The Smashing Machine
di Benny Safdie
con Emily Blunt, Dwayne Johnson, Oleksandr Usyk, Bas Rutten, Paul Lazenby
Ecco Dwayne Johnson truccato da Mark Kerr, cioè un colosso nei panni di un colosso. Il vero Kerr tra gli anni ’90 e il 2000 era un campione di arti marziali miste e Ultimate Fighting, disciplina nuova a quel tempo che (spiega Johnson a una nonnina con tenerezza commovente) metteva insieme lotta, boxe, judo, karatè, wrestling e combattimenti nelle gabbie, però con regole (a volte cambiate in corsa o disattese) per evitare di uccidere o venire uccisi. Il titolo The Smashing Machine (qualcosa tipo “macchina per distruggere”) rende bene l’idea. Il film di Safdie però prende in contropiede: ti aspetti botte da orbi e ci sono, ma scopri che i campioni di quella disciplina sono gentili padri di famiglia e amici sinceri che sbarcano il lunario facendosi molto male, perché all’epoca quello sport era più pericoloso e meno remunerativo di oggi. E comunque erano creature fragili: il Mark Kerr di Dwayne Johson è una montagna di muscoli allenata, dopata e accudita per resistere a colpi di maglio, ma estremamente fragile sotto le proteste della fidanzata Emily Blunt che si sente trascurata. Cherchez la femme. Lui l’ha anche sposata. Per un po’. La Bella ha devastato la Bestia. Questo rende il film di Safdie curioso.







































