Il ciclo di film si apre con il documentario L’incanto di Tomaso Pessina dedicato ad Avati
Bolognese puro sangue, classe 1938, Giuseppe Avati (Pupi, in omaggio ad un flirt lontanissimo della madre con un violinista viennese venuto in vacanza nel 1925 a Sasso Marconi), dopo gli studi in Scienze politiche all’ Università di Bologna e una lunga militanza in un complesso musicale, il Rheno Jazz Band, in giro per l’Europa, si impiega alla Findus (allora azienda all’ avanguardia nei surgelati), ma la passione per il cinema è in agguato. Prima è aiuto regista di Piero Vivarelli nel film Satanic e poi nel 1968 gira il suo primo lungometraggio Balsamus, l’uomo di Satana (1968).
Poi insieme al fratello Antonio in qualità di produttore e ad un gruppo di attori-amici, Gianni Cavina, Carlo Delle Piane e Lino Capolicchio, dà vita ad un cinema originale nel panorama italiano, spesso di sapore autobiografico, d’ambientazione emiliano-bolognese e dai connotati favolistici-sentimentali.
Il regista firma anche due interessanti sceneggiati televisivi (Jazz Band, 1978 e Dancing Paradise, 1981), ma si afferma con le sue storie provinciali nelle quali i protagonisti sono individui non particolarmente baciati dalla fortuna verso i quali va tutta la sua tenerezza e comprensione come in Le strelle nel fosso (1979), Una gita scolastica (1983), Noi tre (1984), Festa di laurea (1985), Storia di ragazzi e di ragazze (1988), Dichiarazioni d’amore (1994).
Anche il genere horror è nelle corde del cineasta bolognese con La casa delle finestre che ridono (1979), Zeder (1983) e i più recenti Il signor Diavolo (2019) e L’orto americano (2=25)
Autore prolifico con all’attivo 44 lungometraggi, Avati ha affrontato altri generi cinematografici con il musicale Aiutami a sognare (1981), il grottesco e fantapolitico Bordella (1976), il giallo rosa Tutti defunti…tranne i morti (1977) e la ricostruzione storica con Noi tre (1984) incentrato sul soggiorno bolognese del quattordicenne Mozart, avvenuto nel 1770 presso la villa del conte Pallavicini, per poter sostenere l’esame di contrappunto presso l’Accademia Filarmonica locale.
La rassegna si apre con il documentario di Tomaso Pessina L’incanto (giovedì 27 novembre, ore 20.00), che esplora la magia del cinema attraverso lo sguardo di Pupi Avati, maestro del cinema italiano, e la storia dell’Odeon di Milano e prosegue con Una gita scolastica del 1983 (venerdì 28 novembre, ore 15.00), protagonista l’anziana Laura che ricorda con malinconia una gita premio vinta dalla sua classe nel 1914. Festa di Laurea del 1985 (domenica 30 novembre, ore 15.00) è la storia di un timido pasticcere, segretamente innamorato di una bella signora che accetta di allestire il buffet per la festa di laurea della figlia di lei mentre La mazurka del barone, della santa e del fico fiorone del 1975 (venerdì 5 dicembre, ore 15.00) è una farsa goliardica, grottesca e fantastica ambientata nella campagna romagnola, ben recitata dall’affiatato duo Tognazzi–Villaggio. Storia di ragazzi e ragazze del 1989 (venerdì 8 dicembre, ore 15,00), l’ultimo film in programma, è caratterizzato da un’atmosfera festa, ma anche di imbarazzi frutto di culture diverse e di nostalgie per le cose della vita perdute.







































