“Qualcuno volò sul nido del cuculo”: 50 anni di un capolavoro senza tempo

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Qualcuno volò sul nido del cuculo

Durante la cerimonia degli Oscar nel 1976 si premiarono i film usciti nell’anno precedente e fu l’attrice Audrey Hepburn ad elencare i cinque candidati come miglior film. Il premio Oscar in sé può anche non interessare più di tanto al pubblico, ma quello che era davvero impressionante fu l’altissima qualità delle opere in competizione, tutte rimaste nella storia del cinema.

Quella notte vennero elencati Barry Lyndon di Stanley Kubrick, Nashville di Robert Altman, Lo squalo di Steven Spielberg, Quel pomeriggio di un giorno da cani di Sidney Lumet e il vincitore: Qualcuno volò sul nido del cuculo di Milos Forman.

Salirono sul palco a ritirare il premio i due produttori Saul Zaentz e Michael Douglas, il famosissimo attore che tutti conosciamo e che all’epoca comprò i diritti del romanzo omonimo, scritto da Ken Kesey, da cui venne tratto il film. In realtà fu Kirk Douglas ad acquistare i diritti del libro, in quanto aveva già interpretato il ruolo principale in un adattamento teatrale, ma poi li cedette al figlio Michael che decise di cercare un interprete più giovane.

Si penso subito a James Caan, all’epoca richiestissimo dopo la sua interpretazione ne Il padrino, Marlon Brando e Gene Hackman. Per motivi diversi i tre rifiutarono e venne scritturato Jack Nicholson, che all’epoca aveva già interpretato dei successi come Chinatown di Roman Polanski, Professione: reporter di Michelangelo Antonioni e L’ultima corvè del regista Hal Ashby, che inizialmente fu scelto proprio per dirigere il film in quanto già autore ribelle di quel periodo.

Qualcuno volò sul nido del cuculo

Il “cecoslovacco” Milos Forman venne interpellato poi dai Douglas perché aveva già diretto il film anti-borghese Taking Off e soprattutto perché aveva già subito nella vita la cruda esperienze della dittatura, prima nazista e poi dell’Unione Sovietica.

Qualcuno volò sul nido del cuculo infatti, oltre alle tematiche delle malattie mentali e del malfunzionamento delle strutture psichiatriche, analizza gli effetti del potere su persone che vengono private della libertà fisica e psicologica.

La trama, dai i molti significati, inizia quando il detenuto McMurphy (Jack Nicholson) viene ricoverato in un ospedale psichiatrico per capire se davvero ha dei disturbi mentali o se finge per evitare il carcere.

Durante il periodo di osservazione stringerà amicizia con alcuni pazienti e si renderà conto che l’autorità ospedaliera, a cui fa capo la severa infermiera Mildred Ratched (Louise Fletcher), è sostanzialmente un vero regime dittatoriale che annulla il singolo individuo imponendo rigidissime regole. L’infermiera Ratched infatti non tollera le variazioni di programma e le libertà che McMurphy vuole per sé stesso e per gli altri. Il carisma del nuovo arrivato non solo spezzerà la routine con una pacifica disobbedienza, ma metterà in discussione i metodi clinici con cui vengono curati gli impauriti pazienti di un luogo in cui l’unica medicina sembra essere unicamente l’umiliazione.

Milos Forman non solo riesce a passare in modo naturale da una quasi commedia a un dramma, ma riesce a raccontare con stile realistico la disumanizzazione che la società, qui rappresentata dalla struttura ospedaliera, esercita attraverso l’omologazione dell’individuo.

Qualcuno volò sul nido del cuculo

Bisogna però ricordare che molti dei temi e dei personaggi presenti nel libro sono stati fortemente cambiati da Forman e dagli sceneggiatori Bo Goldman e Lawrence Hauben. Cambiamenti che di fatto hanno poi generato un capolavoro del cinema, ma che hanno portato l’autore del romanzo, Ken Kesey, a dissociarsi completamente dal risultato finale e portandolo addirittura a citare in giudizio i produttori Michael Douglas e Saul Zaentz.

Qualcuno volò sul nido del cuculo ad oggi è ancora uno dei tre film della storia degli Oscar ad aggiudicarsi i cosiddetti Big Five, ovvero i cinque Oscar più importanti. Miglior film, miglior regia, miglior attore, miglior attrice e miglior sceneggiatura non originale. Gli altri due sono Accadde una notte (1934) di Frank Capra e Il silenzio degli innocenti (1991) di Jonathan Demme.

Il film fu anche un trampolino di lancio per tantissimi attori. La protagonista femminile Louise Fletcher ebbe riconoscimenti in tutto il mondo per il ruolo della perfida infermiera Ratched, inizialmente scritto per l’attrice Ellen Burstyn che dovette rinunciare proprio a causa dei problemi psichiatrici del marito. La Fletcher vinse Oscar come miglior attrice pur rimanendo sullo schermo per solo 22 minuti e 37 secondi.

Sicuramente indimenticabili anche le interpretazioni di Brad Dourif, che per il ruolo del giovane e problematico paziente Billy ebbe la candidatura agli Oscar come miglior attore non protagonista, dell’attore nativo americano Will Simpson nel ruolo di Capo Bromden, di Danny DeVito nel ruolo di Martini e dell’esordiente Christopher Lloyd, diventato poi famosissimo per il personaggio di Doc in Ritorno al futuro (1985).

Qualcuno volò sul nido del cuculo

Il titolo originale del film è One Flew Over the Cuckoo’s Nest che fa leva su un gioco di parole in quanto nello slang americano la parola Cuckoo significa sia cuculo che pazzo. Cuckoo’s Nest si può quindi tradurre nido dei pazzi, ovvero manicomio. Diversamente volare sul nido del cuculo può significare anche “diventare pazzo”.

Uscito nelle sale americane il 20 novembre 1975, il film è arrivato nelle sale italiane il 12 marzo 1976 con il divieto ai minori di 14 anni per il linguaggio scurrile.

Qualcuno volò sul nido del cuculo è rimasto ininterrottamente nei cinema svedesi per 12 anni, dal 1975 al 1987.

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