Dopo anni di silenzio, Federico Stragà torna a far vibrare la scena musicale italiana con una nuova energia e la consapevolezza di chi ha attraversato il tempo senza mai smettere di ascoltare la propria voce interiore. Un ritorno atteso,  carico di emozione e maturità. Cantautore mai banale,  Stragà non è mai stato un artista “urlato”: la sua musica è sempre stata fatta di parole scelte con cura, melodie che si adagiano sull’anima e una sensibilità capace di raccontare la vita in tutte le sue sfumature.

Gli esordi

Il pubblico lo ricorda per le sue indimenticabili partecipazioni al Festival di Sanremo, che hanno segnato due momenti chiave della sua carriera: nel 1999 con L’Astronauta, un brano che colpì per la sua delicatezza e per la capacità di parlare di sogni e distanze interiori con un linguaggio nuovo; e nel 2001, con Cigno Macigno, una canzone intima e intensa, il peso delle scelte, la fragilità e la forza che convivono nell’animo umano, consacrandolo come una delle voci più sincere e poetiche della nuova generazione di cantautori italiani.

Ma Stragà non si è mai accontentato delle luci dei riflettori. Negli anni successivi ha scelto di percorrere strade meno battute, dedicandosi alla scrittura, alla ricerca musicale e a numerose collaborazioni artistiche che ne hanno arricchito lo stile e la visione. Ha lavorato con musicisti e autori di grande spessore, esplorando generi diversi e sperimentando nuove forme di espressione. Un percorso silenzioso, ma mai fermo: il suo è stato un viaggio interiore fatto di ascolto, di crescita e di verità.

Il presente

Oggi Federico Stragà torna con un bagaglio pieno di esperienze, di parole non dette e di note che hanno finalmente trovato la loro strada. Il nuovo album si chiama È così  titolo di una canzone omonima carica di un enorme valore affettivo per il cantautore bellunese, è il nuovo biglietto da visita di Stragà per sottolineare che è tornato sul palcoscenico musicale italiano dopo un lungo silenzio. È un ritorno che non guarda al passato con nostalgia, ma con gratitudine, e che si proietta verso il futuro con occhi limpidi e mente aperta.

In questa intervista, Stragà si racconta con la sincerità di sempre: parla del suo rapporto con la musica, del bisogno di fermarsi e poi ripartire, delle sue collaborazioni più significative e del nuovo progetto che segna la sua rinascita artistica. Un dialogo che non è solo racconto di carriera, ma un viaggio dentro la vita di un artista che ha scelto di restare fedele a sé stesso.

Stragà
“è così” – Cover dell’ultimo album di Stragà

Ritorni sulla scena musicale dopo sette anni, rompendo un lungo silenzio. Cosa ti ha spinto a rimetterti in gioco?

«Da un punto di vista artistico avevo diverse canzoni tra cui scegliere e ho deciso quali inserire nell’album. Da un punto di vista pratico, invece, è stata l’etichetta Alman Music a credere nel progetto e a pensare che valesse la pena pubblicarlo, dandomi così una nuova possibilità.

Oggi non è affatto scontato, lo sappiamo. La musica, soprattutto in Italia, è diventata un terreno sempre più complicato. Per questo, avere un’etichetta che sceglie di investire su un album è un privilegio che apprezzo più che mai e che non voglio lasciarmi sfuggire».

Come è cambiato Federico da un punto di vista musicale in questi anni?

«Ho continuato a scrivere canzoni, alternando periodi prolifici ad altri. Ho iniziato a scrivere abbastanza tardi e considero il 2013 come un anno di svolta: prima volevo essere un interprete, dopo quella data mi sono riconosciuto sempre più come autore».

Il nuovo brano “È così”, che dà anche il titolo all’album, ha un profondo significato per te. Ti va di raccontarcelo?

«È un pezzo che ho scritto qualche anno dopo la scomparsa di mio fratello, pensando a lui. Ovviamente sono canzoni che non si possono programmare: una sera avevo la chitarra accanto e mi è venuta l’idea di scrivere le parole di mio fratello, le frasi che diceva e le cose che faceva. È stato tutto molto naturale. Avrei potuto scrivere una canzone lunga un chilometro, tante erano le cose da raccontare. È entrata poi a far parte di questo album, a cui dà anche il titolo».

La tua scrittura è sempre stata attenta ai dettagli emotivi. Che temi hai affrontato in questo album oltre a quello familiare?

«Sono tutti spunti molto personali di vita vissuta, in qualche parte del disco parlo molto indietro nel tempo, anche fino alla mia infanzia in altri parlo più del presente, della mia vita attuale a Bologna». 

Nel album c’è un’anima più rock rispetto al passato, quanta voglia avevi di far sentire che Federico Stragà c’è ed è tornato?

«Oggi sento davvero il bisogno di farmi ascoltare, perché scrivere e cantare canzoni proprie è tutta un’altra cosa rispetto a fare l’interprete. L’approccio è diverso, più personale. Hai l’urgenza di far sentire ciò che hai voluto raccontare in quei brani, e questa esigenza per me è diventata ancora più forte.

L’anima rock dell’album arriva da Valerio Carboni e Daniele Morelli. A loro ho voluto dare totale libertà: ho detto “fate quello che vi viene naturale”, e abbiamo seguito quella strada. In fondo, è anche questo il senso della musica: lasciare spazio, lasciare libertà».

Ed è proprio da qui che riparte Federico Stragà: da una musica che torna a parlare con il cuore, da parole che sanno ancora emozionare, e da quella voglia di condividere che non ha mai smesso di guidarlo. Un ritorno che non è solo un evento discografico, ma un atto d’amore verso la musica e verso tutti coloro che, in silenzio, lo stavano aspettando.

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