No other Choice
di Park Chan-wook
con Byung-Hun Lee, Ye-Jin Son, Hee-soon Park, Sung-min Lee, Yeom Hye-ran
Questa sì che è una “pulp fiction”, proprio nel senso dell’impasto per fare la carta. Dalla polpa dipende la qualità della carta. Eppure Man-Su, così bravo che dalla gavetta è salito al grado di caporeparto di una cartiera, dopo un’acquisizione straniera perde posizione sindacale, posto, stipendio e tutte le belle cose della vita (casa, auto, sicurezza, stima di sé, due cani, uno poi con lo stesso nome della figlia…). Le ricerche di un lavoro nello stesso settore lo portano a una dolorosa umiliazione. Quindi un film sulla perdita dell’occupazione? No: cioè sì, ma la risposta è alla coreana. Il nostro Man-Su, che è anche un raffinato giardiniere, non ha altra scelta (“No Other Choice”, come hanno detto i capi che l’hanno licenziato): si trasforma in un killer pasticcione per eliminare la concorrenza sul mercato e ripartire da zero. I concorrenti nemici diventeranno concime per piante e fiori, e il meccanismo a volte è ai limiti del demenziale… Park Chan Wook è il regista dei mirabili Old Boy, Lady Vendetta, Mister Vendetta, Thirst, Mademoiselle, Decision to Leave, la sua originalità è innegabile e irrefrenabile, ma forse questa volta calca troppo sul grottesco. L’eroe fregato dal capitalismo è il divo Lee Byung Hunt, tra le tantissime interpretazioni antagonista in Squid Game.





































