Ottime voci e non solo. Le donne jazz italiane, anche quelle esordienti, sono sempre più brave e sempre aperte a invenzioni, sperimentazioni, prove di coraggio e di vitalità. Sia che siano cantanti, come soprattutto si fanno apprezzare oggi, sia che si propongano come strumentiste raffinate ed eclettiche. Lo dimostrano una serie di album usciti nelle ultime settimane con una leader o una co-leader donna: quattro sono particolarmente interessanti.
Elena Lodovici
Bad And Good Times (Alfa Projects/Egea)
Voto: 8
«Qualunque scelta tu faccia, non deve mai essere contro te stesso, contro la tua anima; ascolta il tuo cuore e lui prenderà la strada giusta, qualunque essa sia. Non tradire te stesso, amati. È la prima cosa. Non tradire te stesso, mai. Amati.» con questa esortazione la pianista Elena Lodovici apre il suo terzo album da leader, realizzato in trio con la funzionale coppia ritmica formata da Eros Rambaldi al contrabbasso e Giacomo Bartolucci alla batteria.
La musicista marchigiana – fra l’altro è di Fano dove si tiene da oltre trent’anni un prestigioso festival jazz – propone, come dichiara, «cinque brani originali che si rifanno principalmente alle nuove tendenze del panorama jazzistico contemporaneo contaminato/crossover jazz, con influenze jazz-pop, R&B/smooth jazz, “minimal jazz”, e sentori anche bebop e folk». In questo cd distende la sua capigliatura al vento, le sue labbra sorridono e le sue dita liberano melodie balsamiche, senza mai assumere pose da combattimento o indossare scintillanti corazze.
Il pianismo di Lodovici è combinatorio, possiede una timbrica personale e sviluppa una sensibilità che eleva di rango l’happy jazz di matrice post-new age verso una modernità interiore e dilatata, una ricerca del sé più autentico durante le “volte sfavorevoli e quelle propizie”. La naturalezza e la leggerezza delle sue sintesi sonore, nelle quali non è mai assente un richiamo al classicismo, fanno emergere uno stile che, pur rimanendo ancorato a un certo formalismo, fa trasparire la profusione e la bellezza delle sensazioni umane.
Sia l’apertura All That Remains che la successiva Evolving Quiet sono arricchite, nel loro incedere jarrettiano la prima e mutevole la seconda, si avvalgono anche dei vocalizzi garbati della leader, mentre al “gioco di bimbi” della chiusura Marameo contribuiscono i sample elettronici di Alessandro Fiordelmondo e la voce infantile di Micol Crespi.
Simona Severini & Jacopo Ferrazza
Dream Scenario (Parco della Musica/Egea)
Voto: 8/9
Il contrabbassista e tastierista Jacopo Ferrazza e la cantante e chitarrista Simona Severini collaborano come duo dall’autunno del 2022, si sono esibiti in numerosi festival anche internazionali e sono entrati in sala di registrazione lo scorso gennaio per il loro primo album insieme Dream Scenario, ispirato all’omonimo film surreale e ironico con un Nicolas Cage in bilico tra sogno e realtà. Il contrabbassista del quartetto di Fabrizio Bosso, di cui abbiamo già lodato a inizio anno il quinto album da leader Prometheus, elabora le musiche di otto degli 11 brani del cd, di cui la cantante prediletta da Enrico Pieranunzi scrive i testi in italiano e inglese. Le tre cover, che non sfigurano affatto, sono firmate da Joni Mitchell, la Black Crow tratta dal magnifico album Hejira già nell’originale in duo voce-contrabbasso con la leggenda Jaco Pastorius, e da Duke Ellington, lo standard infinito Caravan del 1936 e la sofisticata Prelude To A Kiss di due anni successiva.
Una voce come quella che amano la maggior parte dei melomani, calda e leggermente sensuale, si contrappone, in un lavoro ispirato al contrasto timbrico (quando è pulsante l’uno è eterea l’altra e viceversa) e alla completezza sonora (la presenza dell’acustica di lei e le punteggiature del Fender Rhodes di lui aiutano in maniera determinante), a uno strumentista solido e raffinato, in un lavoro che si sviluppa in perfetta coerenza dall’inizio alla fine, combinando il jazz da camera con il pop più fine e con un liederismo contemporaneo.
Così le track originali scorrono dall’autobiografica Sole dedicata ai Navigli milanesi di fronte all’abitazione di Severini alla pulsante Close, a Sogno con la determinante presenza del chitarrista Michele Caiati all’acustica, che offre afflati sudamericani (ripresi anche in Choro, il primo dei due brani in vocalese, mentre Huelva è più iberico e sottile), alla deliziosa ninnananna Silence, all’angolosa Time che rimanda a certo Sting jazzy e all’emozionante finale A Song For You, perfetto gioco di sfumature.

