La squisita cantante Patty Lomuscio è ritornata a New York per registrare il suo nuovo album My Foolish Heart (Alfa Music/Egea), con il quale si è buttata decisamente sul jazz “classico”, interpretando nove brani di grande spessore, tra i quali alcuni standard assai noti e spesso ripresi. La docente di canto jazz al Conservatorio di Matera, che è anche una valente violoncellista, ha inizialmente immaginato questo suo nuovo progetto come un duo voce/contrabbasso alla maniera dei Musica Viva (Petra Magoni e Ferruccio Spinetti, che ha anche inciso in duo con Tiziana Ghiglioni) oppure dell’accoppiata Silvia Manco e Rosario Bonaccorso, per restare entro i nostri confini.

La Nostra, che aveva già inciso nella Grande Mela il suo album di debutto Further To Fly esattamente dieci anni fa e il suo penultimo Star Crossed Lovers del 2023, è tornata così a lavorare con il prediletto Peter Washington, contrabbassista dalla cavata “educata” e solidale. Però, durante la scelta dei brani e dopo le prime session, i due hanno deciso di aggiungere un colore diverso e hanno coinvolto il versatile sassofonista Vincent Herring, già presente come Washington in Star Crossed Lovers. Ai sette brani incisi in trio se ne sommano due – gli unici solo contrabbasso e voce – registrati con Gianluca Renzi, che da anni vive a New York, nel suo homestudio.Patty Lomuscio

La sensibilità intensa di Lomuscio le permette di volteggiare e rischiare, di emozionarsi e correre, di sorridere e vocalizzare su un repertorio piacevolissimo, in cui continua a brillare uno swing elegante e nitido. Le ricche sfumature della sua voce le offrono la forza dell’essenzialità e del garbo e le permettono di utilizzare ironia, savoir faire e acume con grande equilibrio. Un cd che ci porta indietro nel tempo e insieme ci dimostra come molte delle song apprezzate antan dal grande pubblico possano ancora oggi piacere a molti, se la riproposizione è aggiornata con idee e personalità.

Parliamone velocemente e iniziamo da First Song, che apre l’album. La musica è stata scritta dal contrabbassista Charlie Haden per il suo quartetto nel 1988 e poi la cantante Abbey Lincoln ha aggiunto le parole per proporla nel suo ottimo album The World Is Falling Down. Quella di Lomuscio è una lettura raffinata ed elegante, in cui si susseguono un suo colloquio interiore con uno scarno sassofono, un volo lieve del canto con il commento cupo del contrabbasso, un intreccio strumentale appena acquerellato dal quale emerge un breve solo del sax e ancora il canto sostenuto dalle linee quasi svagate delle corde.

Dopo la swingante Can’t We Be Friends? (è un brano degli anni 20 portato alla fama da Ella Fitzgerald, Frank Sinatra e Louis Armstrong) e You’ve Changed, in cui il confronto è con Sua Immortalità Billie Holiday, ecco Choro Pro Zé, un brano del chitarrista Guinga nello stile scarno e lamentoso che è alla base della musica popolare brasiliana, il choro appunto. Lamuscio canta bene in portoghese questo che è diventato uno standard anche per i jazzisti ed entra nella partitura in punta di piedi, con l’eleganza di una ballerina che si libra lieve sulle note di un omaggio a un gigante della musica, Hermeto Pascoal, spesso chiamato affettuosamente Zé oppure O Bruxo (“il mago”).

da sinistra: Peter Washington, Vincent Herring e Patty Lomuscio

Se il successivo Love Theme From Spartacus è contemplativo e delicato, I’ll Close My Eyes è una sfida: lo standard del 1945 è stato ripreso così tante volte da far tremare i polsi a chi voglia affrontare il confronto con personaggi del calibro di Sarah Vaughan, Dinah Washington, Cannonball Adderley e Keith Jarrett. Lomuscio e i suoi lo fanno serenamente e con curiosità, con una certa nostalgia e con la voglia di immaginare una storia dietro un testo che parla di fedeltà e dedizione.

Le due track con il solo Renzi sono brani di grandi vocalist jazz come Betty Carter (Tight) e Norma Winstone (Endless Stars), ma la protagonista di questo cd dimostra di sapersi reinventare – anche con garbati vocalizzi – e di saper galleggiare sulla superficie delle note di un contrabbasso “parlante”, dapprima suonato con l’archetto poi disteso a disegnare trame intense e merletti espressivi.

Chiude il lavoro la notissima title track, che, scritta nel 1949 per l’omonimo, zuccheroso e lacrimevole film My Foolish Heart (diventato in Italia Questo mio folle cuore), ebbe già sei versioni di successo l’anno successivo e numerosissime a seguire (compresa una di Rod Stewart). Questa ripresa, con un notevole assolo di Washington, rende merito alla fine vocalità di Lomuscio, che racconta di un amore lontano e perduto con la stessa infinita disponibilità che sa offrire all’amore nuovissimo della sua vita reale, la piccola figlia Teresa, cui dedica l’intero lavoro.

Un lavoro dove, anche senza gli abituali strumenti armonici, il pianoforte, la chitarra, la cantante di Andria e i suoi partner riescono a proporci l’intensità di un umanesimo fatto di passione per la musica di qualità e per l’atmosfera bohèmienne del jazz, di incursioni dentro le profondità del sé e di pensieri d’arte concepiti con scintillio cristallino.

Raffaello Carabini
Che dire? Basta citare la cura di oltre 250 cd compilation di new age, jazz, world e quant’altro? Bastano una ventina d’anni di direzione artistica dell’Etnofestival di San Marino? Bastano i dieci come direttore responsabile di Jazz Magazine, Acid Jazz, New Age Music & New Sounds, Etnica & World Music? Oppure, e magari meglio, è sufficiente informare che sono simpatico, tollerante, intelligente... Con quella punta di modestia, che non guasta mai.

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