Father Mother Sister Brother
di Jim Jarmusch
con Cate Blanchett, Adam Driver, Vicky Krieps, Charlotte Rampling, Mayim Bialik, Sarah Greene, Luka Sabbat, Indya Moore Tom Waits
La famiglia è un’addizione di elementi di quieta surrealtà? Un fratello (Driver) e una sorella (Bialik), molto perbene e quadrati, vanno a trovare il padre un po’ pazzo (Waits), forse squinternato, magari anche bugiardo… Due sorelle (Blanchett, quella “che non osa” e Krieps, quella che in apparenza “osa”) vanno a trovare la madre (Rampling) scrittrice di successo molto rigida… Due gemelli (Sabbat e Moore) vanno a rivedere l’appartamento in cui vissero coi genitori morti in un incidente aereo. Le tre parti sono in tre posti diversi nel mondo. La prima storia (i figli alle prese con il padre che chiede soldi) mette in evidenza i tempi morti e i silenzi dell’imbarazzo, con sorpresa finale. La seconda i rapporti e le differenze caratteriali madre/figlia. La terza è meno definibile, più fluida diciamo. In tutte e tre alcuni elementi (l’acqua, i soldi, un modo di dire, un modo di definire un luogo e altro che scoprirete) sembrano riapparire come se fossero state condizioni necessarie e sufficienti per scrivere le tre storie. Una specie di sfida silenziosa al caos e alla casualità alla maniera del cinema di Jarmusch tra il surreale e il buffo. Un tempo queste scommesse (porre condizioni apparentemente scollegate e poi risolverle nelle sceneggiature) le faceva Lars Von Trier. Jarmusch adotta il suo metodo svagato, da rabdomante. E ogni tanto sfida la nostra pazienza. Ah, sì: ha vinto il Leone d’oro all’ultimo festival di Venezia. Ma anche questo potrebbe essere un frammento del film…





































