Ammazzare stanca
di Daniele Vicari
con Gabriel Montesi, Vinicio Marchioni, Rocco Papaleo, Selene Caramazza, Andrea Fuorto, Thomas Trabacchi
Anni Settanta. La ‘ndrangheta sale a nord. Il killer (Montesi) anche se dotato, anche se si fa crescere i baffi come Nietzsche perché ha letto Nietzsche, nella famiglia malavitosa emigrata deve obbedire al padre-padrone-capo (Marchioni) che serve il boss di Gioia Tauro (Papaleo). Padre perennemente seccato perché i figli cresciuti in lombardia hanno l’accento dei settentrionali e questo a lui non va. Questa brutta storia (vera, è la storia di Antonio Zagari, vero killer e figlio di tanto padre, l’ha scritta lui) orecchia il titolo di Pavese Lavorare stanca perché il nostro assassino ubbidiente che non ama più uccidere aveva letto anche Pavese. Ha il pallino delle auto (di queste morirà, in un incidente stradale, non di proiettile o di coltello). Com’è ammazzare per vivere? Come lavorare, appunto. Una punizione infernale in terra, il crimine come noia e condanna al lavoro (che stanca), anche e soprattutto il lavoro normale di copertura del lavoro criminale. Che non deve mai dare conseguenze appariscenti. Quindi il nostro killer anche se guadagna non deve mai goderne, e come Sisifo con il macigno deve sempre ricominciare da capo ( e restare “povero”, e non comprarsi mai davvero la macchina che gli piace). Forse in qualche modo, c’entra davvero l’eterno ritorno di Nietzsche.





































