Alla Camera del Lavoro di Milano arriva Alessio Lega, sabato 6 dicembre alle 17,30 per un concerto speciale. Si tratta di una riproposzione dello spettacolo che rivelò Enzo Jannacci nel 1964. Non un generico omaggio a questo genio dell’assurdo, ma la ricostruzione filologica di un momento essenziale della sua carriera, della canzone e della cultura milanese (ed italiana).
Lo spettacolo fu concepito ed in gran parte scritto da Dario Fo e si proponeva di scoprire un grande autore, ma anche di lanciare un interprete stupefacente. Quello spettacolo fu documentato (parzialmente) da un pionieristico disco live “Jannacci in teatro”. Sul palco con Alessio Lega anche Enrico Intra oltre a Guido Baldoni alla fisarmonica e Rocco Marchi al basso e vari strumenti.
Prima dello spettacolo ci sarà la presentazione del libro “Strà Milano: la mappa cantata della città” che Alessio Lega ha scritto assieme a Giangilberto Monti. Presentazione a cui partecipa lo scrittore e giornalista Piero Colaprico (oggi anche direttore artistico del teatro Gerolamo, dove andò in scena lo spettacolo originale di Jannacci).
Abbiamo raggiunto Alessio Lega per chiedergli tutto sul libro e di tanto altro.
Lo stradario cantato della città, cosa si intende a chi è destinato questo libro?
È proprio uno stradario: una guida musicali ai luoghi della città, attraverso le mille e mille canzoni che ogni angolo, ogni personaggio, ogni piazza, ogni via di Milano… ha sentito cantare. Una sorta di “Lonely planet” acustica.
Un libro scritto in copia con Gian Gilberto Monti, anche lui cantautore, anche lui è abituato a scrivere libri come te. Chi ha avuto l’idea come l’avete sviluppata, avete trovato luoghi strade e canzoni di cui non sapevate?
Giangilberto è un vecchio amico, collaboriamo episodicamente da anni… lui è un milanese fuggito dalla città, io un leccese che ci vive e la suona da trent’anni. L’idea me la portavo dietro da molto tempo, lui se n’è entusiasmato e gli ha dato concretezza col suo pragmatismo meneghino.
Presentazione alla camera del lavoro, con ospiti importanti come Enrico intra e Piero Colaprico, personaggi che sono entrati anche nel libro?
La presentazione è stata fortemente voluta dal mio carissimo amico Gianni Bombaci, un’istituzione per la cultura milanese: gli hanno pure dato l’Ambrogino! Lui è molto legato al mondo del jazz, dunque Intra. Io invece collaboro con Colaprico a nuove canzoni sul mondo della Mala milanese.
Alessio in tanti ritengono che tu hai preso il posto di Ivan della Mea nella canzone impegnata e politica. Quali sono stati i tuoi ultimi lavori musicali?
Ivan è stato un mio grande maestro, prenderne il posto è impossibile… diciamo che provo ad essere coerente con la sua poesia ed il suo impegno. Personalmente continuo a scrivere canzoni, però amo dedicarmi anche alla riproposizione di repertori bellissimi ed un po’ negletti. Però non chiamatele “cover”, è la nostra storia che si confronta col presente.

A Milano e quindi magari anche nel libro due personaggi importanti che hai frequentato, Ivan della Mea di cui è scritto anche un libro e Paolo Ciarchi. Ci vuoi raccontare qualcosa su di loro?
Di Ivan ho già detto che è stato un maestro d’arte e di vita, ma non ne sono stato intimo. Paolo Ciarchi invece l’ho frequentato moltissimo e posso dire che era davanti a tutti noi: il suo modo di trasformare la rabbia sociale in sorriso creativo, di fare musica e teatro con oggetti che noi avremmo buttato nella spazzatura, la sua ricerca spirituale mai disgiunta dall’ironia… Paolo andrebbe celebrato con una mostra permanente multimediale.
Molti magari non conoscono il tuo lavoro di scrittura giornalistica e critica per riviste specializzate, quindi molto esperto della canzone d’autore italiana. Secondo la tua visione a che punto siamo? Voglio dire la canzone d’autore, quella dei grandi storici, Guccini e de André in testa può ancora essere ascoltata dalle nuove generazioni? E nomi come Jannacci e Gaber?
La canzone d’autore non può essere sostituita da altre forme musicali, per la sua caratteristica unica di rivolgersi contemporaneamente ad ogni individuo ed alla collettività, di fare assieme un discorso sentimentale e sociale. Il tempo ed i nuovi generi non sostituiscono i precedenti, tutto si stratifica nella coscienza culturale. Dunque mi fa sorridere chi parla di “ritorno dei cantautori” se a Sanremo si affaccia per una volta ciò che nei circoli – fra mille difficoltà – vive e si rinnova costantemente.
Quest’anno sei andato per l’ennesima volta al club Tenco, è ancora viva quindi la canzone d’autore?
Il Club Tenco resiste perché ha la capacità di tenere assieme la tradizione e la rivoluzione… e così anche la canzone in generale.
A parte questo spettacolo che farai alla Camera del Lavoro, stai presentando uno spettacolo con che canzoni abitualmente?
Concepisco quasi tutti i miei spettacoli come una narrazione che segue una storia o un tema. L’anno scorso per esempio abbiamo girato parecchio – anche nelle scuole – con uno spettacolo di teatro-canzone sulla vita di Giacomo Matteotti. Quest’anno lavoriamo su “Le pulci nell’orecchio”, storie di esclusi e di marginali che – come ci ha insegnato Jannacci – possono essere tragiche e comiche al tempo stesso. Prepariamo anche un disco di inediti che si chiamerà “Monicelli ed altri eroi”.






































