I colori del tempo

L'Impressionismo? Era la mia bisnonna

0

I colori del tempo
di Cédric Klapisch
con Suzanne Lindon, Abraham Wapler, Julia Piaton, Vincent Macaigne, Zinedine Soualem

Una modella durante un servizio fotografico al Jeu de Paume di fronte alle Ninfee di Monet trova che i colori del dipinto stonino con i colori del suo vestito. Quindi propone di cambiare i colori di Monet. Il fidanzato fotografo esita incredulo. Avete riconosciuto il tono beffardo e un po’ malinconico di Klapisch sul presente (L‘appartamento spagnolo, La vita è una danza). In questo film un notaio raduna molte famiglie di discendenti di tale Adèle che dalla Normandia era venuta a Parigi in piena Bell’Epoque a cercare sua madre. Solo gli eredi di Adèle possono permettere l’apertura di una villa -chiusa dal 1944 e zeppa di ricordi, con un quadro misterioso- strategica per un affare immobiliare. I rappresentanti delle famiglie (il fotografo, una manager di tecnologia “che spacca col passato”, un insegnante di scuola media e l’apicultore Macaigne, innamorato delle api) nella villa ricostruiscono il passato della loro stirpe, affiancano (idealmente) Adèle che arriva dalla campagna in una Parigi in trasformazione, che scopre che mestiere fa la mamma, che conosce un pittore e un fotografo in cerca di fortuna, che frequenta le Rat Mort (dove si radunava l’intellighenzia della nuova Francia), che viene persino ritratta da Nadar. Poi rivivono la nascita dell’Impressionismo in una seduta a base di ayahuaska (la droga sciamanica). È un confronto tra il passato lento, ma ricco di attese, e il presente veloce e un po’ insapore che si intrecciano e si scambiano di posto. E tutto finisce dov’è cominciato,  alle ninfee. Quelle vere però. Molti figli d’arte nel film e tra gli attori e molti luoghi comuni per sorridere senza troppa retorica (che c’è, comunque) nel confronto -tenero- sui colori del tempo.

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento
Inserisci qui il tuo nome