«È uno dei sogni più importanti della mia carriera», esordisce subito Umberto Tozzi, nella sua abituale tenuta all black, lucido e in forma. «È più di un decennio che dico nelle interviste che vorrei realizzare un musical con le mie musiche. Finché non ho trovato il pazzo che ha deciso di produrlo. È un premio enorme alla mia carriera, un po’ come il Golden Globe che ho ricevuto molti anni fa (era il 1982, ndr.). Proprio mentre mi avvicino all’ultimo concerto, si apre per me un’esperienza inedita che darà nuova vita alla mia musica. E poi, dato che nessuno ci vieta di sognare, visto che Gloria è arrivato al n.1 in USA (nella versione cantata da Laura Branigan nel 1982, tre anni dopo l’uscita italiana ed europea, ndr.) e c’è rimasta molte settimane, nulla ci vieta di arrivare con questo musical anche a Broadway.»

Con un piacere evidente e una disponibilità nuova, il nostro cantautore tra i più conosciuti all’estero presenta quello che sarà il suo nuovo impegno per il 2026, subito dopo le 12 date di marzo de L’ultima notte rosa the final show, già schedulate in sette palasport italiani e in cinque europei, a Zurigo, Graz, Bruxelles, Parigi, Londra. Dopo l’uscita in questi giorni dell’album che comprende le registrazioni effettuate durante le prime date di «questo bellissimo tour mondiale, che ho fatto con grandissimi musicisti e durante il quale abbiamo provato ogni volta emozioni diverse e coinvolgenti su palchi bellissimi, dagli italiani più iconici come le Terme di Caracalla o Piazza San Marco, a quelli in giro per il mondo. Abbiamo incontrato un sacco di persone e ci siamo divertiti tantissimo.»

Umberto Tozzi
ph Cosimo Buccolieri

Il doppio album si intitola L’ultima notte rosa live e allinea, oltre a 21 brani dal vivo riarrangiati per la grande orchestra e punteggiati da ospiti come Raf, Laura Pausini, Hauser, Marco Masini e The Kolors, anche cinque inediti, tra cui Vento d’aprile, dedicato alla piccola Elisa, mancata per una rara leucemia nel 2020 e i cui proventi dello streaming saranno devoluti all’AIRC per la ricerca contro il cancro. Brani che combinano gli abituali ingredienti del sound tozziano, ovvero l’iterazione ossessiva del ritmo, la scansione nervosa delle liriche e l’orecchiabilità contagiosa delle melodie, con esiti soddisfacenti anche dal punto di vista qualitativo, oltre che da quello commerciale, che già lo ha “baciato” con oltre 80 milioni di dischi venduti.

«Il musical sarà la mia nuova sfida. Non ne ho visti molti, e vorrei sottolineare il coraggio dei produttori, perché in Italia non esiste una grande cultura del musical. Andrea Maia ne ha fatti vari in passato (il produttore, regista e scrittore del nuovo progetto ha già firmato, tra gli altri, Chicago con Luca Barbareschi e Se il tempo fosse un gambero con Max Giusti, ndr.), poi ha smesso. Oggi ci ha messo del coraggio, anche perché questo lavoro è totalmente diverso, è anche teatro con un coinvolgimento emotivo, un’antagonista, più di una rivalità. Non è Tommy o Grease

Ti ha colpito subito o sei dovuto intervenire a modifiche e indicazioni?

«La lettura iniziale dello storyboard con bravissimi attori mi ha fatto capire da subito cosa sarebbe successo. È una bellissima storia d’amore, non un jukebox: le mie musiche sono state adattate al testo, che a sua volta è stato creato spontaneamente sulle emozioni create dalle mie canzoni, che risulteranno come il cantare una parte del testo. Mi ha emozionato tantissimo perché è sì una storia musicale, ma è piena di spunti molto coinvolgenti per il pubblico. Sarà un impegno importante per tutto il cast e la produzione e anche per me in qualità di direttore artistico.»

Umberto Tozzi
ph Cosimo Buccolieri

Qual è il primo dei vostri prossimi impegni?

«Il primo e fondamentale è quello di trovare chi interpreterà Gloria (le candidature sono già possibili nella pagina “audizioni” del sito www.gloriailmusical.it, ndr.). Gloria è una ragazza differente nell’immaginario di ciascuno. Oggi c’è una generazione di giovani artisti che hanno un grande talento e ne troveremo di certo una che abbia una grinta particolare, graffiante, che trasmetta espressivamente, e non solo nel canto, qualcosa, determinata. Perché la protagonista è una ragazza che vuole cantare ma ha i genitori contro, che vogliono continui la tradizione di famiglia nella loro fabbrica e non sul palco. Deve avere una faccia e una personalità vocale che mi stupisca, un po’ come Branigan quando mi fece ascoltare la sua versione in inglese di Gloria. Talento vocale ed espressività che possa conquistare il pubblico sono fondamentali per chi voglia intraprendere questo mestiere, con purezza e spontaneità.»

Pensi che la musica pop italiana possa un giorno, come la nostra cucina, diventare patrimonio immateriale dell’umanità?

«Da un certo punto di vista sì. io sono nato in un momento storico in cui una generazione artistica e creativa ha destabilizzato un po’ tutti. Lucio Battisti era per noi un riferimento assoluto, irraggiungibile. Ci chiedevamo come facesse a trovare certe idee, certe intuizioni artistiche, certe emozioni. Poi ognuno di noi ha seguito la sua strada e sono tanti gli artisti nati negli anni 60, 70 e 80 che meriterebbero un riconoscimento assoluto. Però continuo a credere, dato che sono cresciuto anche ascoltando il pop inglese, che se ci confrontassimo con la Gran Bretagna non potremmo che essere i secondi. E non parliamo poi di attraversare l’oceano…»

Raffaello Carabini
Che dire? Basta citare la cura di oltre 250 cd compilation di new age, jazz, world e quant’altro? Bastano una ventina d’anni di direzione artistica dell’Etnofestival di San Marino? Bastano i dieci come direttore responsabile di Jazz Magazine, Acid Jazz, New Age Music & New Sounds, Etnica & World Music? Oppure, e magari meglio, è sufficiente informare che sono simpatico, tollerante, intelligente... Con quella punta di modestia, che non guasta mai.

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