Lo scorso 15 dicembre è stato pubblicato Iter, il primo album di Matteo Morini, batterista e compositore romano classe 2000.
Già in pianta stabile nella band di Alex Britti da due anni e fresco di diploma al Conservatorio in Batteria e percussioni pop con voto di 110 e lode, in questo album strumentale Morini fa una summa dei suoi primi 25 anni di vita, componendo e arrangiando tutti i brani.
Abbiamo intervistato Matteo Morini per farci raccontare Iter, il processo creativo dietro la composizione dei brani e questi primi 25 anni di vita, già densi di soddisfazioni.
Iter è un disco che già dal titolo parla di un viaggio. Da dove è cominciato questo viaggio?
È un compendio dei primi 25 anni di vita. Una prima tirata di somme che racchiude un po’ tutte quante le mie passioni e anche questi primi anni lavorativi.
Si parte dai luoghi di origine, per poi passare per il mio amato Abruzzo e arrivare a luoghi quotidiani, che comunque rientrano nei miei ricordi di bambino. Sono tutti i luoghi che hanno a che fare con riflessioni personali, c’è il litorale romano dove vado a fare lunghe passeggiate, ed il Lunapark.
Dentro ci sono tutte le considerazioni che ho fatto sulla vita in generale, sul guardare la realtà, l’arrivo delle prime soddisfazioni, ed anche il ricordo di una figura molto importante per me.
Come fa un luogo a suscitare un’idea che poi diventa un suono e una canzone?
A me piace tantissimo l’aspetto sinestetico dei suoni. Per esempio associo con estrema facilità una tonalità o anche un accordo ad un’immagine. Ho proprio una scala di gradazione per quanto riguarda anche banalmente dei passaggi e dei momenti della giornata: per esempio la mattina io l’associo al re minore.
Parlando proprio del Luna Park, avendoci passato moltissime ore nella mia infanzia, ho in mente anche tutto il contesto, sia sonoro che anche olfattivo della situazione.
Hai scritto, composto e arrangiato tutte le canzoni dell’album. In un paio di brani suoni tutti gli strumenti, mentre negli altri troviamo Federico Lima al basso e Jacopo Rognini alla chitarra. Come ti approcci alla composizione, dovendo scrivere tutte le parti, come si faceva un tempo?
Sono sempre stato molto istintivo e anche molto immediato. Diciamo che sfrutto sempre un po’ il flusso continuo che si crea quando sto in bolla.
La composizione di questo album è avvenuta tutta in maniera molto istantanea, con le idee chiare di quello che doveva essere per ogni singolo strumento.
Ha aiutato tantissimo anche proprio l’andare a comporre in certi luoghi: ad esempio Mare Nostrum l’ho composta ad Ostia, in un angolo vuoto di lungomare davanti al posto in cui vado sempre a camminare.
Le sonorità maggiormente presenti nell’album sono soprattutto dark, magari anche un po’ goth. Pensando a te come ad un musicista che ha studiato al conservatorio, è curioso pensare ad uno stile musicale del genere.
Forse ha a che fare anche con i miei ascolti, essendo un divoratore di Depeche Mode, Cure e altri gruppi. Quindi magari inconsciamente questo aspetto è già connaturato in me, e ogni volta che mi viene in mente qualche idea musicale poi tende a prendere sempre un po’ quel tipo di direzione.
E invece a livello proprio puramente batteristico quali sono i tuoi riferimenti?
Sono tanti. Partiamo proprio dagli albori della storia del rock con Mitch Mitchell, il batterista di Jimi Hendrix, per poi arrivare a Bernard Purdie. Per avvicinarci più verso i giorni nostri penso a Gavin Harrison, un batterista molto tecnico rispetto ai primi due, però secondo me sempre molto musicale. Mi piace il modo in cui crea delle armonie con i tom in tanti brani dei Porcupine Tree o dei Pineapple Tea.
Inoltre ti direi anche l’attuale batterista dei Foo Fighters, Ilan Rubin. È una figura che apprezzo tantissimo perché è un batterista con la visione del tutto, non solamente del proprio strumento, e infatti suona anche le tastiere.
Nel mondo musicale moderno, molto orientato al pop e con la batteria che si limita a tenere il tempo, come è possibile riuscire a mettere la propria “firma” in un brano?
Questo è un aspetto che ho sempre reputato facile, forse perché ho sempre ascoltato la musica nella sua totalità, considerando gli strumenti separati uno dall’altro. Per questo mi viene anche spontaneo con la batteria creare delle frasi di commento, dei fill che magari si appoggiano al riff principale o ad una determinata frase melodica.
Se poi hai la fortuna di lavorare con artisti come Alex Britti sei in una botte di ferro: sa tirare fuori il 100% delle tue potenzialità, e si lavora insieme sulle idee, sui fill, sul feeling di un brano. Una mentalità che mi è sempre stata familiare e naturale e che fortunatamente ho ritrovato anche nel lavoro con lui.
Visto che l’abbiamo citato, nei concerti Alex Britti ti dà un grande spazio, lasciandoti solo sul palco per un assolo di batteria lunghissimo. Un bel segnale di fiducia.
Sicuramente per me è un grande onore e soprattutto anche un grande attestato di stima. Tutti quei minuti ad inventare idee direttamente sul palco, sono la cosa più bella. In più c’è proprio un bel feeling con tutti i ragazzi della band, e non è cosa da poco.
L’album si chiama Iter e racconta i primi 25 anni di “viaggio”. Ma ovviamente il viaggio continua, e quindi sarai di nuovo “in itinere”. Cosa ci dobbiamo aspettare nella prossima parte di viaggio?
E chi lo sa? Sono stati talmente pieni questi primi 25 anni di vita, nei quali ho soprattutto ho sempre instaurato un bel legame con gli altri.
Penso che il viaggio continuerà, magari in maniera diversa, ma sempre sotto la stessa essenza: con nuove sfide professionali, compositive, con prossimi lavori solisti, e soprattutto con l’affetto di tutte le persone che ci sono state fino ad oggi e che ci saranno anche in futuro.
Bio
Matteo Morini nasce a Roma nel 2000. Il primo contatto con la batteria avviene all’età di 6 anni e, nel 2009, presso gli Mmb Studios, comincia a prendere le prime lezioni con Saverio Palazzo.
A soli 11 anni e mezzo si ritrova ad accompagnare, durante una Masterclass, il bluesman romano Roberto Ciotti. Sin dall’età di 13 anni, porta avanti l’attività concertistica e di studio di registrazione, in varie situazioni.
Dal 2016 al 2019 studia presso la PercentoMusica sotto la guida del M° Pierpaolo Ferroni.
Nel Marzo 2025 si laurea in Batteria e percussioni pop al Conservatorio Licinio Refice di Frosinone con la votazione di 110 con lode, sotto la guida del Maestro Alessandro Svampa.
Ha seguito clinic e workshop con artisti del calibro di Gavin Harrison, Roberto Gualdi, Cristiano Micalizzi, Roberto Gallinelli.
Dal Febbraio 2024 è nella band di Alex Britti, per i tour 2024 e 2025.
Dal Novembre 2024 collabora, sia come batterista che come bassista, con Fabio Frizzi per i suoi Composer’s Cut in vari teatri d’Europa.






































