Vita privata
di Rebecca Zlotowski
con Jodie Foster, Virginie Efira, Mathieu Amalric, Daniel Auteuil, Vincent Lacoste
La dottoressa Steiner (Foster), psicoanalista americana a Parigi, incappa in due infortuni. Prima una paziente che si suicida (e alla cerimonia funebre il vedovo accusa lei), poi un paziente che vuole farle causa perché dopo anni di terapia (e 40 mila euro di parcelle) per mettere di fumare ha risolto tutto con 50 euro da un’ipnotista. Colpo di scena: la dottoressa Steiner -che ha già una vita complicata e piange in automatico senza dolore- va anche lei dall’ipnotista e fa una specie di sogno guidato nelle sue vite precedenti. Quindi la situazione è disperata ma, per fortuna nostra, non seria perchè da qui in poi la vita della nostra analista diventa un ottovolante di recriminazioni con gli affetti personali (l’ex marito e il figlio), con i pazienti, con qualcuno che si è intrufolato in casa sua nottetempo e col sospetto che dietro il suicidio della paziente ci sia un delitto. Quindi con una verve tra Hitchcock e Truffaut, la regista ci propone una doppia indagine: la dottoressa Steiner che indaga su se stessa (e sulle sue vite precedenti, vere o fantastiche che siano) e su come gli altri si infilano nella sua vita privata . Siamo tra la terapia e il giallo e non ci si annoia. La Zlotovski è una specialista in trame ricche a partire da eventi privati di donne complesse: era suo Planetarium su due strane spiritiste coinvolte nel cinema francese (e nelle derive razziste) negli anni Trenta. Ed era suo I figli degli altri







































