L’incipit dell’autobiografia di Renato Caruso sembra quello di una fiaba: «C’era una volta un ragazzo proveniente da un piccolo paese ai piedi della Sila che trascorreva gran parte delle sue giornate dedicandosi alle sue più grandi passioni: la musica e la matematica…».
Ebbene, Renato Caruso queste passioni le ha fatte diventare un mestiere: è infatti un chitarrista piuttosto stimato, un compositore e un divulgatore scientifico musicale. Ormai da diversi anni si destreggia tra sale d’incisione (il suo primo album, Aram, lo ha pubblicato nel 2016; il più recente si intitola La teoria del big chord), case editrici, aule universitarie, seminari.

Dopo essersi laureato in Informatica Musicale, comprende a pieno ciò che lo appassiona veramente, capisce esattamente quale sia la giusta direzione da prendere: la strada che unisce note e numeri, la divulgazione scientifico-musicale. Questo è un periodo di intenso studio, ricerca, composizione e album dedicati a quegli scienziati, matematici e filosofi che in passato hanno trovato una stretta correlazione tra la matematica e la musica. Pitagora, Einstein, Alan Turing, Galileo Galilei sono fra i suoi più grandi miti.
Racconta: «Iniziano così ad arrivare diverse richieste di collaborazione con riviste per le quali scrivo articoli che parlano di scienza e musica, pubblico il mio primo libro, poi il secondo, il terzo, il quarto… la vita prende via via una forma sempre più definita, più limpida… tengo seminari nelle scuole e in università fino ad ottenere una borsa di ricerca presso l’Università degli Studi di Milano-Bicocca e ho l’occasione di presentare quello che mi piace definire il mio mondo matemusico in manifestazioni culturali come La Milanesiana di Elisabetta Sgarbi con nomi del calibro di Piergiorgio Odifreddi, Giovanni Caprara, ecc.».
Poi aggiunge: «Tutto questo non sarebbe mai potuto succedere se durante questo intenso percorso non fossI stato sostenuto e incoraggiato dalle persone a me care e da un grande professionista della comunicazione, produttore esecutivo, editore e soprattutto amico, Riccardo Vitanza. Riccardo ha creduto in me, ha investito nei miei progetti e mi motiva a proseguire sulla strada della composizione e della divulgazione».

In questi giorni è uscito il suo nuovo libro, L’argoritmo della musica. Da Pitagora all’intelligenza artificiale (collana Memo, Tsunami Edizioni). Renato Caruso lo racconta così: «Questo libro esplora l’intima connessione tra scienza e musica, un viaggio che inizia con Pitagora e attraversa secoli di evoluzione matematica e musicale fino ai moderni algoritmi di intelligenza artificiale applicati alla composizione e alla produzione musicale».
L’opera si articola in diverse sezioni che affrontano argomenti quali l’acustica, la teoria musicale, la matematica delle armonie, la fisica del suono e il ruolo della tecnologia nell’era digitale. Attraverso un linguaggio accessibile ma rigoroso, il libro propone una narrazione che intreccia la storia della musica con lo sviluppo scientifico, dimostrando come numeri e suoni siano due facce della stessa medaglia. Pensato per musicisti, appassionati di scienza e tecnologia e per chiunque voglia comprendere il profondo legame tra suono e numeri, tra creatività umana e potenzialità degli strumenti digitali, in un mondo in cui la musica è sempre più generata, filtrata e diffusa attraverso gli algoritmi.
Non vi spaventate, non è un libro noioso, tutt’altro: si legge con piacere, ed è infarcito di aneddoti molto gustosi, come quando racconta il gioco dei dadi musicali di Mozart, un esempio affascinante di come la casualità possa essere usata per creare arte.

Ieri sera Renato Caruso ha presentato il suo libro al Gogol’Ostello Spazio Culturale (Viale Bligny 41, Milano). La sala era strapiena. Stimolato dagli interventi dell’imprenditore Giovanni Favero, Renato ha fatto entrare i presenti nel suo mondo composto di numeri, note e tanta fantasia. E chiudendo la chiacchierata facendo ascoltare alcuni suoi brani e poi duettando con Patrizia Cirulli: coppia artistica già piuttosto rodata che sa come si trasmettono le emozioni.








































