Stiamo parlando di un trio, “i 3 fornelli” che “cucinano” un’ottima musica, che vanta una storia quasi trentennale, i Cookin’ On 3 Burners. Il tastierista Jake Mason, specialista del mitico organo Hammond, il chitarrista Dan West – arrivato nel 2013 in sostituzione del grande Lance Ferguson, che aveva deciso di dedicarsi esclusivamente ai suoi The Bamboos e ai lavori solisti – e il batterista Ivan Khatchoyan sono australiani, ma ormai il loro sound di matrice funky soul è conosciuto in tutto il mondo. Tanto che il loro brano più celebre, This Girl con la voce di Kylie Auldist, rimissato dal DJ e produttore francese di musica elettronica Kungs, è arrivato in cima alle classifiche dei singoli in dieci Paesi del mondo, compresa mezza Europa (Germania, Francia, Belgio e altri, mentre nel Regno Unito ha toccato il numero 2) nel 2016. E tra l’altro suona anche durante una scena del recente film Jurassic World: Rebirth.

Il loro nuovo album era atteso dai tempi dei due volumi di Lab Experiments, usciti rispettivamente nel 2016 e 2017 e della successiva compilation Vs. del 2018, ed è stato annunciato da un vero e proprio 45 giri nella forma vintage nei 7 pollici, che comprendeva il brano del titolo, Cookin’ The Books, un brillante strumentale funk guidato da un Hammond untuoso e una chitarra scattante, e Give A Little Bit More, un tipico soul mid-tempo con un messaggio su generosità, empatia e capacità di cambiare le cose quando serve affidato alla voce di una dei numerosi partner che hanno accompagnato il trio nel tempo, Stella Angelico.

Angelico è presente in altre due tracce di Cookin’ The Books (pubblicato dalla label del gruppo Soul Messin’): I’m Comin’ Home To You, che vira più scanzonata verso il rhythm & blues vocale anni Sessanta, e l’intensa So Much To Lose, una ballad soul che avrebbe potuto cantare Amy Whinehouse. Le altre due cantanti presenti nel cd sono Natalie Slade, molto attiva in Australia (con Ashley “Katalyst” Anderson e Steve Spacek tragli altri), la cui voce acuta conduce l’ottimo soul moderno di Only Words, una ballata particolare e insinuante anche per la presenza degli archi, e Jane Tyrrell degli Herd, che fa il controcanto al rapper Mantra (l’australiano Rob Tremlett, non il nostro Simon Chionetti di Katarsi e del recente singolo Freddo) in The World Is Cold, un rap declinato alla maniera funk sulle problematiche ambientali. Mentre l’altra voce maschile è quella del multistrumentista Wilson Blackley nel southern soul sincopato e malinconico di Away From My Heart.

Gli strumentali sono No Bread For You dalla fattura tipicamente acid jazz in salsa sixties, Phoenix, che potrebbe far parte delle colonne sonore scritte in Italia da Carlo Rustichelli o Piero Umiliani appena appena aggiornate (magari rivisitando, come dicono i Burners, «il classico soul degli anni 60 What’s Goin’ On come meditazione sulla resilienza, la rinascita e il fuoco curativo del funk»), e New Yorker con un tocco funk elegante, guidato dalla chitarra prima e dall’organo poi.

A loro si sommano le due cover molto particolari, dato che si tratta di Ms. Fat Booty del rapper broccolino Mos Def, che diventa uno strumentale in cui si disegnano alcune delle linee melodiche di One Step Ahead di Aretha Franklin campionate dall’originale, e – meno incredibile di quanto sembri – di Livin’ On A Prayer, la superhit dei rocker Bon Jovi, che diventa un funk-rock modernissimo, vitale e poppeggiante. Mentre sono fuori dagli schemi i 100 secondi finali di Outroduction, in cui lo scrittore Chris Gill fa una sorta di brindisi parlato e giocoso su una delicata traccia strumentale.

Raffaello Carabini
Che dire? Basta citare la cura di oltre 250 cd compilation di new age, jazz, world e quant’altro? Bastano una ventina d’anni di direzione artistica dell’Etnofestival di San Marino? Bastano i dieci come direttore responsabile di Jazz Magazine, Acid Jazz, New Age Music & New Sounds, Etnica & World Music? Oppure, e magari meglio, è sufficiente informare che sono simpatico, tollerante, intelligente... Con quella punta di modestia, che non guasta mai.

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