Parrilla/Manna Quartet
Above All (Dodicilune/IRD)
Voto: 8
Il quartetto di giovani musicisti calabresi debutta con questo album, che si inserisce, con un’intesa e un interplay da veterani, una vivace scelta timbrica e la ricerca di un linguaggio personale, all’interno del panorama mainstream del jazz attuale. La cantante Veronica Parrilla e il pianista Carlo Maria Manna, supportati dalla coppia ritmica formata dal rigoroso Giuseppe Gugliotta al basso elettrico e dal versatile – si esibisce anche in ambito metal – Francesco Borrelli alla batteria, sono i motori trainanti del quartetto, autori dei testi in inglese l’una e delle musiche l’altro, di sei degli otto brani del cd.
La frontwoman possiede l’abilità di raccontare una storia e di vocalizzare sul flusso delle note, di appropriarsi di uno standard (in questo caso di Close To You di Burt Bacharach e Hal David, scritta nel 1963 ma resa celebre dai Carpenters sette anni dopo) e di volare lieve come un albatros sul mare quando libera il vocalese sulla ripresa della Infant Eyes di Wayne Shorter. Il pianista è un talento in crescita esponenziale e che giunge a una tappa importante, offrendo un saggio di come un pianoforte possa diventare un’autentica seconda voce grazie al gioco brillante delle armonizzazioni e alle sfumature che si susseguono in contrappasso determinando il climax elegantemente volubile del cd e insieme la sua distillata abilità di finalizzazione espressiva.
Dei brani originali Above All, la title track posta in apertura, è una composizione in crescendo da club elegante con un ricco assolo di piano e un piacevolissimo finale scat della voce; Running Down è più mossa, con la voce che racchiude, posandosi sulle note per narrare la voglia di vivere, gli assolo di basso e pianoforte; To Get Into The Swing fa proprio quello che dice il titolo, tra vocalizzi e assolo; Her, aperta da un piano solo che arriva al cuore, è una ballad a tutto tondo; No Name vola tra diversi piani sonori, vari assolo e la voce che trova sempre le inflessioni giuste. Infine gli oltre 10 minuti di Rain (Please Teach Me Now) sono un’intensa « preghiera di ammirazione nei confronti di chi, come la pioggia, si dona con grazia e “ama anche cadendo”».
Lucia Filaci – Vittorio Cuculo
A due voci (Alfa Music/Egea)
Voto: 8/9
Si apre con un velocissimo e divertente esercizio di scat, quel modo di cantare in cui le parole sono sostituite da sillabe senza significato che permettono alla voce una libertà di improvvisazione simile a quella di uno strumento solista. Dopo la swingante A due voci, che ha un intermezzo con il sax alto in assolo (la seconda voce del cd), parte Aria, che suona altrettanto swing di un brano in vocalese – senza in realtà esserlo – tanta è la musicalità del canto e l’aderenza alla parte squisitamente strumentale.
La successiva Notte è una ballad dalle coordinate sentimentali anni Sessanta, con un bell’assolo di contrabbasso e un botta e risposta voce/strumenti. Puro swing-pop all’italiana (alla maniera di Sergio Caputo) per la successiva Non sense, “senza avere opinioni come i fiori sui balconi”, cui gli strumentisti aggiungono sugo e sostanza slittando quasi nel rock, mentre Fra ragione e sentimento e Che confusione sono due brani pop old style, di quelli che avrebbe potuto cantare la Mina prima maniera, ben contrappuntati dal sassofono e dal pianoforte. La gustosissima Che caffè gioca su livelli e stili vocali differenti con un’ironia che coinvolge e fa sorridere.
Ne Il ritmo prevalgono gli strumenti, sassofono, piano e batteria si scatenano in assolo vorticosi su una base quasi sudamericana racchiusi tra le parentesi più soft del canto che chiude le sue dediche al ritmo con piccole code scat. Nell’ultimo brano Mi metto nella musica un’apertura strumentale elettronica apre cinematograficamente una vocalità soft e ricca di effetti, che vola fino al lirismo classicheggiante in un mutevolissimo climax.
Opera prima del quintetto romano guidato dalla multiforme cantante Lucia Felaci, che scrive tutti i brani, e dal sassofonista Vittorio Cuculo, che li arrangia insieme a lei, A due voci presenta una variegata e intelligente carrellata da un jazz tradizionale a quello attuale, dagli anni 40 alla Anita o’Day all’elettronica contemporanea piena di spunti. I tre partner della coppia, Giuseppe Sacchi a piano e tastiere, Giordano Panizza a contrabbasso e basso elettrico e Gian Marco De Nisi alla batteria, sono stimolanti rifinitori di questo vagabondaggio “aperto” e intrigante.







































Molto interessante !!!