Il suo primo soprannome è “Booker G” e il riferimento è a Booker Taliaferro Jones, ovvero il mitico Booker T che con i suoi M.G.’s (gli altri tre giganti Steve Cropper alla chitarra, Donald Dunn al basso e Al Jackson Jr. alla batteria) segnò il suono black dell’etichetta Stax – una di quelle di riferimento nel periodo -, di cui durante gli anni Sessanta erano la “band residente”, cioè quella cui si affidavano tutti gli artisti sotto contratto. La denominazione (in alcuni singoli ha usato quella di Booker Gee) è stata dettata sia dallo strumento che Guillaume Metenier suona, ovvero lo stesso organo Hammond prediletto da Jones (cui il Nostro somma pianoforte, xilofono, clavinet e sintetizzatore), e soprattutto dal tipo di sound che ama, di stretta derivazione e aggiornamento di quello che furoreggiava in USA nel favolosi sixties e nei successivi seventies. Questo grazie anche alla formazione ricevuta da una altro big dell’Hammond, uno dei maestri del soul jazz Dr Lonnie Smith.

Guillaume Metenier

L’altro soprannome del musicista francese è da diversi anni quello di Soul Sugar, che utilizza in particolare per le sue registrazioni dedicate al reggae e al dub, che spesso utilizza per reinterpretare classici di altri generi musicali in maniera brillante e comunicativa. Con questo pseudonimo dal 2009, anno di pubblicazione del cd di debutto Nothing But The Truth, è diventato uno dei divulgatori più rispettati in Francia delle tipiche musiche giamaicane in levare. Poche settimane addietro Guillaume ha pubblicato il suo settimo album (cui se ne sommano due in limited edition di rivisitazioni dub) con questo pseudonimo – ne ha utilizzati altri in carriera, come Funky Frenchman, Gee Master, The Hunter e The Visualistics, ma solo per una manciata di singoli – intitolato Blue House Rockin’ e presentato dalla sua etichetta Gee Recordings.

Come compagni di strada ha scelto il trio dei Dub Sheperds, formato da Jolly Joseph (all’anagrafe Joseph Parot), cantante e chitarra ritmica, Dr Charty (alias Alexis Chartier), bassista e chitarrista e Jean “Jahno” Brault, batterista e percussionista. Li aveva già utilizzati come vocalist e strumentisti in passato, ma questa volta accredita il combo, che qualcuno ricorderà aver proposto una versione dub della canzone dei partigiani Bella ciao, come contitolare di tutto il lavoro, come già era successo nel 2024 con il tributo ai Kraftwerk Kraft Dub Werk (attribuito a Kid Loco meets Soul Sugar) e a inizio anno con Theory Of Mind, firmato Blend Mishkin & Soul Sugar.

In effetti il disco, che esce solamente come LP nel formato fisico, è stato registrato quasi dal vivo in due intense giornate di lavoro al Blue House Studio da Christophe “French Kiss” Adam, che ha partecipato con i quattro alla sua produzione artistica. L’idea di offrire un clima sonoro simile a quello di oltre mezzo secolo fa si è concretizzata con l’utilizzo di microfoni a nastro e a valvole di quegli anni, preamplificatori e amplificatori a valvole, console analogiche e vari outboard vintage. È una raccolta di brani soul roots-reggae e dubby funk, sia cover che originali, tutti di grande impatto, coinvolgenti e vibranti, che sono delle vere e proprie Excursions in Soul, Reggae, Funk & Dub, per riprendere il titolo del terzo lavoro di Soul Sugar, uscito nel 2021 a quattro dall’ottimo Chase The Light.

L’album si apre con una ripresa puramente reggae del classico Give Me Your Love di Curtis Mayfield, amato particolarmente da Guillaume, che lo aveva già rivisitato, e da Jolly, che possiede una voce in falsetto accostabile a quella del mitico soulman di Chicago della blanxploitation. Dopo il primo singolo è la volta di Blue House Rock, che sprizza forza come una rivisitazione soul senza freni alla maniera delle session più libere, e liberatorie, del periodo Memphis soul anni 70 con l’Hammond in particolare evidenza. Ancora il falsetto del cantante dei Dub Sheperds delinea il delicato Hold My Hand, che ricorda il più dolce Gregory Isaacs, big del sottogenere romantico del reggae denominato lovers rock.

Dub Shepherds

Choice Of Music, come i successivi Disco Jack (in cui “si sente” la presenza solista del chitarrista Sam Isoard) e Drum Song, sono brani della fine dei Settanta, firmati dal grande organista Jackie Mittoo, un altro dei riferimenti di Metenier, già con gli iconici Skatalites e poi in session con tutti i nomi del reggae che vi vengono in mente, che li registrò per la storica etichetta giamaicana Studio One. La loro riproposizione gioca sull’energetica interazione tra l’Hammond, la chitarra e i due ritmi, potenziata dagli effetti vecchia maniera, come l’eco e il riverbero, e da filtri parametrici, come il passa-basso. L’altro brano strumentale è il fantasioso, quasi acid jazz, Hot Weather Skank, pieno di giravolte e di invenzioni.

Alla cantante inglese Shniece McMenamin, reduce da una rivisitazione-tributo in chiave reggae al repertorio punk dei Ramones opera dei Dubmones (sic!), è affidata la cover di Family Affair, il brano pop-r&b top one del 2001 di Mary J. Blige firmato anche da Dr. Dre, trasformandolo in un soft reggae corale pieno di personalità. Mentre ancora Jolly Joseph canta My God Has A Telephone, portato al successo nel 2017 dai The Flying Stars of Brooklyn in chiave pop-gospel e con il leader della formazione, il cantante, batterista e autore Aaron Frazer, che canta in falsetto. La revisione dei quattro protagonisti dell’album è un soulful roots reggae, avvolto nel cullante calore analogico che caratterizza tutto l’ottimo Blue House Rockin’.

Raffaello Carabini
Che dire? Basta citare la cura di oltre 250 cd compilation di new age, jazz, world e quant’altro? Bastano una ventina d’anni di direzione artistica dell’Etnofestival di San Marino? Bastano i dieci come direttore responsabile di Jazz Magazine, Acid Jazz, New Age Music & New Sounds, Etnica & World Music? Oppure, e magari meglio, è sufficiente informare che sono simpatico, tollerante, intelligente... Con quella punta di modestia, che non guasta mai.

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento
Inserisci qui il tuo nome