Eternity

L'aldilà è un po come di qua, con il problema dell'eternità

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Eternity di David Freyn con Miles Teller, Elizabeth Olsen, Callum Turner, Da’Vine Joy Randolph, John Early

Joan (Olsen) e Larry (Teller) sono sposati da 63 anni. Larry muore per colpa di un pretzel andato di traverso e scopre che nell’aldilà lo attende una stazione di smistamento simile a una fiera del turismo: lì  avrà l’età del momento più felice della sua vita (torna giovane), non c’è l’inferno (insomma…), può avere ancora rapporti sessuali soddisfacenti, non c’è il peccato e in una settimana, aiutato da operatori specializzati,  dovrà decidere dove e con chi trascorrere l’eternità. Lui pensa a Joan. Joan lo raggiunge una settimana dopo e voilà scopre che il barista dello smistamento è Luke (Turner), il suo primo, bellissimo e perfetto marito morto nella Guerra di Corea. E adesso? Un’eternità col solito Larry ringiovanito o una con Luke sogno perduto e mai esaudito? Fin qui ok, trovata fantasy da vecchia Hollywood in stile Scala per il paradiso, Il paradiso può attendere o Joe Il pilota. Poi il marketing dell’aldilà prevale e i due maschi devono contendersi la femmina e tutti devono calcolare se ce la faranno a reggere un’eternità di aspettative o di delusioni. E qui la sceneggiatura un po’ deraglia, perché dell’eternità, quella vera, non si sa molto e anche il regista non sa bene dove dirigersi. Personalmente abbiamo apprezzato il chicchirichì di un gallo quando sorge il sole sulla gigantesca agenzia di viaggio delle anime. Il resto è routine dei viventi.

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