nelle sfilate di moda. Claudio Ricordi spiega che nelle scuole di musica spesso i suoi brani vengono presi come esercizi perché sono semplici. Un volano che viaggia a vari livelli.
Mancano quelli che si sono sfilati, ma mancano anche quelli che avrebbero senz’altro potuto dire qualcosa come Piero Milesi, anche lui di quella generazione tra Conservatorio e voglie di trasgressione stilistica. Qualcun’ altro che non c’è più e che avresti voluto interpellare?
Certamente avrei chiesto il parere a Battiato, perchè alcuni percorsi simili li hanno fatti, i minimalisti li hanno ascoltati entrambi. Non sappiamo cosa ne pensa Ludovico di Battiato, perché abitualmente lui è riservato nei giudizi degli altri.
Una lunga parte del libro riporta direttamente le parole di Einaudi nelle varie interviste, per periodici e quotidiani, il miglior modo per capire il suo pensiero. Come hai recuperato queste interviste? Hai avuto occasione di intervistarlo?
Di alcuni artisti ho tenuto le interviste, ritagli di stampa in qualche faldone, poi ho riascoltato le trasmissioni di Nick The Nightfly a Radio Montecarlo con ospite Einaudi, qualche collega mi ha passato interviste di giornali dove collaborano, come anche ne avevo di mie di interviste.
Il suo nome appre a più riprese nei programmi di Suoni & Visioni da te diretto come anche poi nel festival del Casentino. Trattando con l’artista in veste di organizzatore come valuti la sua disponibilità?
Negli anni la sua popolarità è cresciuta e la disponibilità è stata diversa. La prima volta a Suoni & Visioni ancora non era molto conosciuto, così insieme a Marco Piccardi che curavamo la direzione del Festival, lo abbiamo invitato per sonorizzare dei film muti ispirati a Edgar Allan Poe. La seconda volta, sapendo che era stato in Mali, lo invitiamo quando facciamo una serata dedicata a Ali Farka Touré. Mentre più recentemente nel Casentino, dove organizzo il Festival “Naturalmente pianoforte” in estate all’aperto, gli abbiamo messo a disposizione lo spazio e il suo management ha gestito gli incassi.
Perchè nel libro manca una discografia commentata, mentre si trovano solo le foto degli album? Quali consiglieresti per conoscerlo?
Ho preferito dedicare spazio alla sua vicenda artistica e personale, per certi versi poco conosciuta. Tra i dischi da conoscere metterei “Le onde”, “ I giorni”, uscito dopo l’esperienza africana, quindi “Underwater”, che tra l’altro Carlo Boccadoro ha ripreso e suonato integralmente all’ultimo festival di “Piano City”.






































