Mentre scriviamo hanno appena terminato un minitour in Germania, ma gli Afrodream sono piuttosto conosciuti anche in Francia, in Svizzera, in Inghilterra e ovviamente in Italia e in Africa. Infatti il gruppo fondato a Torino nel 2018 è sempre stato più attivo dal vivo che in sala di registrazione, dove hanno realizzato gli EP Afrodream (2018) e Jam Sa Sounè (2019), l’album d’esordio La Teranga (2020) e una manciata di singoli, prima del loro secondo cd, intitolato Guiss Guiss e disponibile da poche settimane per l’etichetta Rubik Musik.
Nata dalla collaborazione tra il musicista senegalese Abou Samb (voce e percussioni) e il chitarrista italiano Luca Vergano, la formazione si è ampliata grazie all’argentino Ariel Verosto (tastiere e flauto traverso), seguito dalla cantante camerunense Beauvoir Kongmeneck, dal trombettista della Aikar Orchestra, il portoghese Reiul Roxo, e da Francesco Cornaglia (batteria), Gabriele Cappello (sassofono) e Gianluca Gallucci (basso).
Il loro sound è una squisita fusione di melodie e ritmi africani, in particolare il piacevolissimo afrobeat di felakutiana memoria, cui si sommano vari retroterra culturali e musicali, il tutto impastato con un appeal jazzy e con un equilibrio davvero speciali. Alla musica si sommano i testi in francese di Samb, intrisi di speranza e di malinconia, parlano di impegno e di riscatto, di tribolazioni e privazioni, di orgoglio, unità e amore.
«Guiss Guiss è un manifesto sonoro. Non solo musica, ma un richiamo urgente alla tolleranza, al rispetto e alla giustizia culturale», scrivono su Facebook. «Viviamo in un tempo segnato da conflitti e muri, da incomprensioni e disuguaglianze. Con questo album, Afrodream sceglie di opporsi con suoni caldi, testi meditativi e visioni che rivendicano l’umanità come terreno comune. Guiss Guiss invita a disarmare i cuori, a costruire ponti invece di barriere, ad allenare lo sguardo a vedere l’altro come parte di sé.»
Gli Afrodream vi propongono la loro personale world music, che sviluppa molto più di una raccolta di canzoni, facendosi liberatoria e quasi catartica, grazie ai testi meditativi e alle atmosfere cariche di umanità. E grazie alle combinazioni sonore che includono il folk dell’Africa centroccidentale, il sofferto blues subsahariano, la ritmicità danzabile dei tropici e le musiche afroamericane più black, ovvero un funk elaborato e un jazz narrativo.
Il singolo Ma mère, omaggio di Abou Samb a sua madre che vive ancora in un villaggio dove è complicato l’accesso all’acqua (nei loro tour gli Afrodream raccolgono fondi vendendo una loro linea di abbigliamento per costruirvi un pozzo), ha anticipato Guiss Guiss. Il cd comprende altri sette brani, tra i quali segnaliamo il magnifico Bamako, un afrobeat corale che incrocia jazz alla Roland Kirk e ritmicità volteggiante per descrivere la sofferenza e il coraggio dei migranti, la sfrenata Afrotrip, in cui spiccano la sei corde elettrica di Vergano e il sax di Cappello, e l’emozionale conclusione Où va le vent, eterea e intensa riflessione sul destino umano tra jazz e ballad. E naturalmente la programmatica, bellissima apertura di La musique de mélange, autentica dichiarazione d’amore per la musica come forza guida, compagna di viaggio, passaporto e casa. Ovvero per come l’amiamo tutti noi.







































