Una nuova avventura musicale per Tito Rinesi. Si intitola “Oltre” (La Levantina Records) e contiene brani dove compone testi e musiche, realizzati con Stefano Indino: fisarmonica, Carlo Cossu: violino e viola, Giovanni Lo Cascio: percussioni, lo stesso Rinesi: voce, saz, bouzouki, daff, con gli arrangiamenti archi di M° Luigi Cozzolino. Nel brano “Resurrexi”, oltre agli archi dell’Orchestra dell’Opera di Roma e dell’Orchestra di Santa Cecilia, arrangiati e diretti dal M° Michele Fedrigotti, hanno suonato: Paolo Botti (viola) e Ares Tavolazzi (contrabbasso), mentre Ylenia Notaro interviene nel brano “Yunus”. Rinesi, che ha iniziato il percorso nella musica nei lontani Settanta partecipando all’esperienza dei Living Music e dei Saint Just poi, ha saputo sviluppare un linguaggio proprio originale nel campo della musica strumentale di confine, quella che riceve influssi da svariati continenti, nazioni, territori. Da subito la maggior influenza è quella legata alla musica di stampo orientale, dalle forti componenti mistiche. Lo attestano i numerosi album fin qui essenzialmente strumentali fino all’arrivo della trilogia “Ilhai”, “Dargah”, Rameshagar” con strumenti e canti della tradizione medio orientale, strettamente connessa alle pratiche sufi. Con quegli album Rinesi riprende a usare la voce per inanellare melodie fortemente evocative, ricche di fascino, ma anche profondamente collegate alle pratiche spirituali, alla ricerca di sè.
Stavolta Rinesi affronta l’argomento con testi in italiano, lingua non sempre facile da musicare. Il vivere il momento presente come emerge in “Nell’imperfezione” dove si accenna anche ai “pensieri associativi”, i pensieri spazzati via del vento del mattino come si canta in “Qui, rimani qui”. “È colpa dei pensieri associativi se non riesco a stare adesso qui”, da “Segnali di vita” di Franco Battiato. Sì, c’è un collegamento tra i due che hanno seguito l’insegnamento di Gurdjieff. Oltretutto Battiato ha scritto una breve nota di copertina per il cd “Meetings” di Rinesi uscito nel 2008. Nota trascritta nel volume “All’essenza” promosso dalla Fondazione Battiato con Mondadori. Quindi i due si sono conosciuti e per certi versi hanno percorso strade parallele, avendo calcato le scene del pop dei grandi festival già nei primi dei Settanta.
Dalla California ai pensieri associativi
Ascoltando l’album troviamo “Segnali nascosti”, dove l’attimo è proprio adesso, come costante. Musica composta per lo spettacolo teatrale “Khosrow e Shirin”, tratto dall’omonimo poema di Nezami Ganjavi (XII° secolo), il più grande esponente della letteratura persiana.
“Entanglement” invece è un brano scritto addirittura a metà degli anni’70, di ritorno da un viaggio molto spartano e avventuroso in California: “La west coast per noi hippie rappresentava allora il futuro verso cui guardare – ricorda Rinesi – la speranza di un mondo migliore e più solidale; in questo viaggio di ricerca ho incontrato tante persone meravigliose, ma in particolare una donna che ho sentito essere una sorella nell’anima e con cui ho mantenuto una sorta di legame sottile anche al ritorno in Italia, aldilà di contatti telefonici o epistolari. Da qui la parola “entanglement”, che descrive in qualche modo questo fenomeno molto studiato nella fisica quantistica. La musica l’ho scritta però più avanti, a metà degli anni Novanta, quando gli strumenti come il bouzouki e il saz avevano per me man mano sostituito l’utilizzo della chitarra acustica”. Lungo sette minuti, risulta questo un brano dove prende molta parte l’aspetto strumentale
Altri brani compongono “Oltre”, un album che va ascoltato più volte, anche perché Tito ben si applica a scompigliare le carte e creare contrappunti per non scivolare nella banale melodia. Così magari, quando riascoltiamo la canzone, ci viene da dire che in fondo è perfino orecchiabile.
Presentazioni varie, tra cui quella all’Officina in zona Prati a Roma insieme a Arturo Stalteri, artista e conduttore radiofonico, lo scorso 15 dicembre. Roma, città molto attiva sotto il profilo della musica strumentale. Già nel lontano 1994 lo stesso Rinesi si fece protagonista come produttore di un cd raccolta denominato Desert Rain riunendo artisti come Roberto Laneri, Luca Spagnoletti, Costantino Albini, Riccardo Giagni, Tarab, Pierluigi Castellano, Danilo Cherni e Raffaele Mallozzi. Da allora tantissime altre occasioni per Rinesi, oltre a innumerevoli composizioni come colonne sonore di trasmissioni televisive. Vari album da solista da ascoltare per immergersi in un oasi di meditazioni e buone vibrazioni, la gran parte rintracciabile su Spotify.






































