Lo schiaffo

Una fantasia su una famiglia disfunzionale

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Lo schiaffo
di Frédéric Hambalek
con Julia Jentsch, Felix Kramer, Laeni Geiseler, Moritz von Treuenfels, Mehmet Atesci

La ragazzina tedesca Marielle (Geiseler) dice una parolaccia a un’amica e quella le tira uno schiaffo. Nel frattempo il padre Tobias (quadro di una casa editrice) ha uno scontro con un collega e quando lo racconta si inventa una determinazione più eroica, mentre la madre Julia (Jentsch) va a fumare con un collega e insieme fantasticano di fare sesso bollente su un tavolo. La madre non lo racconta. Quando mamma e papà tornano a casa Marielle però sa tutto: dopo lo schiaffo lei “vede e sente” quello che fanno i genitori, non se lo spiega ma è così. Il padre sospetta che la figlia li spii e che abbia hackerato i cellulari, quindi le toglie l’ipad, la madre cerca di mediare con spiegazioni psicologiche. Ma Marielle continua a vedere  quello che fanno e a sentire quello  che dicono “come se fosse lì”. Non ci sono interpretazioni psicoanalitiche né sviluppi fantastici. La realtà è che dopo lo schiaffo Marielle “sa” cosa fanno i genitori, non è piacevole per lei e loro – che si sentono sotto controllo- cominciano a deragliare nei comportamenti e a mettere in atto proprio i desideri segreti. Il che comporta complicazioni sociali e risate nervose negli spettatori. Marielle è come il Dio del catechismo che ti vede sempre. E visto che non sta nell’alto dei cieli ma in casa è imbarazzante. Da un certo punto di vista, questo film, con la sua ironia molto razionale a partire da un assunto “magico” è di fatto un horror kantiano (dal filosofo Kant): la critica della ragione telepatica. Hambaleck ha firmato due corti curiosi e un lungo, Model Olimpia, su una madre che si chiama come la madre di Alessandro Magno e cura come una psicoanalista le fantasie sessuali del figlio.

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